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17 aprile 2023

La persecuzione di Julian Assange

 «La persecuzione spietata a cui è stato sottoposto Julian Assange e il tradimento vergognoso della giustizia e dei diritti umani dimostrato da tutti i governi coinvolti sono più che indecenti: minano a fondo la credibilità, l’integrità e la sostenibilità della democrazia occidentale e dello Stato di diritto. La persecuzione di Assange stabilisce un precedente che non solo consentirà ai potenti di tenere segreti i loro crimini, ma renderà persino perseguibile per legge la rivelazione di quei crimini. Nel momento in cui dire la verità sarà diventato un crimine, vivremo tutti nella tirannia».
Nils Melzer

 

Julian Assange è un giornalista. Non è un terrorista. Nel suo sito (wikileaks) ha rivelato al mondo, con documenti autentici e filmati originali, le prove di crimini di guerra, torture e altri sporchi segreti dei potenti.

Da oltre un decennio è al centro di una feroce e sistematica persecuzione politica: ingiustamente indagato in Svezia per stupro, considerato una spia dagli Stati Uniti, rifugiato per sette anni nell’ambasciata ecuadoriana a Londra e poi tradito nel 2019, Assange è rinchiuso da quattro anni nel famigerato carcere di massima sicurezza di Belmarsh (la Guantánamo britannica) in attesa della decisione sull’estradizione richiesta dagli Stati Uniti, dove rischia fino a 175 anni di carcere.

Nils Melzer, il relatore speciale ONU sulla tortura, presenta in un libro i risultati della sua rigorosa indagine sul caso Assange, gli abusi commessi dai governi e le illegalità con cui il giornalista australiano è stato messo a tacere. Il libro rivela le gravi violazioni del diritto, le prove manipolate, la tortura psicologica, la sorveglianza costante, le diffamazioni e le intimidazioni nei confronti di un giornalista encomiabile per il servizio offerto alla verità e alla trasparenza democratica. 

Un vero e proprio calvario che Daniel Ellsberg, whistleblower dei Pentagon Papers, ha definito “lo scandalo giudiziario del secolo”

11 luglio 2021

Mario Draghi, Marta Cartabia e la giustizia mutilata

In questo caldissimo inizio d'estate il governo Draghi lavora a favore dei disonesti. La frettolosa riforma della giustizia sembra avere lo scopo di garantire l'impunità alle persone facoltose che commettono reati.

La giustizia italiana non è mai stata considerata molto efficiente. L'era berlusconiana peggiorò la situazione disseminando leggi ad personam che servivano a garantire l'impunità del capo. Di quelle norme hanno goduto molti corrotti e corruttori. Si arrivò all'assurdo dell'avvocato Cesare Previti, che fu ministro della Giustizia nel governo Berlusconi e imputato in vari processi per corruzione, il quale avrebbe voluto stabilire per legge la non perseguibilità dei corruttori. C'è mancato poco che la corruzione non fosse pienamente legittimata come il falso in bilancio e il perseguimento di interesse privato in atti d'ufficio. La Repubblica delle Banane (rubate). 

Nell'era berlusconiana i termini di prescrizione dei reati sono stati opportunamente abbreviati per consentire agli imputati che non sono in grado di dimostrarsi innocenti di mandare in fumo l'intero processo.

La prescrizione è quel principio che impone ai giudici di annullare il processo  quando è trascorso troppo tempo. Il principio è giusto. Impedisce gli accanimenti giudiziari e le condanne troppo tardive. Non si può giudicare un ottantenne con l'accusa di insultato un compagno di scuola quando aveva diciotto anni. Non si può chiedere il pagamento di un rata d'affitto quando sono passati decenni dal termine del contratto. Però di questo principio va definita la misura: qual è il tempo massimo per giungere a una condanna? quando inizia e quando finisce il decorso di quel tempo?  

18 febbraio 2018

La criminalità degli stranieri

L'Italia sta attraversando un periodo buio segnato da decrescita, deindustrializzazione, riduzione dei servizi e dei controlli pubblici, sfiducia generalizzata, demolizione di importanti istituzioni (sanità, scuola, università, previdenza sociale, ecc.) e tutto è accompagnato da un evidente imbarbarimento delle relazioni. Però la campagna elettorale è dominata dalla questione "immigrazione". Le forze politiche di matrice fascista (alcune sono dichiaratamente fasciste, altre si schermano con la presunta inattualità del fascismo) ne stanno facendo il loro cavallo di battaglia.

