Owen, autore del saggio "Per una nuova concezione della società" (1813) "sapeva benissimo di cosa parlava. A vent´anni, nel 1791, aveva diretto una delle più grandi filande del Lancashire, dove lavoravano cinquecento operai e poco dopo, ormai ricco industriale e membro tra i più autorevoli della Società letteraria e filosofica di Manchester, era divenuto proprietario delle più moderne filande di New Lanarck, in Scozia. La sua azienda era fiorente e per venticinque anni Owen sperimentò un modello di società industriale dove il ruolo dell´imprenditore-capitalista fosse non solo quello di creare oggetti, ma di avere per collaboratori soggetti (i lavoratori e le loro famiglie) sani, ben retribuiti, felici del loro lavoro, partecipi delle sorti del tessuto civile e sociale della comunità.
[...] a New Lanarck affluirono visitatori e osservatori da tutto il mondo per vedere come mai gli alti salari, le ore di lavoro ridotte, la protezione delle donne e dei minori impegnati nel lavoro, buone case, cibi e vestiti decenti, fabbriche areate e circondate dal verde, l´educazione scolastica dei bambini ispirata al laicismo, all´ateismo, alla conoscenza e alla solidarietà, producessero così grandi guadagni al proprietario. Tanto più che Owen aveva dato un limite al profitto del suo capitale e aveva deciso che i profitti eccedenti fossero tradotti in servizi sociali a favore dei lavoratori della fabbrica.
[...] Si attese che egli, nella sua intensa attività pubblicistica e di divulgatore delle sue idee a tutti i livelli delle istituzioni politiche, si scontrasse finalmente con le chiusure conservatrici della Chiesa. Allora fu attaccato frontalmente e decise di recarsi negli Stati Uniti dove, nel 1825, fondò la comunità New Harmony (il nome sarebbe piaciuto a Foscolo) e poi organismi sindacali, cooperative, scuole dando un corpo concreto all´owenismo. Furono anni di speranze, di sconfitte, di illusioni perdute contro gli orrori della rivoluzione industriale e nel sogno di una società di persone felici del loro lavoro, non inchiodate dal bisogno e dallo sfruttamento. Ebbe fino all´ultimo (morirà nel 1858) l´intelligenza e la curiosità di forzare l´enigma di un progresso necessario, ma fonte di ingiustizie, di crisi, di inquinamento. Un enigma in attesa, duecento anni dopo, di essere risolto.
tratto da Lucio Villari - Repubblica, 21 febbraio 2013
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23 febbraio 2013
2 giugno 2012
La donna che non si alzo'
Rosa Parks è la donna che non si alzò.
Una sarta di 42 anni che tornava a casa dopo una giornata di lavoro. Era il 1º dicembre del 1955. Sull'autobus Rosa occupava l'unico posto libero nella parte riservata ai bianchi. Poco dopo salirono alcuni passeggeri di pelle bianca che chiesero al conducente di far rispettare la legge. Le fu ordinato di alzarsi, ma Rosa Parks si rifiutò. Il conducente dell'autobus chiamò i poliziotti che la arrestarono.
10 maggio 2012
Viola Liuzzo
Viola Fauver Gregg era una casalinga cattolica, moglie di Antonio Liuzzo e madre di tre figli. Aveva quarant'anni e frequentava corsi universitari. Viola credeva nell'America dei diritti civili e restò inorridita alla notizia della "Domenica di sangue", quella del 7 marzo 1965, quando una marcia di protesta fu attaccata dalla polizia presso il ponte Edmund Pettus.
Viola decise di unirsi alle manifestazioni organizzate dagli afro-americani nei giorni successivi. Lei era bianca, ma disse al marito che quella era una "lotta di tutti" perché i diritti civili sono di tutti.
Viola decise di unirsi alle manifestazioni organizzate dagli afro-americani nei giorni successivi. Lei era bianca, ma disse al marito che quella era una "lotta di tutti" perché i diritti civili sono di tutti.
14 gennaio 2012
La storia delle patate
Nel mondo antico non c'erano patate. Gli imperatori romani e i filosofi greci non hanno mai mangiato patatine o polenta; Dante Alighieri e Leonardo Da Vinci non hanno mai assaggiato gnocchi o purè.
Oggi le patate sono ovunque, come contorno di varie pietanze ed ingrediente di altre. I bambini ne sono ghiotti e le conoscono come cibo industriale venduto nei sacchetti. Per gli europei furono una novità arrivata dalle Americhe insieme al mais e al tabacco. Ma la storia della patata è molto curiosa e interessante.
Oggi le patate sono ovunque, come contorno di varie pietanze ed ingrediente di altre. I bambini ne sono ghiotti e le conoscono come cibo industriale venduto nei sacchetti. Per gli europei furono una novità arrivata dalle Americhe insieme al mais e al tabacco. Ma la storia della patata è molto curiosa e interessante.
28 novembre 2008
La rovinosa fortuna di Re Mida
- Cosa posso fare per te?
- Fa che tutto ciò che tocco con il mio corpo si converta in oro.
