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12 maggio 2024

Che giustizia è mai questa?

Un imputato assolto con sentenza definitiva non è sempre innocente. Questo lo sappiamo tutti. Ci sono tanti modi con cui un colpevole può farsi assolvere. Può cancellare le prove, far scomparire i testimoni o corromperli, può avvalersi di complici che hanno intimorito il giudice o l'hanno graziosamente indotto ad una particolare clemenza. Poi ci sono gli avvocati sempre pronti a sviare il giudizio con mille cavilli, fino all'improcedibilità, alla prescrizione o a qualche amnistia.. così il malfattore ne uscirà pulito e potrà anche fregiarsi della mancata condanna mentre altri saranno dichiarati colpevoli senza aver mai fatto nulla di male. Che giustizia è mai questa?

30 luglio 2023

Il bidello manolesta e le leggende giudiziarie

La stampa ha dato molto risalto alla sentenza di assoluzione di un bidello che avrebbe tentato un approccio sessuale ai danni di una studentessa. Il fatto materiale trova conferma anche dal medesimo accusato, eppure il Tribunale di Roma lo ha assolto per considerazioni che stanno sollevando un'ondata di indignazione. 
A molti sembra che la giustizia voglia giustificare o proteggere pedofili e stupratori.
Nell’opinione comune la rapidità del gesto e il pretesto di voler fare uno scherzo non possono giustificare un'aggressione sessuale. Anche i giudici dovrebbero capirlo.
La recente decisione riporta alla memoria il caso della sentenza dei blue-jeans, quando la Corte di Cassazione sentenziò che non può esserci violenza sessuale nei confronti di una donna che indossa blue-jeans. A quella vecchia assurdità ora sembra aggiungersene un'altra per cui la violenza è esclusa se i palpeggiamenti durano meno di 10 secondi. Che dire? Che siamo probabilmente nell'ambito delle leggende urbane. Ma vediamo come si creano.

La sentenza dei jeans

La Cassazione non ha mai affermato un principio di impossibilità di stuprare una donna che indossa i jeans. Bastava leggere la sentenza per capirlo, purtroppo molti non lo fanno.

28 maggio 2022

i referendum sulla giustizia

 Sono previsti per il 12 giugno. Nel video una spiegazione sui cinque quesiti.

 Per riconoscere i quesiti: 

Scheda verde = candidatura dei magistrati al CSM;
Scheda grigia = voto nei consigli giudiziari;
Scheda gialla = separazione carriere magistrati;
Scheda arancione = abolizione delle misure cautelari;
Scheda rossa = abrogazione Legge Severino. 

PS - all'esito della votazione i 5 referendum non riescono ad abrogare nulla perché il quorum non è stato raggiunto - Da una parte possiamo dire che è stato evitato un peggioramento del sistema giudiziario, dall'altra però occorre qualche riflessione sull'istituto del referendum. Il costituzionalista Michele Ainis propone una revisione del quorum che rischia di essere anacronistico, di diventare uno strumento che falsa il risultato e infine indebolisce un importante istituto di democrazia diretta.

11 luglio 2021

Mario Draghi, Marta Cartabia e la giustizia mutilata

In questo caldissimo inizio d'estate il governo Draghi lavora a favore dei disonesti. La frettolosa riforma della giustizia sembra avere lo scopo di garantire l'impunità alle persone facoltose che commettono reati.

La giustizia italiana non è mai stata considerata molto efficiente. L'era berlusconiana peggiorò la situazione disseminando leggi ad personam che servivano a garantire l'impunità del capo. Di quelle norme hanno goduto molti corrotti e corruttori. Si arrivò all'assurdo dell'avvocato Cesare Previti, che fu ministro della Giustizia nel governo Berlusconi e imputato in vari processi per corruzione, il quale avrebbe voluto stabilire per legge la non perseguibilità dei corruttori. C'è mancato poco che la corruzione non fosse pienamente legittimata come il falso in bilancio e il perseguimento di interesse privato in atti d'ufficio. La Repubblica delle Banane (rubate). 

Nell'era berlusconiana i termini di prescrizione dei reati sono stati opportunamente abbreviati per consentire agli imputati che non sono in grado di dimostrarsi innocenti di mandare in fumo l'intero processo.