Per capire quale sia il vero rilievo da dare alla questione possono esserre utili i dati raccolti nel volume, “La normativa sugli immigrati in Italia: tra formalità e operatività”, realizzato da Paolo Iafrate, docente dell’università Tor Vergata:

14 febbraio 2013

Le compagne dei campioni

 Alicia Muniz, uccisa dal compagno Carlos Monzon, campione mondiale di pugilato, che la gettò dalla finestra nel giorno di San Valentino (1988).
 Marie Trintignant, figlia del celebre attore francese Jean-Louis, uccisa dal compagno  Bertrand Cantat, musicista. Dopo averla colpita violentemente la lasciò agonizzante per tutta la notte. E' morta in ospedale il 1 agosto 2003, dopo quattro giorni di coma.
 Nicole Brown, moglie del campione statunitense di baseball O.J. Simpson, uccisa nella propria abitazione nel 1994. Dopo un processo lungo e controverso il marito fu assolto dall'accusa di averla uccisa, ma non esiste un altro possibile responsabile di quel delitto.
Reeva Steenkamp, uccisa oggi, giorno di San Valentino, a colpi di pistola dal compagno Oscar Pistorius,  campione di paraolimpiadi.

22 dicembre 2007

Mortal Kombat

Una ragazzina di 16 anni (Heather) residente a Westminster, nel Colorado, lo scorso 6 dicembre doveva vigilare sulla sorellina di 7 anni mentre la madre era al lavoro. La ragazza ha invitato in casa un coetaneo. Hanno giocato a "Mortal Kombat" sulla playstation e poi hanno ripetuto il gioco sulla sorellina uccidendola di botte.

Anche qui ritroviamo la mostruosa banalità del male.

Il delitto commesso è atroce. Lo è per la familiarità, la modalità, l'assenza di motivi, l'assoluta innocenza della piccola vittima. I due adolescenti ora rischiano 48 anni di carcere. La legge americana non protegge nemmeno i loro nomi. Ma sono davvero colpevoli quei ragazzi?


5 febbraio 2007

Un popolo di assassini

Filippo Raciti (il poliziotto ucciso a Catania nella guerriglia generata da una partita di calcio), Tamara Monti (l'addestratrice di delfini uccisa a coltellate dal vicino di casa che non sopportava l'abbaiare dei suoi cani), Luigi Sica (il sedicenne pugnalato al cuore in una lite tra ragazzi scoppiata per futili motivi) sono solo gli ultimi nomi che si aggiungono a quelli già tristemente noti dei Castagna massacrati a Erba dai vicini di casa e a quello del piccolo Tommaso Onofri di Casalbaroncolo, rapito e ucciso da conoscenti della famiglia. Ma abbiamo dovuto sentire anche il racconto di un anziano a cui sono state spezzate le gambe da un automobilista che non ha accettato i rimbrotti per averlo sfiorato con la vettura e del giovane ridotto in fin di vita per un torsolo di mela fatto cadere sul tetto dell'auto, poi c'è la storia del noleggiatore ucciso a pugni da un tassista che non voleva concorrenti e poi le storie dei branchi di minorenni che ricattano e violentano le amichette.

La gente ha paura degli stranieri, dei terroristi islamici, ma gli assassini sono quasi sempre persone normali, vicini di casa. Assassini feroci, che agiscono d'impeto, oppure criminali lucidi e determinati capaci di organizzare una strage per i motivi più sciocchi, come nel caso di Erika e Omar, i fidanzatini di Novi Ligure.

Siamo diventati un popolo di assassini. La paura ci manda in paranoia. La sfiducia ci impesce di vedere gli altri come un prossimo con cui dialogare. Pensiamo sempre di doverci difendere. Siamo preoccupati delle tasse, dell'euro, del lavoro e dei debiti, ci fanno discutere i reclusi nelle isole dei famosi e nelle case del grande fratello, stiamo pure a sentire le voci agitate dei politici, ma davvero sono uomini politici i Gasparri, i Rutelli, i Calderoli e gli Schifani? Davvero meritano qualche attenzione le loro promesse di riforme da fare per rimaneggiare le inutili riforme già fatte.

Qui bisogna rifare l'Italia dalle fondamenta. Bisogna tornare tutti sui banchi di scuola e a lezione di catechismo. Bisogna ricostruire i valori a cominciare da quelli essenziali che ormai nessuno sembra conoscere più.

