Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economia. Mostra tutti i post

15 gennaio 2025

Veri e finti privilegi in una società che ignora se stessa

Oggi un articolo del Fatto Quotidiano ci segnala le difficoltà che insorgono per garantire la presenza di  personale docente nelle scuole delle piccole isole. E' una situazione emblematica che dovrebbe farci riflettere su un problema più generale.
Lo stipendio di un insegnante non è sufficiente a coprire i costi della mobilità via mare. I traghetti appartengono a imprese private e occorrono accordi speciali per ottenere agevolazioni a favore di chi deve viaggiare frequentemente per lavoro. L'articolo suggerisce che per consentire spostamenti a costi accettabili si dovrebbero rinnovare accordi ormai scaduti con le imprese di navigazione, ma questa a mio avviso sarebbe solo una soluzione temporanea e sostanzialmente miope. 

Gli insegnanti, oltre ad essere i meno pagati d'Europa e i meno pagati tra le varie categorie di dipendenti pubblici, nel caso di incarico a svolgere servizio sulle isole o altri luoghi difficilmente raggiungibili, si trovano anche esclusi dalle piccole agevolazioni concordate per altre categorie di dipendenti pubblici… e così le scuole non aprono, le famiglie con figli devono trasferirsi e si generano enormi disagi per tutti. Che fare? Vogliamo precettarli con minaccia di licenziamento oppure mandiamo qualche sindaco ad elemosinare piccoli sconti dalle imprese di navigazione? Sono due risposte possibili, ma entrambe miopi e poco efficaci. 

Credo che il problema debba essere esaminato e risolto considerando l'intero sistema dei rapporti tra pubblico e privato. Non è una faccenda che riguarda solo quei singoli insegnanti costretti a raggiungere le piccole isole, occorre discutere in termini di interesse generale della collettività. Gli accordi scadono, le imprese cambiano e le agevolazioni più o meno buone spariscono, invece le scuole devono essere considerate una struttura stabile e ben funzionante anche nelle piccole isole e lo sguardo politico dovrebbe allargarsi oltre le scuole e il diritto all'istruzione, dovrebbe investire tutte le esigenze collettive ridisegnando l'intero sistema di raccordo tra esigenze pubbliche e attività private. Non servono soldi per farlo.

11 agosto 2024

Stiamo diventando nazisti?

Ieri Ascanio Celestini ha pubblicato un brano di Primo Levi, scritto in risposta alla lettera di una bambina di 11 anni che gli chiedeva di spiegarle l’olocausto.
Il grande scrittore rispondeva con queste parole:

“sarebbe assurdo accusare tutti i tedeschi di allora (…). È però certo che una grande maggioranza del popolo tedesco ha accettato Hitler, ha votato per lui, lo ha approvato e applaudito, finché ha avuto successi politici e militari; eppure, molti tedeschi, direttamente o indirettamente, avevano pur dovuto sapere cosa avveniva (…) Perciò, piuttosto che di crudeltà, accuserei i tedeschi di allora di egoismo, di indifferenza, e soprattutto di ignoranza volontaria, perché chi voleva veramente conoscere la verità poteva conoscerla, e farla conoscere”.

Cambiando qualche parola ci si accorge che quello che scriveva Primo Levi riguarda noi, adesso. Egoismo, indifferenza e ignoranza volontaria sono il nostro presente. 

Nella Germania nazista non c'era solo il ben organizzato genocidio di ebrei, zingari, omosessuali, testimoni di Geova... c'era anche una ripresa economica trainata dall'industria bellica. Molti tedeschi preferivano guardare il bicchiere mezzo pieno. La miseria era finita. La Germania si preparava a conquistare il mondo e a tal fine progettava armi sempre più potenti e sofisticate. 