La prescrizione è quel principio che impone ai giudici di annullare il processo  quando è trascorso troppo tempo. Il principio è giusto. Impedisce gli accanimenti giudiziari e le condanne troppo tardive. Non si può giudicare un ottantenne con l'accusa di insultato un compagno di scuola quando aveva diciotto anni. Non si può chiedere il pagamento di un rata d'affitto quando sono passati decenni dal termine del contratto. Però di questo principio va definita la misura: qual è il tempo massimo per giungere a una condanna? quando inizia e quando finisce il decorso di quel tempo?  

28 dicembre 2020

La pericolosa Eddi

Apprendo dal blog di Davide Grasso che lo scorso 22 dicembre è stata confermata in appello la sorveglianza speciale a Maria Edgarda Marcucci.

Eddi è la ragazza italiana che ha combattuto in Siria contro i jihadisti nelle Unità di protezione delle donne curde Ypj. L'Italia le ha proibito di partecipare a riunioni pubbliche, rientrare a casa dopo le 21, uscirne prima delle 7, avvicinarsi a locali pubblici dopo le 18 ed altro ancora.

Anche se ha combattuto contro l’Isis (e non per, come altri italiani), è stata confermata “pericolosa” per aver mostrato di non credere nella bontà del capitalismo. Non solo le Ypj con cui ha combattuto affermano che lo Stato islamico è una manifestazione (la più estrema) dei caratteri patriarcali e parassitari che troviamo in tutto il mondo di oggi; Eddi ha preso parte prima e dopo la militanza in Siria a una miriade di manifestazioni ispirate da un’analoga condanna della società presente.
“Gravissime” attività, secondo i giudici, che comprovano il “paradigma di pericolosità soggettiva”. Manifestazioni No Tav, contro gruppi neo-fascisti o contro la vendita di armi alla Turchia vengono analizzate alla moviola, nel decreto, per trovare prova di “violenze” che, in mancanza di meglio, vengono riscontrate nelle sue supposte “pose marziali” (sic). Ogni fotogramma che la ritrae in un corteo o in un’azione femminista è passato al setaccio assieme alla lunghezza delle aste di bandiera da lei impugnate o i verbali dei diverbi con i controllori per una multa sul treno.

continua sul blog di Davide Grasso

27 dicembre 2020

La teoria delle mele marce

Poliziotti che spacciano, stuprano e uccidono? Sì, ma le forze dell'ordine devono mantenere il loro prestigio immacolato. Quelli che delinquono sono solo mele marce. 

Discutibile teoria questa delle "mele marce" finite chissà come nel cesto di ottima frutta. Poi, chissà perché, nessuno le butta via quelle mele marce, restano in servizio anche dopo l'orrore e lo scandalo mondiale della "macelleria messicana" di Genova 2001, anche dopo la condanna per l'omicidio di Federico Aldrovandi, anche quando il processo per la morte di Stefano Cucchi ci mostra una serie interminabile di coperture e di falsità. 

La teoria delle mele marce viene usata anche per i personaggi politici. Se un esponente politico viene inquisito, arrestato o condannato, il partito deve restare immacolato. "Si tratta solo di una mela marcia!" Qualcuno si ricorda di Mario Tanassi o di Alberto Teardo? Il partito li scaricava subito. 

4 marzo 2020

Julian Assange imprigionato a Belmarsh

 
 

A sostegno del noto giornalista australiano s'è finalmente vista una manifestazione anche in Italia. 

Lo scorso aprile, alla notizia della sua cattura all'interno dell'ambasciata dove era rifugiato da sette anni, immaginavo che nel giro di poche ore ci sarebbero state proteste da tutti giornalisti in ogni parte del mondo. Le accuse nei suoi confronti era ridicole, come quelle provenienti dalla Svezia, o liberticide.  Ogni persona fedele ai valori della democrazia liberale avrebbe dovuto gridare allo scandalo. Invece è passata come notizia ordinaria. Giornali e TV hanno continuato a parlare d'altro. Alcuni hanno fatto affermazioni vergognose, manifestando ignoranza e servilismo.

Tutti i proclami di libertà di pensiero e di parola delle democrazie occidentali non avranno alcun senso finché non sarà restituita la libertà a Julian Assange. 

7 ottobre 2018

Il reato di umanità

Riace è un piccolo borgo della Calabria noto per aver dato il nome ai due guerrieri di bronzo rinvenuti in mare nel 1972. 

Negli ultimi anni Riace è diventato il simbolo dell'accoglienza dei profughi in arrivo dall'Africa.
Grazie alla politica attuata in paese dal sindaco Mimmo Lucano, Riace è diventata un modello al pari di Mechelen (Belgio). 