Mi piacerebbe che qualcuno proponesse ai signori del calcio e della televisione di prendersi qualche anno di vacanza per spendere i troppi quattrini che hanno guadagnato. Tutto il fiume di denaro che viene normalmente usato per le partite di pallone e per la relativa pubblicità si potrebbe dirottare nelle scuole in modo da tenerle aperte fino a sera. Scuole per giovani e scuole per adulti dove leggere, studiare, riflettere, discutere, imparare, ritrovare il gusto dell'amicizia, dello scherzo, della diversità, ricominciare a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate, a premiare intelligenza e conoscenza invece dell'ignoranza e della prepotenza.
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18 gennaio 2007

La cultura dei coltelli

Oggi i funerali di Luigi Sica, il sedicenne ucciso a coltellate da un coetaneo per una lite senza ragione. E' l'ennesimo delitto del genere a Napoli e arriva mentre è ancora forte lo stupore per il massacro di Erba.

Sembra che in Italia si stia diffondendo una cultura del coltello.

Quel poco di benessere e di sicurezza sociale costruita con la pazienza educativa e con la tolleranza politica viene travolta da qualcosa che non si riesce a capire, ma che forse è solo la fretta, il volere tutto e subito.

Siamo in uno stato democratico, in uno stato di diritto, in un sistema di welfare state: grandi e bellissime cose, ma prima di averle perfezionate, prima ancora d'aver imparato a farne parte, ne cogliamo i limiti e le imperfezioni ed eccoci subito ad imprecare pieni di rabbia, reclamando a gran voce una politica sbrigativa e senza mediazioni, una giustizia sommaria e spietata, un'autoaffermazione anche violenta dei nostri presunti diritti. Poi restiamo sgomenti davanti al gesto sanguinario di chi l'ha fatto davvero, di chi ha preso il coltello e s'è fatto giustizia da solo.

Chi e con quale forza potrà fermare questo imbarbarimento? Chi avrà il tempo e la pazienza di spiegare ai bambini e ai ragazzi che nella satira, nell'indignazione, nella rappresentazione e nell'inchiesta c'è la violenza e la sopraffazione che non vogliamo? chi dirà loro che quello che vedono non è il modello da imitare, ma è quello che vogliamo criticare e rigettare? chi troverà un spazio e un momento per spiegarlo e per indicare loro un modello vero?
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12 gennaio 2007

Il massacro di Erba

E' passato un mese esatto dalla notizia e il caso è chiuso. La strage fu compiuta per banali questioni di vicinato. I colpevoli sono stati condannati. Tra qualche giorno di Olindo e Rosa non se ne parlerà più.

1) Non era vero quello che i giornali avevano scritto un mese fa:
Strage nel comasco. L'assassino era fuori per indulto. Ha accoltellato e bruciato 4 persone, sotto accusa un immigrato. La convivente, la madre di lei, il figlio di due anni e la vicina, tutti uccisi con incredibile violenza. (12 dicembre 2006)

Il colpevole non era lui, non era il pregiudicato, non era l'immigrato, non era il detenuto uscito grazie all'indulto, non era quel convivente tunisino con la faccia da guappo.


10 gennaio 2007

Il ragazzo down picchiato sull'autobus

Un'altra notizia di un giovane down aggredito. Questa volta è accaduto a Roma, su un autobus, dove il giovane ha cercato di sventare un borseggio. Anche questa volta ci sono gli insulti e le percosse nell'indifferenza generale. Qui non c'era i compagni di scuola a filmare. Questa è storia di adulti e mostra un vuoto spaventoso di senso civile e morale di cui il solo ad esserne dotato era il ragazzo down: nessuno è intervenuto in suo aiuto, nemmeno la signora che ha rischiato di essere derubata, nemmeno l'autista che alla prima fermata ha lasciato scendere i ladri aggressori.

Qui tutti gli ingredienti sono probabilmente veri, sono stati denunciati da un ragazzo e la vergogna ricade sugli adulti sia i borseggiatori che i borseggiati, sia i violenti che gli ipocriti, omertosi o codardi. Gli adulti non usano il telefonino per filmare la scena, non mettono messaggi su google. Gli adulti, quelli che si scandalizzano del bullismo nelle scuole, ora si compiacciono di un encomio pubblico per Gianluigi.  Sepolcri imbiancati.

12 novembre 2006

Il pestaggio in classe del ragazzo down

Gli studenti di una scuola superiore mettono su internet il filmato di un pestaggio ai danni di un ragazzo down. Accade all'interno dell'aula scolastica. Quasi tutta la classe fa branco contro il compagno debole, mentre il picchiatore firma il suo gesto con un simbolo nazista disegnato sulla lavagna.
Il video riceve moltissime visualizzazioni e la notizia rimbalza su giornali e TV. A far scandalo è l'ambiente scolastico che si vorrebbe immaginare impregnato dei buoni principi di uguaglianza, solidarietà, non-violenza e integrazione dei diversi e dei disabili.