Il timore che i nazisti stessero costruendo un'arma atomica fu la ragione che portò molti scienziati a collaborare col Progetto Manhattan. Nell'agosto del 1945 la spaventosa distruzione di Hiroshima e Nagasaki avrebbe dovuto porre fine ad ogni guerra. L'orrore del nazismo e la distruttività degli ordigni nucleari obbligavano l'umanità a rispettare il monito di Elie Wiesel: "Mai più!"

L'idea di una guerra nucleare era diventata impensabile.  

«Non so in che modo sarà combattuta la terza Guerra Mondiale, ma la quarta si farà con pietre e bastoni. Se lo avessi saputo prima, avrei fatto l'orologiaio»
(Albert Einstein)

Bastavano 50 bombe per distruggere l'intero pianeta. Ne hanno costruite 15mila. Gli Stati Uniti prepararono un attacco nucleare contro la Cina nel 1958. Ce l'ha svelato Daniel Ellberg sul New York Times del 22 maggio 2021. Ellberg è lo stesso tecnico militare USA che nel 1971 fece diffondere i Pentagon Papers generando lo scandalo che portò alla fine della guerra nel Vietnam. Grazie a lui sappiamo che i comandi militari americani non avevano capito che non era più guerra quella cosa violenta a cui stavano giocando. Ma i politici finora non hanno cacciato via i militari. Nel 1958 il Presidente USA era Eisenhower, un generale che aveva avuto il comando degli eserciti alleati nella 2^ guerra mondiale. E pare che la sua idea di usare le bombe nucleari piaceva anche a Nixon e ora se ne parla nuovamente con possibilità non trascurabile. Mentre la gente guarda il bicchiere mezzo pieno. 

La consapevolezza è merce molto rara. Ne trovo un esempio nel post di Miguel Martinez. Ci parla dei prezzi. Il prezzo di un biglietto ferroviario, quello di un libro usato e la convenienza di 2,99 euro per il biglietto di Flixbus e quello di un volo low-coast Parigi-Firenze. Con la consapevolezza che dietro i prezzi così convenienti c'è anche quel mezzo vuoto che preferiamo non vedere, come i tedeschi degli anni '30. Le considerazioni di Hannah Arendt valgono anche per noi, adesso:

“Ma quel che diceva Eichmann e il modo in cui lo diceva, non faceva altro che tracciare il quadro di una persona che sarebbe potuta essere chiunque: chiunque poteva essere Eichmann, sarebbe bastato essere senza consapevolezza, come lui. Prima ancora che poco intelligente, egli non aveva idee proprie e non si rendeva conto di quel che stava facendo. Era semplicemente una persona completamente calata nella realtà che aveva davanti: lavorare, cercare una promozione, riordinare numeri sulle statistiche, ecc…
Più che l’intelligenza gli mancava la capacità di porsi il problema delle conseguenze e degli impatti delle proprie azioni.

Anche il banale acquisto di un biglietto è un'azione che ha conseguenze. Miguel le conosce, è lui stesso che le spiega ma fa quel che fanno tutti: "Faccio il male. Sapendo di farlo. Come uniche giustificazioni, “ma fa tanto comodo” e “così fanno tutti”.

23 giugno 2024

I due guardiani del neoliberismo: fascismo e complottismo

Ai confronti politici ognuno dovrebbe partecipare sostenendo il proprio punto di vista, ma non è così, forse non è mai stato così. Spesso il dibattito è inquinato da inversioni di logica come nelle strategie di false-flag. Accade così che qualcuno sembra schierato contro i propri mandanti, ma lo fa per proteggerli. 

Vediamo come questo avviene, ma occorre una premessa sul pensiero unico.

4 marzo 2024

Economia: dall'oppressione alla speranza - il laboratorio abruzzese

Nel video registrato pochi giorni fa c'è un comizio. E' il candidato del centro-sinistra per le prossime elezioni regionali in Abruzzo: Luciano D'Amico. Un discorso di poco più di mezz'ora. Mia figlia mi ha detto che non serve a niente registrare e pubblicare un video così lungo, ormai nessuno guarderebbe un video che dura più di un minuto. Probabilmente ha ragione. Vedo anch'io una comunicazione ridotta a slogan e battibecchi, tra poco non andremo più oltre il rutto. Eppure continuo a pensare che bisognerebbe ascoltare qualche discorso prima di decidere se votare e chi votare.