Nel 2010 il celebre regista tedesco Wim Wenders  realizzò un breve film (Il Volo) per raccontare l'esperimento economico e sociale del borgo calabrese.






8 agosto 2018

Licenziamenti d'opinione

I licenziamenti d'opinione sono sempre più frequenti. Il caso più noto è quello dei cinque operai di Pomigliano (i fatti sono raccontati qui da Ascanio Celestini). Ormai il licenziamento d'opinione sembra entrato a far parte dell'ordinamento giuridico. L'ultimo caso riguarda un'autista dell'Atac a Roma, la sindacalista Micaela Quintavalle licenziata per aver criticato pubblicamente i programmi di manutenzione degli autobus.

Sia ben chiaro, non esiste alcuna norma che consente di licenziare il lavoratore per aver espresso opinioni non gradite al padrone e non c'è neanche una norma che consente di licenziare chi si lamenta di illegalità o abusi o carenze o pericoli che esistono all'interno dell'azienda. In caso di diffamazione si può sporgere denuncia, ma se i fatti sono veri dovrebbe prevalere la sacrosanta libertà di parola.

Nel codice civile questo tipo di licenziamento non potrebbe starci, sarebbe contrario ai principi della Costituzione, non solo al principio che sancisce il diritto di parola (art. 21) o di manifestazione del pensiero, ma anche al limite dell'utilità sociale imposto ad ogni tipo di attività economica che non può svolgersi in contrasto con la sicurezza, la libertà e la dignità umana (art. 41).

Un giudice che non sia quello della favola di Pinocchio non esiterebbe a far revocare la licenza di commercio a qualunque azienda che mette in pericolo la vita delle persone o mette in atto pratiche umilianti. E' una banale questione civiltà. Invece accade il contrario e ormai la lista è molto lunga, posso citare solo alcuni casi:

3 febbraio 2018

La storia in manette

La Polonia ha approvato una legge che vieta di attribuire ai polacchi responsabilità per gli eccidi antisemiti durante la seconda guerra mondiale.

In Polonia i campi di sterminio (Auschwitz, Birkenau, Treblinka, Plaszow, Majdanek ...) furono realizzati dai nazisti tedeschi a cui va attribuita la responsabilità diretta del genocidio. Non sembra esserci nessuno che possa negarlo, chi volesse provarci da oggi incorrerebbe in una pena come accade in altri paesi che considerano un crimine la diffusione di teorie "negazioniste". Ma è giusto stabilire limiti legali alle opinioni politiche o alle interpretazioni di eventi storici?

7 dicembre 2017

Il tribunale di Antigone

Slobodan Praljak si è ucciso davanti ai giudici del Tribunale Internazionale dell'Aia. L'anziano regista si è offerto ai fotografi e alle telecamere con un colpo di teatro. Si è dato la morte bevendo una fiala di veleno davanti al più vasto pubblico che avesse mai avuto, ma per il Tribunale dell'Aia lui non era un artista, era solo il generale Praljak, comandante delle truppe croate, un criminale di guerra, di una brutta guerra, quella dei Balcani. Per molti suoi concittadini lui fu un difensore del paese dall'attacco dei serbi.

La sua morte ci riporta agli orrori della ex-Jugoslavia, ma riapre anche i discorsi sul diritto-dovere di processare e condannare i criminali di guerra.

17 ottobre 2017

Carrierismo

Il giudice Andrea Mirenda ha rinunciato alla posizione dirigenziale di Presidente di Tribunale per tornare a fare il semplice lavoro di giudice di sorveglianza.

Autodeclassamento, scrivono i giornali, ma l'interessato fornisce una diversa spiegazione: "voglio mettere in luce la dignità profonda del lavorare come semplice giudice, senza questa ansia di prestazione di fare altro e recuperando la massima attenzione alle istanze del cittadino".

Il carrierismo è sbagliato perché spinge il giudice a guadagnarsi meriti particolari partecipando a consigli giudiziari, associazioni, correnti, attività sindacali o mettendosi in mostra in altro modo, ma i cittadini non chiedono questo. "I cittadini da noi attendono decisioni, non che scriviamo trattati. Noi dobbiamo amministrare la giustizia in un tempo ragionevole, con prudenza e saggezza e dedizione."
E' l'impegno ordinario e quotidiano che può fare un buon giudice, l'attenzione per ogni piccola richiesta di chi si rivolge alla giustizia, la comprensione del caso personale, la ricerca accurata della verità.