Bacco si rammaricò che Mida non avesse saputo scegliere qualcosa di meglio, ma esaudì il suo desiderio.
Mida cominciò a toccare questo e quello: tirò verso di sé una frasca verdeggiante e la frasca diventò d'oro, toccò una zolla e al tocco la zolla diventò una grossa pepita, s'appoggiò ad uno stipite e subito vide lo stipite raggiare.
Era fuor di sé dall'emozione figurandosi già d'oro ogni cosa. Ordinò quindi ai suoi servitori di apparecchiare la tavola e prese posto circondato dall'ammirazione di tutti. Ma appena cominciò a toccare i cibi vede che questi s'induriscono, le pietanze si ricoprono di una lamina fulva, le bevande si mutano nella sua bocca in liquido oro.
Sbigottito da quella singolare sciagura, miserabile in mezzo alla ricchezza, ebbe ripulsa per tutti quei tesori, detestando ciò che poco prima aveva sognato. La più grande abbondanza non poteva sedargli la fame, e un'arida sete gli bruciava la gola. Così, ossessionato e torturato dall'oro, implorò:
"Oh divino Bacco, abbi pietà di me, liberami da questa rovinosa fortuna."
(riassunto da Ovidio, Le Metamorfosi XI, 85)
1 ottobre 2008
Il diritto di Antigone
L'antica città di Tebe era rimasta senza comando dopo la sventura che aveva colpito il re Edipo. Creonte, fratello della regina, si proclamò nuovo re di Tebe, ma molti lo consideravano un usurpatore. I due figli maschi di Edipo si divisero sul destino della città: Eteocle si mise agli ordini del nuovo re, mentre Polinice fuggì e si unì a coloro che avevano organizzato un attacco per liberare la città. Così i due fratelli si trovarono a combattere l'uno contro l'altro e si ammazzarono reciprocamente:
Antigone, figlia di Edipo e sorella di Polinice, sentiva l'obbligo di dare sepoltura al fratello: "Creonte non ha il diritto di impedirmelo".
L'altra sorella, Ismene, cercò di dissuaderla: "Noi abbiamo il dovere di obbedire agli ordini che sono stati dati". Ma Antigone riteneva che l'obbligo morale verso il fratello morto non poteva essere cancellato dall'ordine di un re. Perciò ella fece quel che in coscienza sentiva necessario fare.
La ragazza fu arrestata dalle guardie e condotta davanti al re per rispondere della sua trasgressione. Alle accuse di Creonte ella rispose con queste parole:
Ismene, la sorella che aveva deciso di obbedire alla legge di Creonte, intervenne in difesa di Antigone e fu imprigionata con lei. Creonte infatti non poteva accettare che le sue leggi non fossero rispettate, ma quando la legge ha bisogno di violenza per farsi valere dimostra tutta la sua debolezza.
I due sciagurati, da un solo padre e da una sola madre nati, l'uno contro l'altro vittoriosa lancia drizzando, di comune morte ebbero parte entrambi.Al termine della battaglia i ribelli fuggirono e Creonte ordinò di celebrare funerali solenni per Eteocle, morto in difesa della città, e stabilì con un editto che il corpo di Polinice dovesse rimanere insepolto, lasciato in pasto agli uccelli, con pena di morte per chiunque osasse rimuoverlo. Era il disonore con cui voleva colpire il ribelle.
Antigone, figlia di Edipo e sorella di Polinice, sentiva l'obbligo di dare sepoltura al fratello: "Creonte non ha il diritto di impedirmelo".
L'altra sorella, Ismene, cercò di dissuaderla: "Noi abbiamo il dovere di obbedire agli ordini che sono stati dati". Ma Antigone riteneva che l'obbligo morale verso il fratello morto non poteva essere cancellato dall'ordine di un re. Perciò ella fece quel che in coscienza sentiva necessario fare.
La ragazza fu arrestata dalle guardie e condotta davanti al re per rispondere della sua trasgressione. Alle accuse di Creonte ella rispose con queste parole:
"Per me non fu Zeus a proclamare quel divieto, e nemmeno Dike, che dimora con gli dèi inferi, fissò tali leggi per gli uomini, e io non credo che i tuoi editti abbiano tanta forza da poter trasgedire le leggi non scritte e incrollabili degli dèi. Infatti queste non sono di oggi o di ieri, ma sempre vivono e nessuno sa quando apparvero. E di esse io non volevo scontare la pena al cospetto degli dèi, per paura della volontà di alcun uomo.(...) Se a te sembra che io ora agisca da folle, questa follia la devo, forse, ad un folle."Per Antigone non era follia ribellarsi a una legge ingiusta, la follia è nella pretesa di emanare leggi che contrastano con la coscienza degli uomini. Così una ragazza rimproverava il re in nome di una giustizia che sta oltre il potere dei re.
Ismene, la sorella che aveva deciso di obbedire alla legge di Creonte, intervenne in difesa di Antigone e fu imprigionata con lei. Creonte infatti non poteva accettare che le sue leggi non fossero rispettate, ma quando la legge ha bisogno di violenza per farsi valere dimostra tutta la sua debolezza.
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