La civiltà occidentale è la punta più avanzata del progresso umano, ma forse è anche la parte più malata che rischia di distruggere tutto.
In questi giorni abbiamo visto i potenti della terra riuniti a Roma per il G20 e a Glasgow per la COP26. Il solito blablabla dei potenti che si complimentano tra loro mentre nel pianeta l'umanità soffre la fame, la sete, lo sfruttamento, la schiavitù, i disastri climatici, le guerre, la pandemia, le dittature... Tutti i movimenti nati per le vere esigenze degli uomini si sono dispersi: socialismo, comunismo, cooperativismo, comunità hippie, no-global, girotondi, occupy, cortei viola... tutti svaniti.
Non erano stalinisti quelli che s'erano dati appuntamento a Seattle nel 1999 e poi a Genova nel 2001. Chiedevano che la globalizzazione dell'economia fosse anche una globalizzazione del benessere. Lo chiesero ancora nel 2011 proclamando in tante città l'Occupy Wall Street. Noi siamo il 99% dicevano i manifestanti di Zuccotti Park e di Gezi Park. Il 99% dovrebbe pur contare qualcosa in democrazia, invece no, tutto è svanito. Ora nei luoghi che avevano riacceso le speranze del mondo abbiamo visto arrivare la volgarità razzista di Trump e la dittatura di Erdogan.
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8 novembre 2021
15 novembre 2020
La causa del negazionismo e la post-verità
E' sorprendente sapere che i negazionisti del covid non cambiano idea neanche quando sono colpiti direttamente dal contagio. Lo sostiene Roberta Petrino che dirige il pronto soccorso di Vercelli. La dottoressa racconta di pazienti positivi che, nonostante le sofferenze, continuano a negare l'esistenza del covid e considerano le cure come una costrizione.
Notizie di questo tipo ci fanno vedere che siamo in una situazione molto strana, difficile da comprendere, ma forse qualche spiegazione esiste e l'abbiamo avuta da Umberto Galimberti nella trasmissione televisiva di Andrea Purgatori.
28 novembre 2018
Ex democrazia
Eravamo convinti che l'Europa fosse il faro della civiltà democratica, avevamo archiviato i sanguinari totalitarismi del XX° secolo come momentanea sbandata, irragionevole e irripetibile, ora questa rassicurante certezza comincia a vacillare. Finita la tensione politica della "guerra fredda", caduto il muro di Berlino, abbiamo visto risorgere gli orrori nei conflitti etnici che hanno infiammato i Balcani, abbiamo rivisto un genocidio perpretato in Rwanda, abbiamo visto sparire nel volgere di una sola notte tutti gli studenti cinesi di piazza Tien-an-Men.
E' stato sufficiente un decennio a far scivolare il mondo verso guerre insensate. L'occidente è diventato l'esportatore di democrazia ai popoli "non civilizzati". La democrazia da esportazione si presenta con bombardamenti, armi non convenzionali, campi di concentramento e droni programmati per l'assassinio mirato di potenziali "terroristi". Le hanno chiamate guerre per la difesa preventiva o guerre umanitarie. La fabbricazione di questi sistemi ha causato danni collaterali anche all'interno delle nostre collaudate democrazie occidentali: nel 2001 abbiamo visto la violenta repressione nelle strade di Genova, abbiamo visto crollare le torri gemelle di New York, abbiamo visto le piazze militarizzate in Ucraina, abbiamo visto la spettacolarizzazione degli sgozzamenti sotto le bandiere nere dell'isis, abbiamo visto interi popoli ridotti alla fame dalle truffe finanziarie.
Come ha giustamente detto Papa Francesco: è la terza guerra mondiale combattuta a pezzetti per pura cupidigia. Ma neanche i moniti del Papa riescono a sortire qualche effetto. La paura dilaga mentre i fomentatori di paura raccolgono consensi sempre più vasti e fanno risorgere vecchi e pericolosi nazionalismi: così in Ungheria, Polonia, Austria, fino all'incredibile elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Ora è il turno del Brasile che s'è smontaneamente messo nelle mani di un pericoloso despota.
Come il vecchio fascismo mussoliniano prometteva espropri e nazionalizzazioni, così i nuovi populismi si propongono come rivoluzionari anti-establishment, ma sono i migliori servitori del neo-imperialismo finanziario. Fanno barriera contro il pericolo di un umanismo pacifista, ecologico ed egualitario, coda lunga dei movimenti libertari del 68, e nello stesso tempo diventano spauracchio utile a mantenere sotto controllo quella media e piccola borghesia che non vuol farsi abbrutire da una reazionaria istintività.
