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10 aprile 2025

Roberto Saviano: autore o vittima delle maldicenze?

Ieri ho trovato un pesante insulto nei riguardi di Roberto Saviano. Non è certo una novità, sappiamo che non è ben visto da tutti e che alcuni non esiterebbero ad eliminarlo fisicamente se non fosse protetto dalla scorta. Però l'insulto di ieri mi ha stupito perché era in una chat frequentata da attivisti del M5S, dove uno immagina di trovarci i seguaci di Beppe Grillo, e li immagina affezionati allo spirito con cui il comico genovese pubblicava nel suo blog il "calendario dei santi laici", molti dei quali erano vittime di mafia, e denunciava anche gli abusi del potere, perciò mi ha fatto uno strano effetto vedere che là ora qualcuno possa annoverare Roberto Saviano tra gli "infami". E' il termine che i mafiosi affibbiano ai "traditori", ma forse chi l'ha scritto non aveva intenti omertosi o intimidatori, l'ha scritto probabilmente in buona fede e postando anche un lungo elenco di titoli (almeno 10) su condanne giudiziarie che lo scrittore di "Gomorra" avrebbe subito nel corso degli anni. 

Si può dar credito a qualcuno che viene continuamente condannato per diffamazione?

Ecco, a mettere in fila tanti titoli in effetti può sembrare che Saviano sia stato condannato tante volte, per tante vicende diverse. Non è così. In tribunale lui c'è finito per DUE vicende: la diffamazione a Boccolato e il plagio di alcuni articoli pubblicati da giornali locali dell'editore Libra. In entrambi i casi ci sono state sentenze contrastanti perché non è sempre facile capire chi ha torto e chi ha ragione.

 

4 agosto 2024

Informazione o propaganda occulta?

In edicola ci sono molte pubblicazioni (altre sono reperibili sul web) che spiegano ai comuni cittadini come compilare una dichiarazione dei redditi o come presentare una domanda di condono o li aiutano a districarsi in altre faccende burocratiche.
Immagino che molte persone sentano il bisogno di utilizzarle in cerca di qualche informazione utile.

Ieri un conoscente alle prese col "Salva Casa" di Salvini mi ha mostrato una rivista appena acquistata. Voleva capire se e come condonare una veranda. Mi ha spiegato che si tratta di una vecchia veranda già condonata con altri condoni, ma poi la trafila di quei condoni s'è intricata e non è venuta fuori alcuna sanatoria, perciò vorrebbe ricondonare di nuovo. Siamo nel paese dei condoni che non finiscono mai e non possiamo stupircene, è nostra antica tradizione, un tempo si chiamavano indulgenze e si dovevano comprare per assicurarsi qualche punto in più nella lotteria del paradiso. Anche le indulgenze non bastavano mai e si stava sempre a ricomprarle.

I consigli contenuti nella rivista luglio-agosto erano già vecchi e probabilmente inutili perché basati sul decreto salva-casa approvato in CdM che però è già stato modificato in sede di conversione... col fai da te burocratico si rischia sempre di sbagliare, ma tant'è. Comunque, prima di buttar via il giornaletto, mi sono saltate all'occhio alcune cose.

27 febbraio 2024

Il Mainstream, cerchiamo di capire cos'è.

Esiste il mainstream? il flusso principale dell'informazione è davvero una corrente a senso unico?

Se proviamo a cercare nell'informazione televisiva vediamo soprattutto notiziari e talk-show televisivi che fanno da cassa di risonanza ai fogli propagandistici di destra presentati come se fossero veri giornali: Libero, Giornale, Verità.

Sono i fogli dove scrivono personaggi più volte sospesi dall'albo dei giornalisti come Vittorio Feltri o condannati per diffamazione come Alessandro Sallusti (i campioni del "metodo boffo"), ma ci sono anche personaggi molto compromessi coi servizi segreti e agenti provocatori.

Ma non c'è solo questo. Su La7 di Urbano Cairo, Lilli Gruber e Corrado Formigli invitano anche firme di un altro tipo di stampa: Repubblica, Sole24Ore, Stampa, testate che qualcuno vorrebbe collocare a sinistra, ma trattandosi di stampa padronale è solo una destra più educata, più ordinata, più professionale e sicuramente meno disonesta dei giornalacci che abbiamo citato prima, ma sempre voci del padrone. 

