Il governo Meloni, in attuazione di riforme che sarebbero connesse all'attuazione del PNRR, ha approvato alcune modifiche al codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Dpr n.62 del 2013). Ora c'è una norma che pone un limite alla libertà di parola:
« Il dipendente utilizza gli account dei social media di cui è titolare in modo che le opinioni ivi espresse e i contenuti ivi pubblicati, propri o di terzi, non siano in alcun modo attribuibili all’amministrazione di appartenenza o possano, in alcun modo, lederne il prestigio.»
«In ogni caso il dipendente è tenuto ad astenersi da qualsiasi intervento o commento che possa nuocere al prestigio, al decoro o all’immagine dell’amministrazione di appartenenza o della pubblica amministrazione in generale.»
«È fatto, altresì, divieto, al dipendente di trattare comunicazioni, afferenti direttamente o indirettamente al servizio, attraverso conversazioni pubbliche svolte su qualsiasi piattaforma digitale.»
I dipendenti pubblici non potranno più esprimere opinioni o riferire fatti che possano risultare sgraditi all'amministrazione di appartenenza, non potranno neanche riportare opinioni espresse da altri (terzi), limitando così, oltre alla libertà di parola, anche la diffusione di informazioni.
Il divieto sembra prescindere dalla firma e dalla riconoscibilità dell'autore perché la norma configura come aggravante l'aver indicato, nel proprio profilo social, la qualifica di appartenenza ad una pubblica amministrazione.
«se dalle piattaforme social siano ricavabili o espressamente indicate le qualifiche professionali o di appartenenza del dipendente, ciò costituisce elemento valutabile ai fini della gradazione della eventuale sanzione disciplinare».
Dunque l'illecito resta tale anche se il commento sgradevole appare senza riferimenti specifici o sotto pseudonimo. Tra gli esponenti politici non manca chi vorrebbe generalizzare l'obbligo di certificare la propria identità personale per poter dire qualcosa in rete. Per Calenda e Marattin la sorveglianza sulle opinioni dei liberi cittadini dev'essere più ferrea di quella cinese.
Qui siamo davanti a una gravissima compressione della libertà di espressione dei cittadini.