Ora quella ideologia è stata relegata in una presunta obsolescenza. Il 68 viene presentato come l'incubatrice del terrorismo di cui in realtà è stato vittima. La media e piccola borghesia viene gradualmente espropriata del suo sapere (che era custodito e trasmesso dalle scuole), delle sue sicurezze (che si basavano sulla professionalità individuale), delle sue propriètà (oggi tassate e tartassate) e gradualmente impoverita e spaventata oltre che costantemente distratta.
E' stato sufficiente un decennio a far scivolare il mondo verso guerre insensate. L'occidente è diventato l'esportatore di democrazia ai popoli "non civilizzati". La democrazia da esportazione si presenta con bombardamenti, armi non convenzionali, campi di concentramento e droni programmati per l'assassinio mirato di potenziali "terroristi". Le hanno chiamate guerre per la difesa preventiva o guerre umanitarie. La fabbricazione di questi sistemi ha causato danni collaterali anche all'interno delle nostre collaudate democrazie occidentali: nel 2001 abbiamo visto la violenta repressione nelle strade di Genova, abbiamo visto crollare le torri gemelle di New York, abbiamo visto le piazze militarizzate in Ucraina, abbiamo visto la spettacolarizzazione degli sgozzamenti sotto le bandiere nere dell'isis, abbiamo visto interi popoli ridotti alla fame dalle truffe finanziarie.
Come ha giustamente detto Papa Francesco: è la terza guerra mondiale combattuta a pezzetti per pura cupidigia. Ma neanche i moniti del Papa riescono a sortire qualche effetto. La paura dilaga mentre i fomentatori di paura raccolgono consensi sempre più vasti e fanno risorgere vecchi e pericolosi nazionalismi: così in Ungheria, Polonia, Austria, fino all'incredibile elezione di Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Ora è il turno del Brasile che s'è smontaneamente messo nelle mani di un pericoloso despota.
Come il vecchio fascismo mussoliniano prometteva espropri e nazionalizzazioni, così i nuovi populismi si propongono come rivoluzionari anti-establishment, ma sono i migliori servitori del neo-imperialismo finanziario. Fanno barriera contro il pericolo di un umanismo pacifista, ecologico ed egualitario, coda lunga dei movimenti libertari del 68, e nello stesso tempo diventano spauracchio utile a mantenere sotto controllo quella media e piccola borghesia che non vuol farsi abbrutire da una reazionaria istintività.
"Nessuno Stato può vestirsi di panni aggressivi verso l'esterno conservandosi pienamente democratico al suo interno"L'ideologia liberale fondata dagli illuministi del settecento ha prodotto un progresso democratico che, dopo gli errori e gli orrori dei totalitarismi del 900, avrebbe potuto finalmente radicarsi nelle coscienze. Il liberalismo socialdemocratico stava generando i suoi frutti migliori negli anni sessanta, quando il principio di LIBERTA' dominava la sfera politica e l'ideale di UGUAGLIANZA riusciva ad arginare la forza soverchiante del capitalismo.
Michele Ainis
Ora quella ideologia è stata relegata in una presunta obsolescenza. Il 68 viene presentato come l'incubatrice del terrorismo di cui in realtà è stato vittima. La media e piccola borghesia viene gradualmente espropriata del suo sapere (che era custodito e trasmesso dalle scuole), delle sue sicurezze (che si basavano sulla professionalità individuale), delle sue propriètà (oggi tassate e tartassate) e gradualmente impoverita e spaventata oltre che costantemente distratta.
5 febbraio 2007
Un popolo di assassini
Filippo Raciti (il poliziotto ucciso a Catania nella guerriglia generata da una partita di calcio), Tamara Monti (l'addestratrice di delfini uccisa a coltellate dal vicino di casa che non sopportava l'abbaiare dei suoi cani), Luigi Sica (il sedicenne pugnalato al cuore in una lite tra ragazzi scoppiata per futili motivi) sono solo gli ultimi nomi che si aggiungono a quelli già tristemente noti dei Castagna massacrati a Erba dai vicini di casa e a quello del piccolo Tommaso Onofri di Casalbaroncolo, rapito e ucciso da conoscenti della famiglia. Ma abbiamo dovuto sentire anche il racconto di un anziano a cui sono state spezzate le gambe da un automobilista che non ha accettato i rimbrotti per averlo sfiorato con la vettura e del giovane ridotto in fin di vita per un torsolo di mela fatto cadere sul tetto dell'auto, poi c'è la storia del noleggiatore ucciso a pugni da un tassista che non voleva concorrenti e poi le storie dei branchi di minorenni che ricattano e violentano le amichette.