A parlare non è un politico. In Abruzzo la sinistra (il c.d. campo largo) ha scelto un professore di economia. Qui lo vediamo in piazza mentre risponde a varie domande e per ogni proposta offre anche una spiegazione.
Non riesce a dire nulla senza chiarire il meccanismo economico che potrà sostenere ogni sua proposta. Viziaccio dei professori. Così il discorso diventa lungo e pedante, ma forse è l'unico modo per mettere gli elettori in condizione di fare una scelta informata e consapevole. Pochi lo ascolteranno? Non lo so, ma a stupirmi è il commento di un amico che mi dice: "va bene, tante belle parole, ma in fin dei conti lui non dice dove andrà a prendere i soldi. In fin dei conti sono solo le solite promesse elettorali".

24 agosto 2023

Destra e sinistra: cerchiamo di non fare confusione

 


Attenzione a non confondere: il personaggio nella foto a destra è un Ministro della Repubblica, ministro dell'agricoltura e della purezza genetica, casualmente cognato di... e dico casualmente perché è collocato tra coloro che hanno portato il "MERITO" a denominazione di un ministero, quindi lui e sua moglie Arianna (casualmente sorella di...) hanno sicuramente meriti. Lui si batte per garantire che anche i poveri possano mangiare; di più: è sinceramente convinto che i poveri mangiano già meglio dei ricchi, hanno cibo di miglior qualità, non pane raffermo, bensì ottime squisite brioche.

Nell'immagine di sinistra appare la leader politica dell'opposizione. Lei è nemica del popolo. Lo si vede dallo sguardo invasato e dal prominente perfido naso giudeo. Lei appartiene all'élite, persegue intenti malvagi come quello di voler spostare verso sinistra il PD, perciò è la vera nemica dei poveri: vorrebbe potenziare il sistema sanitario nazionale, vorrebbe garantire una paga decente ai lavoratori in modo che tutti abbiano soldi a sufficienza per comprare ogni giorno cibi proteici, senza fare la fila alla mensa della caritas. Un programma politico agghiacciante!

Attenzione perché potrebbe essere facile scambiare destra per sinistra.

3 giugno 2023

Lavorare per distruggere e soffrire

Ci stiamo avviando verso una nuova etica del lavoro, molto diversa da quella a cui eravamo abituati, quella che ci imponeva di lavorare bene, con amore e dedizione. 

Quando si parla di lavoro si parla sempre più spesso del lavoro che non c'è (la disoccupazione, ormai fisiologica per una quota sempre crescente); di lavoro precario (quello che abbiamo creato con la narrazione della flessibilità e della mobilità); di mortalità sul lavoro (il lavoro che uccide perché la sicurezza costa); poco si parla di un altro problema: il lavoro distruttivo.
Con questo termine vorrei indicare qualcosa di simile, ma socialmente peggiore rispetto ai lavoretti della gig economy e ai "lavori del cavolo" (i Bullshit Jobs studiati da David Graeber). 
I lavori del cavolo sono quei lavori inutili, privi di senso, che possono rappresentare uno spreco e generare frustrazione, ma non sono propriamente distruttivi. Il lavoro distruttivo è quello dei call-center. I centralinisti di un call-center sono spesso chiamati a vendere contratti-truffa, nella gran parte dei casi infastidiscono e rubano tempo ai loro potenziali clienti; nel caso in cui la loro proposta viene accettata si realizza una truffa. Talvolta al raggiro con cui si occultano le clausole sconvenienti della proposta contrattuale si aggiunge anche la falsificazione del consenso in modo da carpire un'accettazione telefonica che non c'è stata. In entrambi questi casi il centralinista svolge un compito di natura criminale, ma non sarà perseguito perché di solito le vittime non sono in grado di risalire alla sua identità personale e comunque non riuscirebbero a dimostrare il reale contenuto della telefonata.  
Questa forma di criminalità legalizzata esiste da tempo. In Italia è nata insieme al famigerato numero 144 della SIP, che fu pubblicamente denunciato come truffa da Beppe Grillo.

