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15 gennaio 2025

Veri e finti privilegi in una società che ignora se stessa

Oggi un articolo del Fatto Quotidiano ci segnala le difficoltà che insorgono per garantire la presenza di  personale docente nelle scuole delle piccole isole. E' una situazione emblematica che dovrebbe farci riflettere su un problema più generale.
Lo stipendio di un insegnante non è sufficiente a coprire i costi della mobilità via mare. I traghetti appartengono a imprese private e occorrono accordi speciali per ottenere agevolazioni a favore di chi deve viaggiare frequentemente per lavoro. L'articolo suggerisce che per consentire spostamenti a costi accettabili si dovrebbero rinnovare accordi ormai scaduti con le imprese di navigazione, ma questa a mio avviso sarebbe solo una soluzione temporanea e sostanzialmente miope. 

Gli insegnanti, oltre ad essere i meno pagati d'Europa e i meno pagati tra le varie categorie di dipendenti pubblici, nel caso di incarico a svolgere servizio sulle isole o altri luoghi difficilmente raggiungibili, si trovano anche esclusi dalle piccole agevolazioni concordate per altre categorie di dipendenti pubblici… e così le scuole non aprono, le famiglie con figli devono trasferirsi e si generano enormi disagi per tutti. Che fare? Vogliamo precettarli con minaccia di licenziamento oppure mandiamo qualche sindaco ad elemosinare piccoli sconti dalle imprese di navigazione? Sono due risposte possibili, ma entrambe miopi e poco efficaci. 

Credo che il problema debba essere esaminato e risolto considerando l'intero sistema dei rapporti tra pubblico e privato. Non è una faccenda che riguarda solo quei singoli insegnanti costretti a raggiungere le piccole isole, occorre discutere in termini di interesse generale della collettività. Gli accordi scadono, le imprese cambiano e le agevolazioni più o meno buone spariscono, invece le scuole devono essere considerate una struttura stabile e ben funzionante anche nelle piccole isole e lo sguardo politico dovrebbe allargarsi oltre le scuole e il diritto all'istruzione, dovrebbe investire tutte le esigenze collettive ridisegnando l'intero sistema di raccordo tra esigenze pubbliche e attività private. Non servono soldi per farlo.

13 novembre 2022

Le tutele coercitive

 Scrivo mentre in TV la giornalista de Le Iene sta parlando del prof. Carlo Gilardi, un anziano recluso da due anni in una struttura residenziale RSA a seguito di un TSO oppure un ASO (la vicenda non è molto chiara purtroppo) dove gli è proibito di ricevere visite, di usare il telefono e perfino di colloquiare col personale di servizio. Si tratta di una vicenda già nota alle cronache. Una persecuzione kafkiana, perché il prof. Gilardi è stato prelevato e rinchiuso contro la sua volontà ed è trattato con limitazioni di libertà e di comunicazioni che oltrepassano quelle dei detenuti in regime speciale (il c.d. 41bis), ma non ha commesso alcun reato. L'accanimento giudiziario e sanitario nei suoi confonti è motivato da una presunta esigenza di tutelarlo dal rischio di raggiri.

L’avvocato Michele Capano, presidente dell’associazione Diritti alla follia, solleva una questione cruciale: è possibile attuare tutele con cui la persona tutelata viene sottoposta ad un regime carcerario peggiore di quello riservato ai boss mafiosi? 

La questione non riguarda solo il caso estremo del prof. Gilardi, ma mette in discussione tutto il sistema di tutele dei minori, dei disabili, dei malati psichiatrici e degli anziani. 

22 agosto 2021

Gino Strada

 

E' stato davvero un grande, non l'abbiamo mai sentito chiamare dottor Strada benché abbia fatto sempre e ovunque il dottore: il dottore di tutti. Ma per lui quel titolo sarebbe stato un diminutivo perché Gino Strada è stato anche un gigante nella visione politica, nel segno assoluto del pacifismo, ma lui non voleva essere definito pacifista perché lui non era un uomo pacifico, lui combatteva, era contro la guerra.