La gente ha paura degli stranieri, dei terroristi islamici, ma gli assassini sono quasi sempre persone normali, vicini di casa. Assassini feroci, che agiscono d'impeto, oppure criminali lucidi e determinati capaci di organizzare una strage per i motivi più sciocchi, come nel caso di Erika e Omar, i fidanzatini di Novi Ligure.
Siamo diventati un popolo di assassini. La paura ci manda in paranoia. La sfiducia ci impesce di vedere gli altri come un prossimo con cui dialogare. Pensiamo sempre di doverci difendere. Siamo preoccupati delle tasse, dell'euro, del lavoro e dei debiti, ci fanno discutere i reclusi nelle isole dei famosi e nelle case del grande fratello, stiamo pure a sentire le voci agitate dei politici, ma davvero sono uomini politici i Gasparri, i Rutelli, i Calderoli e gli Schifani? Davvero meritano qualche attenzione le loro promesse di riforme da fare per rimaneggiare le inutili riforme già fatte.
Qui bisogna rifare l'Italia dalle fondamenta. Bisogna tornare tutti sui banchi di scuola e a lezione di catechismo. Bisogna ricostruire i valori a cominciare da quelli essenziali che ormai nessuno sembra conoscere più.
Mi piacerebbe che qualcuno proponesse ai signori del calcio e della televisione di prendersi qualche anno di vacanza per spendere i troppi quattrini che hanno guadagnato. Tutto il fiume di denaro che viene normalmente usato per le partite di pallone e per la relativa pubblicità si potrebbe dirottare nelle scuole in modo da tenerle aperte fino a sera. Scuole per giovani e scuole per adulti dove leggere, studiare, riflettere, discutere, imparare, ritrovare il gusto dell'amicizia, dello scherzo, della diversità, ricominciare a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate, a premiare intelligenza e conoscenza invece dell'ignoranza e della prepotenza.
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La gente ha paura degli stranieri, dei terroristi islamici, ma gli assassini sono quasi sempre persone normali, vicini di casa. Assassini feroci, che agiscono d'impeto, oppure criminali lucidi e determinati capaci di organizzare una strage per i motivi più sciocchi, come nel caso di Erika e Omar, i fidanzatini di Novi Ligure.
Siamo diventati un popolo di assassini. La paura ci manda in paranoia. La sfiducia ci impesce di vedere gli altri come un prossimo con cui dialogare. Pensiamo sempre di doverci difendere. Siamo preoccupati delle tasse, dell'euro, del lavoro e dei debiti, ci fanno discutere i reclusi nelle isole dei famosi e nelle case del grande fratello, stiamo pure a sentire le voci agitate dei politici, ma davvero sono uomini politici i Gasparri, i Rutelli, i Calderoli e gli Schifani? Davvero meritano qualche attenzione le loro promesse di riforme da fare per rimaneggiare le inutili riforme già fatte.
Qui bisogna rifare l'Italia dalle fondamenta. Bisogna tornare tutti sui banchi di scuola e a lezione di catechismo. Bisogna ricostruire i valori a cominciare da quelli essenziali che ormai nessuno sembra conoscere più.
Mi piacerebbe che qualcuno proponesse ai signori del calcio e della televisione di prendersi qualche anno di vacanza per spendere i troppi quattrini che hanno guadagnato. Tutto il fiume di denaro che viene normalmente usato per le partite di pallone e per la relativa pubblicità si potrebbe dirottare nelle scuole in modo da tenerle aperte fino a sera. Scuole per giovani e scuole per adulti dove leggere, studiare, riflettere, discutere, imparare, ritrovare il gusto dell'amicizia, dello scherzo, della diversità, ricominciare a distinguere le cose giuste da quelle sbagliate, a premiare intelligenza e conoscenza invece dell'ignoranza e della prepotenza.
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