Probabilmente questo magistrato sarà considerato un bastian contrario. Un membro del Consiglio Superiore della Magistratura ha già definito la sua scelta come una polemica fuori luogo venata da populismo giudiziario. Invece io credo che il giudice Mirenda abbia tutte le ragioni dalla sua parte. Il carrierismo è una perversione. Lo vediamo anche a scuola, dove gli insegnanti dovrebbero dedicarsi all'insegnamento, al semplice impegno ordinario e quotidiano che richiede tempo, attenzione e comprensione. Invece anche nelle scuole è arrivata la perversione del carrierismo. I docenti competono tra loro per scalare i gradini della carriera. Una finta carriera fatta di incarichi di coordinamento, di staff e di funzioni strumentali. Alcuni neanche si accorgono che le apparenti promozioni li declssano verso servizi organizzativi e burocratici, mansioni che hanno carattere ancillare rispetto alla docenza.

Il carrierismo è sempre distruttivo, nella giustizia, nella scuola, nella sanità, nel giornalismo. Distrugge innanzitutto la dignità professionale. Giudici, insegnanti, medici e giornalisti dovrebbero rifiutare ogni tentazione carrieristica per preservare la loro indipendenza di giudizio e di pensiero. Il carrierismo trasforma gli uomini in caporali.

Le funzioni di coordinamento dovrebbero essere assegnate a rotazione, senza competizione. L'esca del carrierismo nasconde la vecchia strategia del divide ed impera. Il carrierismo tra i giudici, i docenti e i giornalisti (le tre categorie prese di mira da ogni involuzione antidemocratica, come abbiamo visto recentemente in Turchia) svilisce le più belle professioni intellettuali ed erode la fondamenta della democrazia.

2 ottobre 2017

Magistratura: separazione delle carriere

La bilancia della giustizia mette sui due piatti del giudizio penale l'accusa e la difesa. L'accusatore nel processo italiano non è un avvocato eletto dal popolo, bensì un magistrato. La magistratura comprende le due diverse categorie dei giudici e dei pubblici ministeri: magistratura giudicante quella abilitata a emettere sentenze; magistratura requirente quella dei procuratori e sostituti procuratori che conducono le indagini e sostengono l'accusa al processo.

30 settembre 2017

Le intercettazioni giudiziarie

Da anni ascoltiamo polemiche sulla questione delle intercettazioni giudiziarie. Proviamo a fare un po' di chiarezza. Si dovrebbe essere tutti d'accordo sul principio per cui nessuno può essere condannato per fatti che non siano stati dimostrati in giudizio. Quindi occorrono prove. Per trovarle gli investigatori ricorrono alle intercettazioni telefoniche e ambientali che invadono la sfera privata. Le indagini possono riguardare anche persone che poi risulteranno innocenti, ma l'esigenza di giustizia richiede qualche sacrificio. Sarrebbe assurdo lasciare impuniti pericolosi criminali per imposssibilità degli inquirenti di violare la loro privacy.

9 luglio 2016

La funzione del castigo

Da sempre il diritto si impone con la forza che è anche punitiva. Il diritto di punire spettava ai sovrani, ora spetta alla collettività organizzata in forma di Stato, ma qual è il fondamento di questo tremendo diritto?

I giuristi si dividono tra coloro che giustificano il diritto di punire con le esigenze di difesa sociale e coloro che cercano un fondamento nella necessità di ristabilire l'equilibrio morale che è stato rotto dal crimine.

Simone Weil individua un nesso tra il senso profondo di giustizia e la finalità rieducativa della pena.

Coloro che sono divenuti estranei al bene al punto di diffondere il male intorno a sè possono essere reintegrati nel bene soltanto se si infligge loro del male. Bisogna infliggerne finché non si svegli in fondo a loro stessi la voce perfettamente innocente che dice con stupore: "perché mi viene fatto del male?"
Bisogna che questa parte innocente dell'anima del criminale riceva del nutrimento e cresca, fino a costituirsi essa stessa in tribunale all'interno dell'anima, per giudicare i crimini crimini passati, per condannarli, e in seguito, con il soccorso della grazia per perdonarli. L'operazione del castigo è allora ultimata; il colpevole è reintegrato nel bene  e deve essere pubblicamente e solennemente reintegrato nella città.

10 giugno 2012

Caccia alle streghe

Ombre sul Giallo è un programma condotto da Franca Leosini. Stasera si parlava di Rignano Flaminio e, nonostante un titolo evocativo "La verità nascosta", era evidente lo sforzo della giornalista di mantenere una certa equidistanza tra accusa e difesa.