Call-Center

Erano i primi anni '90, si sollevò uno scandalo, l'automatismo del prefisso 144 fu disattivato, ma il metodo truffaldino venne poi riproposto con altri numeri (166, 899 e 709) e con le varie forme dei Call Center autorizzati in base ad un malinteso principio di libera concorrenza. 

La libera concorrenza esiste soltanto se è concorrenza leale, non libertà di delinquere. Occorrono norme rigorose per delimitare il confine tra libertà e abuso. Queste norme non ci sono.
Il triste fenomeno sociale dei Call Center fu descritto nel 2008 da un film di Paolo Virzì (Tutta la vita davanti) tratto da un libro di Michela Murgia. Da allora nulla è stato fatto per arginarlo e per tutelare le vittime.
I call-center si erano diffusi come strumenti di intermediazione utile e perfino necessaria nel libero mercato dei servizi che prendeva il posto dei vecchi monopoli controllati dallo Stato. Erano parte della promessa di libertà di scelta che avrebbe portato innovazione, progresso e risparmio.  Il film di Virzì mostrava quello che c'era dentro: i raggiri, la pressione psicologica, lo sfruttamento. Era un modello economico che si prestava facilmente alla truffa nei confronti dei potenziali clienti, nient'altro che voci senza volto all'altro capo del filo. Era un modello distruttivo anche per i lavoratori: sottopagati, con contratti a cottimo, sottoposti a pressioni psicologiche motivate dal miraggio del successo e da ricatti morali. Il telefonista era spesso costretto a farsi complice di una truffa che non avrebbe mai voluto fare, subiva una coercizione paragonabile ad uno stupro morale: la dignità di una persona onesta annientata per costringerlo a farsi strumento di azioni disoneste.

15 aprile 2023

Il sistema pensionistico unico e l'evasione sociale

Le recenti strettoie imposte all'uscita anticipata delle lavoratrici (c.d. Opzione-Donna) va nella stessa direzione dell'abolizione di Quota100. Nel frattempo il governo ha archiviato definitivamente la promessa leghista di abolire la riforma Fornero. Così, mentre la Francia è in rivolta contro l'innalzamento del limite a 64 anni, in Italia neanche a chi ha già compiuto i 65 o 66 anni è consentito andare in pensione.

Le pensioni sono diventate una questione apparentemente irrisolvibile. Possiamo protestare quando spariscono certe agevolazioni, ma non si tratta solo di chiedere e di protestare, si tratta anche di capire come funziona il sistema pensionistico, cioè da dove vengono presi i soldi per i pensionati.

INPS significa "previdenza sociale". I soldi delle pensioni provengono dai contributi di chi attualmente sta lavorando, è un trasferimento di denaro senza alcuna forma di accumulazione.
L'INPS non è una cassaforte e neanche un'agenzia di investimenti, perciò per garantire buone pensioni non occorrono alchimie finanziarie, è necessario combattere la disoccupazione, la sottoccupazione (lavoretti sottopagati) e il lavoro nero. Sono tutte facce di un unico problema.

Ma c'è un'altra questione di cui si parla poco o niente. Tra le tante favole della narrazione neoliberista, in voga da ormai trent'anni, c'è quella storiella che le pensioni non sono previdenza "sociale", bensì investimento individuale: ognuno la pensione se la paga da sè.
Affermazione falsa, ma conforme al dogma thatcheriano per cui la società non esiste.  