Su Mediaset presentano anche un'altra falsa sinistra: L'Unità di Piero Sansonetti e il Riformista di Matteo Renzi, cioè una sinistra che finisce sempre col sostenere le peggiori idee della destra, salvo distinguersi su qualche questione di diritti civili: migranti, abusi di polizia, ecc.

Se a tutto questo aggiungiamo altre evidenze, se ne deve dedurre che il mainstream coincide con le narrazioni politiche di destra però chi usa il termine mainstream lo fa per accusare la sinistra. E' un paradosso.

30 ottobre 2023

Aspettando una nuova Caporetto

Un documentario storico curato da Aldo Cazzullo e trasmesso da La7 (Caporetto - Una giornata particolare) ha mostrato alcuni aspetti della Grande Guerra che non c'erano nei libri di storia, perché la storia, quella scolastica, descrive gli assetti geopolitici e le cause economiche e sociali che hanno condotto alla guerra, poi ci sono le mappe dei territori conquistati o persi. Non ci sono gli aspetti organizzativi.

Sappiamo tutti che la 1^ gruerra mondiale fu una guerra di trincea. Ma che significa guerra di trincea? il documentario lo mostra molto bene e aiuta a comprendere meglio anche i versi della Veglia e di San Martino di Giuseppe Ungaretti, il poeta che a quella tragedia prese parte, come Carlo Emilio Gadda, come Silvio D'Amico ed altri che non si lasciarono ubriacare dalla retorica bellicista, futurista e dannunziana.

In quella Grande Guerra, lì sui monti del Carso, c'era anche mio nonno, ma io non l'ho mai conosciuto. Era mia nonna a riferirmi qualcosa di ciò che aveva saputo dal marito e dal fratello, fante in prima linea. Mi diceva che il 4 novembre non era una data da festeggiare perché quella guerra per lei era stata una grande sconfitta, una inutile e insensata carneficina. Mi diceva anche che i generali italiani, incapaci di gestire le strategie militari, si erano accaniti contro i loro stessi soldati ordinando in modo scellerato fucilazioni di innocenti: "mandavano i soldati allo sbaraglio, ordinavano attacchi inutili e impossibili, e poi li uccidevano sparando ai fuggiasci per incutere coraggio negli altri, i sopravvissuti che dovevano farsi uccidere dagli austriaci."
Il documentario di Aldo Cazzullo mi conferma i racconti di mia nonna.

25 agosto 2023

Saviano politicamente scorretto

Roberto Saviano sarà processato. E' stato denunciato dalla Presidente del Consiglio. L'onorevole (sic) Donzelli lo ha annunciato con grandissima soddisfazione: i crimini vanno puniti e perseguiti. Saviano è un criminale da galera.

Ma cosa ha fatto Saviano? Quale crimine ha commesso?

In una intervista televisiva dedicata ai migranti che muiono in mare ogni giorno nella vana speranza di raggiungere un luogo in cui poter sopravvivere, allo scrittore è stato chiesto di esprimere un parere sul  governo che sta ostacolando chi prova a salvarli: a Cutro non scattarono i soccorsi, le associazioni dei volontari (ong) vengono costantemente diffamate, le loro navi sequestrate, pesanti multe vengono inflitte a chi effettua salvataggi multipli... Di fronte  a questo scenario di morte peggiorato da una strategia che ostacola i soccorsi e talvolta invoca gli affondamenti, Saviano ha detto: "bastardi!"

No, questo è troppo! Non è una critica: dire bastardi è un'offesa, una diffamazione, è una parola politicamente scorretta.

La RAI ha immediatamente censurato il documentario di Saviano. L'avevano già registrato ma in questi casi la censura è d'obbligo e si estende a tutto il programma televisivo. Ma non basta. Pronunciare quella parola è un vero crimine. Saviano va processato e condannato. I giudici devono occuparsi di lui e delle sue parole, non delle omissioni di soccorso, non dei morti annegati, non dello stato di abbandono in cui versano centinaia di migliaia di persone, non dello sfruttamento che spinge i migranti verso le nostre coste... su tutto possiamo transigere, o tranquillamente ignorare, soprattutto se nuoce agli altri, ma non sulla singola parola usata da Saviano.

