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21 novembre 2017

I nostri dati sanitari regalati alla IBM

Le informazioni che riguardano la nostra salute sono dati sensibili. Questo non significa che esiste un obbligo di tenere nascoste le nostre malattie o le nostre debolezze (predisposizioni ad ammalarsi). In molti casi parlarne è doveroso perché è importante avvisare gli altri se siamo portatori di una malattia contagiosa. La mascherina con cui i giapponesi coprono naso e bocca quando hanno il raffreddore è un segno, ben visibile, di rispetto e di civiltà. Allora perché preoccuparsi di custodire i nostri dati?
Non è solo questione di riserbo, non è solo un modo per sfuggire ai giudizi e ai pregiudizi. La medicina è diventata business.
Le industrie farmaceutiche orientano la ricerca scientifica. Dove manca un servizio sanitario nazionale le cure sono garantite da compagnie di assicurazione. La libertà di esercitare liberamente l'impresa privata consente alle compagnie di scegliere la propria clientela e quindi di assicurare o non assicurare o di imporre clausole con particolari limiti. Siamo tutti esposti ai loro capricci perché l'ideologia neo-liberista e le politiche economiche di austerità stanno smantellando i servizi pubblici.

Se l'assicurazione riesce a conoscere in anticipo le nostre malattie e le nostre predisposizioni può scaricare tutte le persone a rischio e offrire copertura solo a chi gode già di buona salute. Ecco perché i dati sanitari devono restare coperti dal riserbo e devono essere comunicati con la massima cautela. Ecco perché il governo italiano compie un grave errore e commette un grandissimo abuso nel consegnare a un'industria americana i nostri dati più sensibili.

20 maggio 2013

Giornalismo d'inchiesta

"finora è andata bene, incrociamo le dita, perché nel fare inchieste sbagliare è un attimo"

con queste parole Milena Gabanelli stasera ha concluso il lungo elenco di querele subite. In tutti i casi Report (Rai3) ha dimostrato di aver esercitato in modo corretto la funzione di informazione giornalistica. Evidentemente le querele tendevano a fermare l'informazione e non a difendere diritti violati.

La pioggia di querele che si abbatte sui ligliori giornalisti è il segno di una difficoltà degli italiani ad accettare l'idea di vivere in democrazia. Invocano continuamente la privacy a proposito e sproposito. Chissà quando capiranno che per non essere esposti al disprezzo occorre cominciare col comportarsi bene. Altrimenti la stampa può e deve dire anche ciò che non fa piacere sentirsi dire.

"E' la stampa, bellezza, e tu non puoi farci niente".

La battuta di Humphrey Bogart nel film L'ultima minaccia dovrà cominciare ad avere un senso anche da noi.


2 maggio 2008

Redditi e privacy

La decisione del ministro Visco di pubblicare l'elenco dei contribuenti sul sito dell'Agenzia delle Entrate ha scatenato una serie di polemiche: tutela della privacy, esposizione alla curiosità morbosa dei vicini, colonna infame...

Stupisce soprattutto che a protestare sia stato Beppe Grillo, paladino della legalità e della trasparenza che da anni chiede la pubblicazione dei bilanci aziendali in modo che tutti possano controllare la giusta proporzione tra i profitti delle aziende e gli stipendi dei manager.


22 giugno 2006

I politici intercettati

In questi giorni si discute molto di intercettazioni telefoniche: alcuni invocano una legge che impedisca di trasformare lo spionaggio telefonico in una pubblica gogna, altri vorrebbero vietare tutte le intercettazioni, altri ancora chiedono la massima libertà di stampa in nome di un diritto a conoscere anche i fatti più nascosti.

A me sembra che l'equilibrio tra il diritto alla riservatezza personale e il diritto all'informazione c'è già nella nostra legge. Proviamo a chiarirlo:

1) Esiste la tutela della privacy per i comuni cittadini: non è giusto e non è lecito pubblicare il contenuto di intercettazioni, neanche quando le stesse siano state prodotte come atti processuali.

2) La privacy non si può invocare per fatti e opinioni espresse da personaggi che sono diventati pubblici perchè essi stessi hanno deciso di candidarsi a rappresentare o a governare la nazione.

Nessuno è obbligato a fare il rappresentante politico, chi sceglie di farlo indossando la veste candida (candidatura) non può chiedere che la legge gli faccia da schermo per coprire le sue macchie!

Quindi se un attore o un cantante o un campione dello sport chiede che nonostante la sua pubblicità gli sia lasciato un margine di privacy, questo è ben comprensibile, ma ciò non è possibile per chi ha assunto una candidatura politica. Tutto quello che può aiutare i cittadini a farsi un corretto giudizio su coloro che si sono "candidati" diventa politicamente importante.