 

27 marzo 2023

Per combattere la povertà basta eliminare i poveri

C'era una volta una dottrina politica che aveva l'obiettivo di combattere la povertà. Si chiamava socialismo. I socialisti elaborarono diversi modelli: dalla società di produttori di Saint-Simon al falansterio di Charles Fourier, dall'abolizione della proprietà privata di Proudon alla socializzazione dei mezzi di produzione di Karl Marx, dalle comunità di Robert Owen alle cooperative di Giuseppe Massarenti.
Il marxismo ebbe più fortuna degli altri, ma fu anche la dottrina politica più deformata, nella Russia Sovietica diventò un totalitarismo burocratico e nella Cina Maoista diventò una fanatica persecuzione di presunti controrivoluzionari.
In tutti i casi ci fu una riorganizzazione sociale che riduceva almeno in parte le sacche di povertà, ma c'era sempre chi restava emarginato e talvolta oppresso dal nuovo potere.
La svolta ci fu quando arrivò al potere un italiano che per anni era vissuto come un vagabondo nelle cui tasche vuote c'era solo la medaglietta con l'effige di Carlo Marx. 

28 febbraio 2023

La strana questione del superbonus 110

Il Decreto Legge n.11 del 16 febbraio ha dato alcuni tremendi stop:

  • stop al superbonus 110, 
  • stop alla cessione dei crediti fiscali,
  • stop agli acquisti con sconto in fattura.

La decisione del governo ha diviso gli italiani tra due partiti: da una parte i tifosi della generosità superbonuista e dall'altra gli strozzini del rigore contabile. 

Due opposte tifoserie che si accapigliano.

I primi ci dicono che è stato ucciso un sistema che offriva solo vantaggi (ammodernamento degli edifici, risparmio energetico, rilancio dell'economia, posti di lavoro...) dall'altra parte ci dicono che il governo ha fermato la spaventosa valanga che stava per travolgerci, una sciagura già costata 110 miliardi, la metà di tutto il PNRR, 2mila euro per ogni italiano, e che si sarebbe trasformata in un indebitamento statale incontrollabile e insostenibile.

9 ottobre 2022

Perché l'hanno chiamato Reddito di Cittadinanza?

Se l'idea era quella di dare qualcosa a chi non ha nulla, l'intento riguardava un'elemosina. Quando è lo Stato a  concederla si chiama sussidio.

E' giusto dare un sussidio ai bisognosi, che però non è un reddito e non lo diventa. Non si può chiamare così perché un REDDITO è il risultato economico corrispondente ad una prestazione lavorativa, un servizio, una proprietà, una concessione, ecc.

REDDITO: l’utile che viene dall’esercizio di un mestiere, di una professione, di un’industria, da un qualsiasi impiego di capitale.  (Dizionario Treccani)
Chiamare reddito una somma che non corrisponde ad alcuna dazione significa voler dare l'impressione di fare qualcosa di sbagliato, qualcosa che appartiene alla logica del dono. Il dono è un bel gesto che ognuno può fare a chi vuole, ma non impiegando soldi pubblici. Se poi il sussidio vogliamo darlo solo ai poveri e ai disoccupati, non a tutti gli italiani, allora non si può chiamare sussidio di CITTADINANZA perchè altrimenti tutti i cittadini a cui non viene dato si sentono defraudati. 

Come avrebbero dovuto chiamarlo? 

6 febbraio 2021

Cambio di governo al buio

Renzi ha scompaginato il quadro politico che era stato faticosamente costruito dopo l'autodefenestrazione di Salvini. Draghi di più. 

Finché la spina nel fianco era Renzi, coi suoi capricci infantili, i suoi ricatti odiosi e le sue proposte reazionarie, c'erano continue difficoltà, ma anche un po' di chiarezza dei ruoli. Con l'arrivo di Draghi la chiarezza s'è persa. Nessuno riesce a capire chi sia, politicamente, Mario Draghi. Sappiamo che è un economista allievo di Federico Caffè e di Franco Modigliani, dunque un keynesiano, ma sappiamo anche che ha tradito gli insegnamenti ricevuti e per trent'anni s'è impegnato in strategie antikeynesiane (illustrate da lui stesso nel 1992), ora però sarebbe sinceramente pentito (vedi intervento al Financial Times) e quindi pronto a recuperare tardivamente le idee e i principi dei suoi primi maestri. E' credibile oppure ormai di keynesiano non ha più nulla, se non qualche discorso di circostanza utile a riguadagnare consenso? Dicesse almeno da quali forze politiche vorrebbe essere sostenuto. No, non sappiamo nulla di lui, ma ci dicono che bisogna osannarlo come il "salvatore della patria" o "l'uomo della provvidenza".

