Le recenti strettoie imposte all'uscita anticipata delle lavoratrici (c.d. Opzione-Donna) va nella stessa direzione dell'abolizione di Quota100.
Nel frattempo il governo ha archiviato definitivamente la promessa
leghista di abolire la riforma Fornero. Così, mentre la Francia è in
rivolta contro l'innalzamento del limite a 64 anni, in Italia neanche a
chi ha già compiuto i 65 o 66 anni è consentito andare in pensione.
Le
pensioni sono diventate una questione apparentemente irrisolvibile.
Possiamo protestare quando spariscono certe agevolazioni, ma non si
tratta solo di chiedere e di protestare, si tratta anche di capire come
funziona il sistema pensionistico, cioè da dove vengono presi i soldi
per i pensionati.
INPS significa "previdenza sociale". I soldi delle pensioni provengono dai contributi di chi attualmente sta lavorando, è un trasferimento di denaro senza alcuna forma di accumulazione.
L'INPS
non è una cassaforte e neanche un'agenzia di investimenti, perciò per
garantire buone pensioni non occorrono alchimie finanziarie, è
necessario combattere la disoccupazione, la sottoccupazione (lavoretti
sottopagati) e il lavoro nero. Sono tutte facce di un unico problema.
Ma
c'è un'altra questione di cui si parla poco o niente. Tra le tante
favole della narrazione neoliberista, in voga da ormai trent'anni, c'è
quella storiella che le pensioni non sono previdenza "sociale", bensì investimento individuale: ognuno la pensione se la paga da sè.
Affermazione falsa, ma conforme al dogma thatcheriano per cui la società non esiste.