Per discutere del problema erano stati invitati il Prof. Guglielmo Gullotta e la dott.ssa Jacqueline Monica Magi. Non so cosa avranno pensato gli altri spettatori ma per me è stata la dimostrazione in diretta di come si genera e si afferma ragionevolmente una mostruosa caccia alle streghe.


1 ottobre 2008

Il diritto di Antigone

L'antica città di Tebe era rimasta senza comando dopo la sventura che aveva colpito il re Edipo. Creonte, fratello della regina, si proclamò nuovo re di Tebe, ma molti lo consideravano un usurpatore. I due figli maschi di Edipo si divisero sul destino della città: Eteocle si mise agli ordini del nuovo re, mentre Polinice fuggì e si unì a coloro che avevano organizzato un attacco per liberare la città. Così i due fratelli si trovarono a combattere l'uno contro l'altro e si ammazzarono reciprocamente:
I due sciagurati, da un solo padre e da una sola madre nati, l'uno contro l'altro vittoriosa lancia drizzando, di comune morte ebbero parte entrambi.
Al termine della battaglia i ribelli fuggirono e Creonte ordinò di celebrare funerali solenni per Eteocle, morto in difesa della città, e stabilì con un editto che il corpo di Polinice dovesse rimanere insepolto, lasciato in pasto agli uccelli, con pena di morte per chiunque osasse rimuoverlo. Era il disonore con cui voleva colpire il ribelle.

Antigone, figlia di Edipo e sorella di Polinice, sentiva l'obbligo di dare sepoltura al fratello: "Creonte non ha il diritto di impedirmelo".
L'altra sorella, Ismene, cercò di dissuaderla: "Noi abbiamo il dovere di obbedire agli ordini che sono stati dati". Ma Antigone riteneva che l'obbligo morale verso il fratello morto non poteva essere cancellato dall'ordine di un re. Perciò ella fece quel che in coscienza sentiva necessario fare.

La ragazza fu arrestata dalle guardie e condotta davanti al re per rispondere della sua trasgressione. Alle accuse di Creonte ella rispose con queste parole:
"Per me non fu Zeus a proclamare quel divieto, e nemmeno Dike, che dimora con gli dèi inferi, fissò tali leggi per gli uomini, e io non credo che i tuoi editti abbiano tanta forza da poter trasgedire le leggi non scritte e incrollabili degli dèi. Infatti queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono e nessuno sa quando apparvero. E di esse io non volevo scontare la pena al cospetto degli dèi, per paura della volontà di alcun uomo.(...) Se a te sembra che io ora agisca da folle, questa follia la devo, forse, ad un folle."
Per Antigone non era follia ribellarsi a una legge ingiusta, la follia è nella pretesa di emanare leggi che contrastano con la coscienza degli uomini. Così una ragazza rimproverava il re in nome di una giustizia che sta oltre il potere dei re.

Ismene, la sorella che aveva deciso di obbedire alla legge di Creonte, intervenne in difesa di Antigone e fu imprigionata con lei. Creonte infatti non poteva accettare che le sue leggi non fossero rispettate, ma quando la legge ha bisogno di violenza per farsi valere dimostra tutta la sua debolezza.

1 marzo 2008

Ciccio e Tore

Li hanno ritrovati dentro la cisterna segreta della casa dalle cento stanze. Ciccio e Tore, i due bambini scomparsi che si temeva fossero stati rapiri. Li hanno ritrovati per disgrazia: la disgrazia di un altro bambino caduto lì dentro. Li hanno ritrovati morti, di una morte che è difficile immaginare. Una morte che li ha consumati come i figli del conte Ugolino. Una morte che sta tra la temerarietà di un gioco infantile e l'imponderabile. Si erano calati in quella cisterna da cui non sono stati più capaci di uscire. Non erano stati rapiti, nessuno li ha rapiti. Ma perché il padre è ancora in galera?

15 ottobre 2007

Giustizia francese

"PARIGI - Bertrand Cantat, il cantante del gruppo Noir Desir, condannato per aver ucciso nel luglio del 2003 la compagna, Marie Trintignant, ha ottenuto la libertà condizionale. Già domani lascerà il carcere di Muret, nella Haute-Garonne, dopo aver scontato la metà della pena a cui era stato condannato."

No, non siamo solo noi italiani ad aver perso il senso del castigo e dell'espiazione.