30 aprile 2022

Libertà e pluralità di opinioni in tempo di guerra

La guerra in Ucraina ha deformato l'informazione pubblica. Siamo immersi in una narrazione tossica che somiglia già alla propaganda di guerra. C'è chi vorrebbe usare la censura, cioè abolire la libertà di opinione, per contrastare le dittature che aboliscono la libertà di opinione. Julian Assange è chiuso da anni in un carcere di massima di sicurezza nella liberale Gran Bretagna con l'accusa di aver divulgato la verità sui crimini di guerra americani. Dico USA e Gran Bretagna con la complicità della Svezia, non Russia e Cina con la complicità della Turchia.

Fortunatamente in Italia ora non c'è un regime totalitario, alle autorità non è consentita la censura, ma dobbiamo fare in modo che questa libertà non scompaia. In TV possiamo ascoltare opinioni varie, anche quella di esperti come il prof. Alessandro Orsini e di giornalisti come Michele Santoro, contrari all'intervento militare italiano nella guerra d'Ucraina. Tuttavia assistiamo anche a deplorevoli tentativi di censura diretta o indiretta.  

[post modificato il 3 maggio 2022]

6 aprile 2022

Revisionismo informativo

Nessuno può pretendere che l'informazione ci fornisca sempre e solo la verità. In ogni notiziario ci sono diversi punti di vista, parzialità e anche falsificazioni. Questo è ben noto, ma in tempo di guerra la propaganda diventa fabbrica di falsificazioni con l'intento di disumanizzare il nemico e creare masse accecate dal furore vendicativo. Così la guerra si trasforma da mostro tragico in qualcosa di giusto e perfino necessario. Per non cadere nella trappola occorre seguire il vecchio consiglio di Benedetto Croce: giudicare le notizie usando il filtro della logica

Ci provo. Ma ora vedo che non ci sono soltanto notizie logicamente sospette, sembra che si stia mettendo in moto un revisionismo che tende a manipolare anche il passato.

28 marzo 2022

L'informazione con l'elmetto

La guerra porta devastazione e morte. Sempre. Ma noi italiani non abbiamo risentito delle guerre lontane. Non ci importava molto dell'Iraq e dell'Afghanistan, neanche della Siria, ora però la guerra è dentro l'Europa e già vediamo l'informazione devastata. Sembra quasi che l'Italia si sia già messa l'elmetto. 

Il migliore amico di Silvio Berlusconi, quello che era il perfetto capo di stato per Matteo Salvini (per le sue magliette esibiva l'effige di Vladimir Putin in divisa), elogiato da Giorgia Meloni come "difensore dei valori europei e dell'identità cristiana", ora è diventato il cattivo, il dittatore sanguinario, il nuovo hitler, il nemico da battere. Tutti armati contro di lui. Combattere per interposta nazione può essere un'ottima soluzione: basta  mandare armi agli ucraini che hanno il diritto di difendersi.

Sì, hanno davvero il diritto di difendersi. Ma l'Italia ripudia la guerra o no? La Costituzione esclude categoricamente che la guerra possa essere uno strumento di risoluzione delle controversie internazionali, invece ora ci dicono che non c'è una controversia da risolvere, è solo una guerra da vincere. E vinceremo! I professionisti dell'informazione ci spiegano che non ci sono ragioni e interessi contrapposti, non c'è uno scontro tra nazioni o tra culture, c'è solo un tiranno impazzito: Vladolf Putler. Se Putin è il male assoluto nessuno deve sottrarsi all'obbligo di sostenere la guerra armata del bene contro il male.

Qualcuno però non condivide completamente questa narrazione.  Salvini, Meloni, Berlusconi & C. annaspano tra l'innominabile, l'imbarazzato e uno stonato pacifismo. Altri vorrebbero davvero mantenere la pace e per riaverla sarebbero disposti a trattare anche col lupo cattivo. 

22 ottobre 2021

Decisionismo e proteste controproducenti

La dittatura sanitaria non c'è, l'accentramento di potere sì.
Quando fu annunciato l'esordio del governo Draghi, mentre giornali e TV lo osannavano come governo di "alto profilo" o "governo dei migliori", su questo blog evidenziai qualche dubbio nel post Cambio di governo al buio, era il 6 febbraio. Adesso, a nove mesi da quello che Marco Travaglio ha chiamato conticidio, è ancora Marco Travaglio a darci notizia di come vengono gestite le decisioni di governo. Senza discussioni.

Sembra quasi che la Repubblica si stia trasformando in una sorta di azienda.

19 agosto 2020

La diceria delle due campane

Un'amica mi dice che per non cadere nelle manipolazioni ideologiche lei si informa ascoltando sempre le due campane.  Ma quali sono le due campane?

