In passato le fake-news erano notizie false veicolate da manifesti, giornali, radio o tv, cioè mezzi di comunicazione rivolti alla generalità del pubblico. Chiunque poteva imbattersi nella falsa notizia e quindi c'era sicuramente chi avrebbe potuto smentirla oppure poteva avvisare i più creduloni che si trattava di semplici dicerie o di autentiche panzane. Le bugie hanno le gambe corte, si diceva, perché l'inganno dura poco, non riesce ad andare molto lontano. Ma è ancora vero?
I social-media hanno creato una nuova forma di diffusione delle informazioni: la diffusione di informazioni "profilate" che generano le echo-chamber. Le notizie non sono più visibili alla generalità delle persone, ogni notizia viene indirizzata solo a un gruppo già selezionato da sistemi automatici di profilazione. Accade quindi che la pubblicità del materasso arriva solo sullo schermo di chi è stato profilato come persona interessata all'acquisto di un materasso. Questa è un'ottima cosa perché fa risparmiare soldi alle aziende che vogliono pubblicizzarsi e non disturba coloro che non sono interessati ai materassi. Però la stessa tecnica, trasferita alla diffusione di notizie di cronaca, di politica o di economia, produce effetti devastanti come quelli che in parte abbiamo scoperto con lo scandalo Cambridge Analytica e nel caso Pizzagate. Ma in Italia di questi scandali non s'è parlato molto. Ho potuto constatare che persone che considero ben informate non conoscono la vicenda, e anche la voce di Wikipedia non consente di comprenderne la portata. Solo alcuni blog hanno dato spazio a ciò che la giornalista britannica Carole Cadwalladr era arrivata a scoprire.