18 ottobre 2020

Je suis prof


 

 “Uno dei nostri concittadini è stato ucciso oggi perché insegnava a scuola e insegnava agli studenti la libertà di espressione. ”

Emanuel Macron

 

 

 

18 giugno 2020

La guerra del Vietnam e l'ideologia pacifista


 

Ieri sera è andato in onda su La7 a cura di Andrea Purgatori "Vietnam, la guerra maledetta", il racconto di un conflitto assurdo, tragico, feroce.

Qui il link per rivedere la puntata che dura circa 3 ore.

Quando ero bambino in casa c'era un televisore in bianco e nero e ogni sera, durante il telegiornale, compariva sullo schermo la mappa del Vietnam e venivano pronunciati nomi di un mondo lontano e difficilmente comprensibile: Hanoi, Saigon, Vietcong, Ho-Chi-Min... questo ricordo mi ha lasciato l'impressione di conoscere la storia di quella guerra. Solo un'impressione.


La sequenza di fatti che Andrea Purgatori ci ha riproposto mi ha fatto conoscere molte vicende di cui avevo nozioni un po' vaghe, ma soprattutto non avevo capito quanto quella guerra insensata avesse contribuito alla formazione di un'opinione pubblica pacifista.

8 agosto 2018

Licenziamenti d'opinione

I licenziamenti d'opinione sono sempre più frequenti. Il caso più noto è quello dei cinque operai di Pomigliano (i fatti sono raccontati qui da Ascanio Celestini). Ormai il licenziamento d'opinione sembra entrato a far parte dell'ordinamento giuridico. L'ultimo caso riguarda un'autista dell'Atac a Roma, la sindacalista Micaela Quintavalle licenziata per aver criticato pubblicamente i programmi di manutenzione degli autobus.

Sia ben chiaro, non esiste alcuna norma che consente di licenziare il lavoratore per aver espresso opinioni non gradite al padrone e non c'è neanche una norma che consente di licenziare chi si lamenta di illegalità o abusi o carenze o pericoli che esistono all'interno dell'azienda. In caso di diffamazione si può sporgere denuncia, ma se i fatti sono veri dovrebbe prevalere la sacrosanta libertà di parola.

Nel codice civile questo tipo di licenziamento non potrebbe starci, sarebbe contrario ai principi della Costituzione, non solo al principio che sancisce il diritto di parola (art. 21) o di manifestazione del pensiero, ma anche al limite dell'utilità sociale imposto ad ogni tipo di attività economica che non può svolgersi in contrasto con la sicurezza, la libertà e la dignità umana (art. 41).

Un giudice che non sia quello della favola di Pinocchio non esiterebbe a far revocare la licenza di commercio a qualunque azienda che mette in pericolo la vita delle persone o mette in atto pratiche umilianti. E' una banale questione civiltà. Invece accade il contrario e ormai la lista è molto lunga, posso citare solo alcuni casi:

2 giugno 2012

La donna che non si alzo'


Rosa Parks è la donna che non si alzò.

Una sarta di 42 anni che tornava a casa dopo una giornata di lavoro. Era il 1º dicembre del 1955. Sull'autobus Rosa occupava l'unico posto libero nella parte riservata ai bianchi. Poco dopo salirono alcuni passeggeri di pelle bianca che chiesero al conducente di far rispettare la legge. Le fu ordinato di alzarsi, ma Rosa Parks si rifiutò. Il conducente dell'autobus chiamò i poliziotti che la arrestarono.




10 maggio 2012

Viola Liuzzo

Viola Fauver Gregg era una casalinga cattolica,  moglie di Antonio Liuzzo e madre di tre figli. Aveva quarant'anni e frequentava corsi universitari. Viola credeva nell'America dei diritti civili e restò inorridita alla notizia della "Domenica di sangue", quella del 7 marzo 1965, quando una marcia di protesta fu attaccata dalla polizia presso il ponte Edmund Pettus. 

Viola decise di unirsi alle manifestazioni organizzate dagli afro-americani nei giorni successivi. Lei era bianca, ma disse al marito che quella era una "lotta di tutti" perché i diritti civili sono di tutti.