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15 luglio 2020

La bufala del genitore-1 e genitore-2

Una norma di legge ha stabilito che in certi documenti ufficiali non si possono indicare i nomi dei genitori come "padre" e "madre" e che gli stessi devono essere classificati come "genitore 1" e "genitore 2".

E' una bufala. Non è mai esistita alcuna norma che abbia stabilito un'idiozia di questo genere. Però molti la credono vera, perché l'hanno letta, l'hanno sentita in televisione, hanno visto le proteste di alcuni partiti e associazioni. Recentamente hanno saputo che la norma è stata abolita per decisione dell'ex-ministro Salvini, dunque prima c'era, altrimenti come avrebbe fatto ad abolire una norma che non esiste?

No, la regola del Genitore 1 e Genitore 2, imposta affinché non si scrivesse più padre e madre non è MAI esistita.  E' una bufala bella e buona, ma di quelle così ben confezionate che ci vuol fatica per smentirle. Come si fa a smentire un norma che nessuno cita, che nessuno sa dove sia?

Visto che ora la norma inesistente è stata abolita, partiamo da questa presunta abolizione. Ce ne dà notizia l'Avvenire del 3 aprile 2019 che titola: "Torna madre e padre sulla carta d'identità dei minorenni"

10 luglio 2020

Cos'è il politicamente corretto?

Traggo una definizione da Wikipedia 

il politicamente corretto (o politically correct) è "un atteggiamento sociale di estrema attenzione al rispetto generale, soprattutto nel rifuggire l'offesa verso determinate categorie di persone"
Chi è che usa e che vorrebbe imporre a tutti un linguaggio ripulito da ogni ombra di pregiudizio?

La risposta più immediata potrebbe vederne l'origine tra coloro che sono ideologicamente contrari ai pregiudizi di tipo  razziale, etnico, religioso, sessuale, ecc. cioè quelli di sinistra, etichettati anche come "buonisti", che non significa buoni ma piuttosto ipocriti che vogliono apparire buoni imponendo agli altri particolari obblighi di pensiero. A tal fine pretendono di censurare il linguaggio. Non più i bacchettoni tradizionalisti, ora quelli di sinistra sarebbero diventati i censori. E' davvero così?

31 dicembre 2017

La deriva del peggior giornalismo

La stampa, il quarto potere. Il titolo del più celebre film di Orson Welles indica l'importantissimo ruolo dei giornalisti nel sistema democratico. I cittadini non possono controllare i loro rappresentati politici se il giornalismo non esercita la sua funzione di inchiesta e di stimolo. In Italia le cose vanno piuttosto male perché insieme ad un giornalismo servile c'è anche di peggio e qui vorrei portare un esempio.

12 settembre 2016

L'imbroglio delle parole: (2) rispondere alla guerra

Una parola sbagliata. L'11 settembre 2001 c'era stato un attentato. Parlare di guerra era semplicemente un errore. Una brava maestra l'avrebbe corretto, però nelle redazioni dei giornali probabilmente non c'era più quella sorta di maestra che si chiamava correttore di bozze, ormai sostituito dal correttore automatico di Windows che non distingue i significati delle parole, corregge solo l'ortografia. Così nessuno ha corretto l'errore. Tutto quello che è accaduto dopo era già segnato da quell'errore, da quella parola sbagliata.

I titoli dei quotidiani ci raccontano l'evoluzione:

11 settembre 2016

L'imbroglio delle parole: (1) guerra

Le parole sono importanti! Le parole sono importanti!


Nanni Moretti lo gridava alla giornalista nel suo film Palombella Rossa. All'epoca non capivo la ragione di tanta veemenza. Forse non mi accorgevo di come il nostro linguaggio si stava deformando. L'ho scoperto quando era ormai troppo tardi.

9 ottobre 2010

La prova dei tre setacci

Esiste un metodo che può assicurarci un buon uso dei blog e dei social-media, è il metodo che Socrate insegnò ad un tale che voleva raccontargli un fatto: 
 - Ho appena sentito una cosa che riguarda un tuo tuo amico?
- Un momento - disse Socrate - prima che tu me lo racconti, vorrei chiederti se hai usato l'hai passato ai tre setacci.
- I tre setacci?
- Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene saggiare ciò che si vorrebbe dire. Si può fare con la prova dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?
- No... ne ho solo sentito parlare...
- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?
- Ah no! Al contrario
- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?
- No, davvero.
- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?