Sì, la scuola s'attarda ancora sui sani principi morali, però la maggioranza dei ragazzi li recepisce come noiosa retorica, come moralismo perbenista inutile e anacronistico, ma anche come false maschere di un comunismo che bisogna rifiutare.

La vera educazione non viene dalla scuola, viene dalla società, dalla televisione, dai videogiochi...
La vera educazione è quella che mostra ai bambini e ai ragazzi la necessità di difendersi, la società economicamente e tecnologicamente forte deve difendersi dagli immigrati, dagli islamici, dai diversi.

Tutti i giorni ci viene mostrato dagli stessi giornalisti che ora si meravigliano che il nostro sistema sociale è troppo vulnerabile, troppo tollerante e addirittura imbelle nei confronti delle grandi minacce dei delinquenti, di chi porta un fazzoletto in testa, di chi abita in un tugurio, di chi non ha più una patria che lo accolga... ci fanno capire continuamente che una stupida legalità ci impedisce di colpire questa gente e di annullarla come meriterebbe. Dietro molte "notizie" si cela una costante diseducazione, un addestramento quotidiano alla peggiore violenza che passa negli schermi di TV, Computer e Playstation porta i giovani, forse proprio quelli più volenterosi, a fare la scelta "coraggiosa", a rinnegare i moralismi del parroco e della professoressa e scegliere la svastica nazista per trasformarsi in un branco assassino.

AGGIORNAMENTO: la notizia che aveva dato spunto all'articolo si è svelata come una montatura, alcune rettifiche qui.

16 giugno 2006

I satanisti pentiti

Riduzione di pena in appello a due Bestie di Satana: i due pentiti, quelli che hanno collaborato e denunciato i compagni della setta.

Dal punto di vista morale non è comprensibile che il criminale possa sottrarsi alla pena aggiungendo al suo crimine anche un atto di delazione, quando non sia perfino calunnia.

9 giugno 2006

Imbarbarimento

Diversi fatti di questi ultimi giorni ci mostrano una sostanziale inadeguatezza dei rimedi giudiziari rispetto all'imbarbarimento:

UN TERRORISTA IN PARLAMENTO - un ex terrorista, Sergio D'Elia, già condannato molti anni fa per partecipazione all'omicidio di un agente di polizia è stato eletto deputato al Parlamento e gli sono state affidate funzioni di segretario della Camera dei Deputati; su questa insolita vicenda il Corriere della Sera propone ai suoi lettori l'opinione di Francesca Mambro, pluriassassina non pentita.

LA MATRICIDA NEL GOSSIP - Erika Di Nardo, la spietata carnefice di Novi Ligure, è apparsa sui giornali nelle fotografie che la ritraggono durante una breve uscita dal carcere. La curiosità che la circonda fa già ipotizzare che alla fine della pena, a trentatre anni, sarà una donna giovane e bella pronta a sfruttare la sua terribile fama con interviste e comparsate negli spettacoli e nei giochi dei reality-show con i privilegi economici e sociali di una diva.

I VENDICATORI DELL'AUTO GRAFFIATA - Salvatore Mannino, l'uomo che insieme al proprio figlio ha ucciso, massacrandolo di botte davanti alla moglie e ai figli, un impiegato di 37 anni a causa di una manovra che gli aveva causato un danno all'autovettura è stato condannato a 6 anni di carcere per omicidio preterintenzionale. Una pena che probabilmente gli consentirà di tornare tra poco a vivere da libero cittadino e ad imporre agli altri con brutale ferocia la propria legge illegale.

CHIACCHIERE DA BAR - A questi casi ora si aggiunge la lite nel bar di S. Angelo di Piove di Sacco (PD) dove uno scambio polemico sulle partite di calcio è finito in tragedia: un muratore trentenne ha ucciso a pugni e calci un idraulico di quarantaquattro anni, ha difeso così l'onore della sua squadra. Possiamo pensare che la giustizia emetterà una sentenza esemplare per quest'omicidio assurdo, folle, generato da un'incontrollabile e immotivata ferocia? oppure si continuerà a nascondersi dietro la preterintezione, la colpa involontaria, le circostanze attenuanti, l'ambiente, il fato...

E mentre i lutti e i dolori delle vittime sono cancellati dalla scena mediatica, espulsi dalle nostre coscienze, si discute di amnistia.

30 maggio 2006

Nella mente dell'orco

Angelo Izzo, uno dei tre mostri del Circeo, dice di essere un uomo "di natura buona e generosa" [intervista a L'Espresso - n.21].

Izzo, già condannato all'ergastolo per i delitti del 1975, ha ucciso di nuovo e ora affronta il processo con un sorriso di provocazione e di scherno.