Un tempo l'espressione faceva pensare a un contrasto ben chiaro di visioni politiche, quello magistralmente rappresentato nei film di Peppone e Don Camillo. 

La prima campana stava sul campanile della chiesa,  rappresentava la morale cristiana, la solidità della famiglia tradizionale, l'economia basata sulla proprietà privata e sul capitalismo industriale, era una campana che esprimeva sempre amicizia e riconoscenza verso gli americani; l'altra campana aveva un suono in cui si mescolava sogno e minaccia, per alcuni era il sogno del paradiso socialista, per altri la minaccia della rivoluzione bolscevica che avrebbe portato con sé la dittatura del proletariato. Un passaggio necessario secondo i cultori della falce e del martello, un permanente regime oligarchico dominato dalla nomenklatura di partito per tutti gli altri. 

15 luglio 2020

La bufala del genitore-1 e genitore-2

Una norma di legge ha stabilito che in certi documenti ufficiali non si possono indicare i nomi dei genitori come "padre" e "madre" e che gli stessi devono essere classificati come "genitore 1" e "genitore 2".

E' una bufala. Non è mai esistita alcuna norma che abbia stabilito un'idiozia di questo genere. Però molti la credono vera, perché l'hanno letta, l'hanno sentita in televisione, hanno visto le proteste di alcuni partiti e associazioni. Recentamente hanno saputo che la norma è stata abolita per decisione dell'ex-ministro Salvini, dunque prima c'era, altrimenti come avrebbe fatto ad abolire una norma che non esiste?

No, la regola del Genitore 1 e Genitore 2, imposta affinché non si scrivesse più padre e madre non è MAI esistita.  E' una bufala bella e buona, ma di quelle così ben confezionate che ci vuol fatica per smentirle. Come si fa a smentire un norma che nessuno cita, che nessuno sa dove sia?

Visto che ora la norma inesistente è stata abolita, partiamo da questa presunta abolizione. Ce ne dà notizia l'Avvenire del 3 aprile 2019 che titola: "Torna madre e padre sulla carta d'identità dei minorenni"

25 aprile 2020

Il coronavirus e la fiera delle idiozie

Il virus ci ha costretto a stare reclusi per evitare il contagio. Rinuncia alla libertà. Qualcuno si chiede se sia lecito imporla. La decisione del governo italiano è stata presa prima di altri paesi perché purtroppo in Italia si era creato un primo focolaio che mostrava la pericolosità del virus.
Il primo contagiato di Codogno era un giovane (38anni) in ottima salute arrivato in ospedale in condizioni quasi disperate. C'era poco da consolarsi con l'idea di una semplice influenza che forse avrebbe potuto ammazzare qualche vecchio già malato (guardate questa testimonianza del 15 marzo per avere un assaggio di realtà). La sfortuna italiana di essere colpiti per primi potrebbe essere stata una fortuna perché ci ha costretto a non sottovalutare i rischi.

23 settembre 2018

Il posto fisso dei giornalisti

La stampa, il quarto potere. Non c'è democrazia senza una stampa coraggiosa e indipendente che sia capace di indagare e denunciare.

In Italia purtroppo non ci sono editori indipendenti, sono tutti collegati a qualche forza politica oppure sono molto dipendenti da chi può orientare i flussi pubblicitari. Per questo l'Italia è una democrazia zoppa. Il popolo composto da cittadini informati poco o male non è un popolo sovrano.

Senza editori indipendenti l'unica garanzia di buona informazione ce la possono dare solo i singoli giornalisti. Perciò è importante dare al giornalista un ruolo professionale che lo tuteli dalle interferenze dell'editore: la garanzia del posto fisso. Se oggi il posto fisso è considerato un vecchio privilegio da abbattere è anche per questa ragione, perché i padroni vogliono riprendersi la libertà di spadroneggiare come ai tempi di don Rodrigo, vogliono giornalisti che non scrivano cose scomode, vogliono giudici obbedienti, vogliono avvocati addomesticabili, vogliono insegnanti controllabili, quindi nessuno deve avere il posto fisso.