7 dicembre 2020

Lectio Magistralis

Una straordinaria lezione di Umberto Galimberti

Non è una lezione universitaria. Sembrerebbe un intervento proposto ad un recente convegno ANDAF. Paradossale, sì.  Da seguire con attenzione. Ci offre importanti chiavi di interpretazione del nostro confuso e complesso presente.

29 giugno 2020

La crisi causata dalla pandemia cosa ci porterà?


Siamo nel pieno della crisi, si stanno ancora contando i morti, a Bergamo l'orchestra esegue la messa in requiem del bergamasco Donizetti davanti al cimitero monumentale, ma occorre chiedersi cosa porterà nel nostro futuro questo ciclone socio-economico che ha sconvolto l'intero pianeta.

Una risposta ce la fornisce Naomi Klein con un'articolo pubblicato da L'Espresso.
Agli argomenti della giornalista canadese si contrappone una visione quasi opposta di Luciano Floridi intervistato da Emanuele Coen sempre per L'Espresso.

Al di là delle contrapposizioni di natura ideologica, nelle loro risposte c'è anche qualcosa che le accomuna: la crisi porterà un gigantesco cambiamento nella vita e nelle relazioni tra le persone.

17 maggio 2020

Parliamo di MES

 "Il Mes non è stato istituito ieri, non è stato attivato la scorsa notte come falsamente e irresponsabilmente dichiarato da, devo fare nomi e cognomi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni. Non è così. Questo governo non lavora con il favore delle tenebre, parla in faccia agli italiani" (Giuseppe Conte)
Il gran polverone sollevato contro il Presidente del Consiglio per queste parole pronunciate durante il comunicato televisivo del 9 aprile mi sembra un segno preoccupante di un degrado culturale. Enrico Mentana dal TG de La7 si è dissociato fino a dire che se avesse conosciuto il contenuto del messaggio di Conte lo avrebbe censurato. Nei comunicati ANSA leggo che "Giuseppe Conte va avanti. Due giorni dopo lo scontro frontale con le opposizioni per le sue accuse "con nomi e cognomi" in diretta tv, non solo non si scusa, ma tiene il punto, difendendo a spada tratta la sua condotta nel merito e nel metodo."

Non si scusa? E di cosa dovrebbe scusarsi?

22 aprile 2020

Unione o divisione europea?

Si parla spesso di Europa come entità politica, Unione Europea. Se ne parla nel bene e nel male.
Qualcuno ripone in essa la speranza di un futuro stato federale che potrebbe collocarsi tra le maggiori potenze del pianeta come modello di democrazia e welfare-state, per altri l'UE è l'origine di tutti i mali, un covo di burocrati privi di legittimazione democratica che eseguono gli ordini e le strategie inconfessabili di oscure logge massoniche e di potenti oligarchie finanziarie. 

