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12 agosto 2023

Hackerare i cervelli - siamo tutti dentro un Truman show

Vorrei tornare sulle tecniche di manipolazione delle opinioni. Ne abbiamo già parlato. Immagino che i miei lettori sappiano che la struttura informatica dei social-media favorisce queste tecniche, crea la possibilità di una manipolazione invisibile delle informazioni.

In passato le fake-news erano notizie false veicolate da manifesti, giornali, radio o tv, cioè mezzi di comunicazione rivolti alla generalità del pubblico. Chiunque poteva imbattersi nella falsa notizia e quindi c'era sicuramente chi avrebbe potuto  smentirla oppure poteva avvisare i più creduloni che si trattava di semplici dicerie o di autentiche panzane. Le bugie hanno le gambe corte, si diceva, perché l'inganno dura poco, non riesce ad andare molto lontano. Ma è ancora vero?

I social-media hanno creato una nuova forma di diffusione delle informazioni: la diffusione di informazioni "profilate" che generano le echo-chamber. Le notizie non sono più visibili alla generalità delle persone, ogni notizia viene indirizzata solo a un gruppo già selezionato da sistemi automatici di profilazione. Accade quindi che la pubblicità del materasso arriva solo sullo schermo di chi è stato profilato come persona interessata all'acquisto di un materasso. Questa è un'ottima cosa perché fa risparmiare soldi alle aziende che vogliono pubblicizzarsi e non disturba coloro che non sono interessati ai materassi. Però la stessa tecnica, trasferita alla diffusione di notizie di cronaca, di politica o di economia, produce effetti devastanti come quelli che in parte abbiamo scoperto con lo scandalo Cambridge Analytica e nel caso Pizzagate. Ma in Italia di questi scandali non s'è parlato molto. Ho potuto constatare che persone che considero ben informate non conoscono la vicenda, e anche la voce di Wikipedia non consente di comprenderne la portata. Solo alcuni blog hanno dato spazio a ciò che la giornalista britannica Carole Cadwalladr era arrivata a scoprire. 

 

6 ottobre 2021

I social-media, una minaccia permanente alla democrazia

Frances Haugen è stata chiamata a testimoniare davanti al Senato degli Stati Uniti. E' la donna che ha lavorato come dipendente di Facebook e accusa il celebre social-media di aver perseguito una strategia commerciale che produce gravi danni sociali:

"Facebook amplifica il peggio degli esseri umani e questo atteggiamento si è allargato a Instagram"

La donna, laureata ad Harvard, aveva già lavorato per altri social-media. Nel 2019 è stata assunta da Facebook come ingegnere informatico. Le sue accuse si basano quindi su documenti interni che dimostrano la volontarietà delle scelte aziendali volte a favorire la diffusione di messaggi d'odio e di disinformazioni sui risultati elettorali del 2020. In tal modo Facebook ha alimentato l'idea dei presunti brogli elettorali e avrebbe anche facilitato l'assalto al Congresso degli Stati Uniti del 6 gennaio 2021. 

Le dichiarazioni di Frances Haugen al Senato degli Stati Uniti sono allarmanti:

"So che Facebook ha risorse infinite, che potrebbe usare per distruggermi. Mi sono fatta avanti perché ho riconosciuto una verità spaventosa, quasi nessuno al di fuori di Facebook sa cosa succede all'interno di Facebook". 

31 maggio 2019

C'è un nesso tra tecnologie e democrazia?

Nell'intervista rilasciata a Claudio Messora il giurista Ugo Mattei descrive gli effetti che le nuove tecnologie possono generare nelle relazioni sociali fino ad erodere le basi della società democratica.
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6 aprile 2018

Facebook andrebbe chiuso

"C'è qualcosa che non funziona a livello sociale" 

A dirlo è Vittorino Andreoli, già direttore del dipartimento di psichiatria di Verona. “Siamo intossicati da rumori, parole, messaggi e tutto ciò che occupa la nostra mente nella fase percettiva". Il noto psichiatra sostiene che stiamo perdendo individualità perché siamo ridotti ad essere solo recettori. Questa perdita di individualità produce un senso di vuoto e di frustrazione che tendiamo a compensare con la nostra presenza sui social-network. Ci mettiamo in mostra senza capire che "l'individuo non sta nelle cose che mostra ma in ciò che non dice. Invece i social ci spingono a dire tutto, ci banalizzano."  E' nella solitudine e nel silenzio che possiamo trovare noi stessi. Il bisogno di essere presenti nei social nasce da un'angosciosa mancanza di relazioni che somiglia all'essere morti: “Facebook andrebbe chiuso.”

Credo che l'opinione di Andreoli si possa collocare sulla scia del filosofo liberale Karl Popper che vent'anni fa aveva proposto di introdurre l'obbligo di una "patente" per poter lavorare in televisione.

Ovunque è richiesta la patente per guidare veicoli a motore sulle pubbliche strade. Non è una limitazione di libertà, è soltanto una misura di sicurezza, sappiamo tutti che automobili e camion costituiscono un pericolo. Non sempre, non dovunque, ma in certe situazioni possono fare grossi danni. Sappiamo che anche la TV è un pericolo, non sempre, non per tutti, ma in certi casi possono causare gravi danni. Quindi non si può consentire a chiunque di riempire i palinsesti televisivi di volgarità e di violenza. E' come se lasciassimo correre le auto nei giardini pubblici e sui marciapiedi. O lasciassimo un ubriaco alla guida dell'autobus. Nella proposta di Popper non c'è una limitazione arbitraria della libertà, c'è solo un richiamo alla saggezza che tutti i governi hanno usato all'epoca delle prime automobili.

Ora alla televisione si è affiancata la rete dove ognuno entra con la convinzione di poter creare un proprio palinsesto e di fare opinione, ma è un'illusione. ome disse Umberto Eco “I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività”. Ora il danno c'è e per inseguire un'illusione stiamo creando un deserto sociale.  

9 ottobre 2010

La prova dei tre setacci

Esiste un metodo che può assicurarci un buon uso dei blog e dei social-media, è il metodo che Socrate insegnò ad un tale che voleva raccontargli un fatto: 
 - Ho appena sentito una cosa che riguarda un tuo tuo amico?
- Un momento - disse Socrate - prima che tu me lo racconti, vorrei chiederti se hai usato l'hai passato ai tre setacci.
- I tre setacci?
- Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene saggiare ciò che si vorrebbe dire. Si può fare con la prova dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
- No... ne ho solo sentito parlare...
- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
- Ah no! Al contrario
- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
- No, davvero.
- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?