Invece la difesa della democrazia si fa difendendo il posto fisso, soprattutto per le categorie di professionisti che sono chiamati a fronteggiare i poteri politici ed economici. Oggi il ritorno di Barbara Orsini al suo posto di lavoro nei servizi di informazione di Rete8 non è solo la soluzione di una controversia individuale. La giornalista era stata discriminata e poi licenziata a causa di una sua reazione verbale. Dopo 18mesi il Giudice del Lavoro di Chieti ha annullato il licenziamento a l'ha reintegrata. Non conosco la giornalista e non so quale sia il suo stile o il suo valore professionale, ma credo che questa sentenza sia una vittoria per la libertà di stampa e per la nostra democrazia perché è il ruolo di indipendenza del giornalista che va tutelato, a prescindere dalle opinioni.

Purtroppo accanto alla buona notizia ce n'è anche una cattiva: nei diciotto mesi trascorsi dal suo illegittimo licenziamento c'è stata poca solidarietà da parte dei colleghi. Il suo caso è rimasto nell'ombra e ora sono gli stessi rappresentanti del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, Marco Patricelli e Adam Hanzelewicz, a denunciare il "silenzio assordante" della stampa su una grave questione che lede direttamente la stampa.

30 maggio 2018

L'interrogatorio di Zuckerberg

Lo scandalo del caso Cambridge Analytica, ha rimesso nuovamente Facebook al centro dell'attenzione. Mark Zuckerberg è stato chiamato a rendere conto degli inganni perpretati a danno degli utenti di facebook davanti a una commissione del Parlamento Europeo.
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Le domande che gli sono state poste da Guy Verhofstadt, ex primo ministro belga, mettono in risalto la realtà dei fatti: da oltre un decennio le informazioni e la formazione dell'opinione pubblica nel mondo occidentale sono devastate da un giocattolo informatico.

11 febbraio 2018

I martiri delle foibe

Con la giornata del ricordo, che cade il 10 febbraio ed è dedicata al ricordo dei martiri delle foibe, l'Italia ha creato una sorta di contraltare alla Giornata della memoria. Una scelta volutamente divisiva. Credo che sarebbe stato più opportuno ampliare il significato del 27 gennaio, ricordando che non ci furono solo le vittime dell'Olocausto, scelte e condotte al mecello, ma anche altri innocenti che perirono nelle tragiche vicende conseguenti e collaterali del medesimo dramma.

Nelle foibe furono gettate le vittime delle rappresaglie compiute dai partigiani titini. E' una storia particolare e diversa da quella dei campi di sterminio nazisti, ma non ci sarebbe mai stata senza l'altra.

Al ricordo delle foibe la rivista Fanpage ha dedicato un'inchiesta che mi sembra costruita con la dovuta obiettività.



Molto apprezzabile le scelta di dare la parola agli storici. In questo modo non si rischia di cadere nella faziosità, come purtroppo accade nei salotti della TV di Stato. A questo link potete trovare un brutto spettacolo messo in scena da un padrino della televisione pubblica che invece di ascoltare gli studiosi li aggredisce. Alessandra Kersevan, invitata proprio nella sua qualità di storica, si era limitata a denunciare l'uso erroneo di una fotografia, ma il conduttore reagisce furiosamente: "lei viene a dire cose che non stanno né in cielo né in terra!".

Quella fotografia è ormai un classico, ci ricascano sempre, quest'anno la Meloni. Certo non sarà gravissimo sbagliarsi su una fotografia, benché gli elmetti italiani siano facilmente riconoscibili, ma il perseverare sempre nel medesimo errore ci fa capire quanto poco studio ci sia da parte di molti predicatori.

A questo link c'è un'interessante casistica delle falsificazioni fotografiche sulla questione delle foibe.

20 maggio 2013

Giornalismo d'inchiesta

"finora è andata bene, incrociamo le dita, perché nel fare inchieste sbagliare è un attimo"

con queste parole Milena Gabanelli stasera ha concluso il lungo elenco di querele subite. In tutti i casi Report (Rai3) ha dimostrato di aver esercitato in modo corretto la funzione di informazione giornalistica. Evidentemente le querele tendevano a fermare l'informazione e non a difendere diritti violati.

La pioggia di querele che si abbatte sui ligliori giornalisti è il segno di una difficoltà degli italiani ad accettare l'idea di vivere in democrazia. Invocano continuamente la privacy a proposito e sproposito. Chissà quando capiranno che per non essere esposti al disprezzo occorre cominciare col comportarsi bene. Altrimenti la stampa può e deve dire anche ciò che non fa piacere sentirsi dire.

"E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente".

La battuta di Humphrey Bogart nel film L'ultima minaccia dovrà cominciare ad avere un senso anche da noi.