Le due contrapposte visioni separano nettamente europeisti e anti-europeisti. Tra i primi troviamo le forze politiche di centro-sinistra, eredi del pacifismo e dell'internazionalismo socialista; tra i secondi troviano i nazionalisti, che ora si fanno chiamare 'sovranisti', e le forze di estrema destra che sempre più spesso si confondono con movimenti populisti e con dottrine complottiste. Ma non manca chi considera vere entrambe le visioni, ritenendo che i trattati fondativi (CECA, MEC e poi CEE) perseguivano obiettivi pacifici e democratici, mentre quelli più recenti, a partire dal trattato di Maastricht del 1992, hanno snaturato gli intenti originari imponendo all'Unione Europea regole neo-liberiste che ingabbiano l'azione dei governi e limitano le decisioni dei parlamenti democraticamente eletti. La presunta "volontà dei mercati" inibisce la politica economica e ci obbliga ad una distruttiva competizione interna che indebolisce tutti. 
L'Unione Europea sembra diventare una Divisione Europea, bisognerebbe agire per ricondurla allo spirito delle origini, così come era stato proposto nel Manifesto di Ventotene. I sostenitori di questa tesi sono oggi molto critici rispetto all'attuale assetto dell'UE, ma restano sostanzialmente europeisti, forse sono gli europeisti più puri.

8 febbraio 2019

Ricchezza fittizia, povertà artificiosa

Prendetevi un po' di tempo per seguire l'incontro che si è svolto al Circolo ARCI di Pisa per la presentazione del libro di Francesco Cappello "Ricchezza fittizia povertà artificiosa".
Il video ha la durata di due ore nelle quali l'autore del libro riesce a dare un quadro semplice e completo dell'attuale situazione economico-politica.

.

31 gennaio 2019

Oligopolio bancario

Ormai la riforma delle Banche di Credito Cooperativo è cosa fatta, tuttavia credo che sia molto utile ascoltare le considerazioni di Valerio Malvezzi
 (commercialista e docente presso l'Università di Pavia) . 

30 agosto 2018

Curare o trascurare

Ho già fatto l'elenco delle diverse questioni riportate al centro dell'attenzione dal crollo del ponte autostradale di Genova, ma c'è una questione specifica sulla quale è opportuno soffermarsi.
Il problema è la corruzione di un Paese che non pratica più l’umile manutenzione quotidiana perché con la manutenzione straordinaria c’è più margine per tangenti e regalie. Un Paese che preferisce la crescita inutile e dannosa del Tav o della Brebemi alla tutela di ciò che esiste e che serve davvero.

20 marzo 2018

La finanza speculativa distrugge l'economia

Si dice che la globalizzazione dell'economia è stata una conseguenza della fine della "guerra fredda". La caduta del muro di Berlino avrebbe aperto le frontiere ai commerci internazionali. Ma il vero problema potrebbe non essere la globalizzazione dei commerci. Il vero problema, che va sotto il nome di crisi economica, è un prosciugamento di liquidità che blocca l'economia reale. Gli investimenti abbandonano le imprese produttive per orientarsi verso la speculazione finanziaria. Quest'ultima ha preteso e ottenuto la deregulation e ora, travestita da "economia del libero mercato" pretende leggi che garantiscano i propri profitti arrivando a rinnegare il principio fondamentale del pensiero liberale che legava indissolubilmente il profitto al rischio.
Oggi, a partire dai trattati commerciali internazionali fino alle direttive comunitarie, gli investitori impongono che il profitto sia considerato un diritto assoluto ed imposto con la forza dei tribunali.
Attivando l'Isds (Investor-State Dispute Settlement) l'investitore può farsi risarcire dallo Stato se intervengono cambiamenti a suo sfavore; la regola comunitaria del bail-in scarica il rischio d'impresa delle banche sui risparmiatori.

Per comprendere meglio il fenomeno, che sta disegnando un modello economico di dominio finanziario, di cui si era già occupato Luciano Gallino nel suo "Finanz-capitalismo", è utile ascoltare questa intervista a Valerio Malvezzi.


7 gennaio 2018

Asimmetrie

A Montesilvano (Pescara) si è svolto il convegno su Euro, Mercati e Democrazia organizzato dall'Associazione Asimmetrie.
Le tematiche socio-economiche trattate sono di estremo interesse. Vi consiglio di trovare un po' di tempo per seguire le varie relazioni che potete trvare a questo link:

http://www.asimmetrie.org/past-events/euro-mercati-democrazia-2017-piu-italia/