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8 novembre 2021

Convertire la tribu' bianca

La civiltà occidentale è la punta più avanzata del progresso umano, ma forse è anche la parte più malata che rischia di distruggere tutto.
In questi giorni abbiamo visto i potenti della terra riuniti a Roma per il G20 e a Glasgow per la COP26. Il solito blablabla dei potenti che si complimentano tra loro mentre nel pianeta l'umanità soffre la fame, la sete, lo sfruttamento, la schiavitù, i disastri climatici, le guerre, la pandemia, le dittature... Tutti i movimenti nati per le vere esigenze degli uomini si sono dispersi: socialismo, comunismo, cooperativismo, comunità hippie, no-global, girotondi, occupy, cortei viola... tutti svaniti.
Non erano stalinisti quelli che s'erano dati appuntamento a Seattle nel 1999 e poi a Genova nel 2001. Chiedevano che la globalizzazione dell'economia fosse anche una globalizzazione del benessere. Lo chiesero ancora nel 2011 proclamando in tante  città l'Occupy Wall Street. Noi siamo il 99% dicevano i manifestanti di Zuccotti Park e di Gezi Park. Il 99% dovrebbe pur contare qualcosa in democrazia, invece no, tutto è svanito. Ora nei luoghi che avevano riacceso le speranze del mondo abbiamo visto arrivare la volgarità razzista di Trump e la dittatura di Erdogan. 

9 gennaio 2021

Il bivacco dei manipoli a Washington

Le notizie di rilievo di questo inizio 2021 sono due. La prima viene da Washington, dove alcuni buzzurri travestiti da barbari hanno dato l'assalto a Capitol Hill, il fastoso palazzo bianco col cupolone, tempio sacro della democrazia che da noi viene chiamato "Campidoglio", sede del Parlamento americano; la seconda riguarda Roma, dove alcuni buzzurri travestiti da politici stanno dando l'assalto al governo di Giuseppe Conte, quel professore senza tessere politiche che ha cercato di riportare a Palazzo Chigi un po' di competenza e di serietà. 

Cerchiamo di capire, se possibile, il senso di questi avvenimenti. 

Da una parte, quella americana, sembra che Trump, tronfio del suo narcisismo incontrollabile, abbia tentato un colpo di Stato facendo qualcosa di simile a quello che Mussolini aveva minacciato in Italia cento anni fa, dall'altra c'è solo un gruppo di bulli che è andato a piantar grane dentro Palazzo Chigi.

«Potevo fare di quest'aula sorda e grigia un bivacco di manipoli: potevo sprangare il Parlamento e costituire un Governo esclusivamente di fascisti. Potevo: ma non ho, almeno in questo primo tempo, voluto.»

15 novembre 2020

La causa del negazionismo e la post-verità

E' sorprendente sapere che i negazionisti del covid non cambiano idea neanche quando sono colpiti direttamente dal contagio. Lo sostiene Roberta Petrino che dirige il pronto soccorso di Vercelli. La dottoressa racconta di pazienti positivi che, nonostante le sofferenze, continuano a negare l'esistenza del covid e considerano le cure come una costrizione. 

Notizie di questo tipo ci fanno vedere che siamo in una situazione molto strana, difficile da comprendere, ma forse qualche spiegazione esiste e l'abbiamo avuta da Umberto Galimberti nella trasmissione televisiva di Andrea Purgatori.

 

10 novembre 2020

Riti tribali del XXI° secolo

Si chiama Paula White, consulente spirituale di Donald Trump, che al momento è ancora il presidente della più grande potenza del mondo. 

(nel blog di Kelebek potete trovare interessanti considerazioni)

10 luglio 2019

Salvataggi

In questi giorni infuria una pretestuosa polemica su una vicenda che non dovrebbe occupare le prime pagine, invece sta suscitando un clamore internazionale, divide gli italiani e spacca le coscienze.


La polemica in questi giorni contrappone capitano e capitana: lui è uno strabordante ministro degli interni che si vanta della propria testardaggine, indossa abusivamente magliette e divise militari, si esibisce in migliaia di selfie e tweet quotidiani, si fa chiamare 'capitano' benché non sia mai stato capitano di nulla, lei invece è una vera capitana, comandante di una nave, la Sea Watch III che ha tratto in salvo una cinquantina di africani imbarcati da un gommone alla deriva.

22 maggio 2019

Autoritarismo arbitrario

Rick Du Fer spiega, con un esempio concreto, cos'è l'autoritarismo. E' una bella lezione di educazione civica. Rick è non è un giurista, è un filosofo, ma la sua spiegazione è giuridicamente ineccepibile. Una lezione molto importante in questi tempi in cui troppi tendono a non ragionare più in termini civili e democratici. Ci si contrappone come guardie-e-ladri o uomini-e-caporali, come diceva il grande Totò.  

La vicenda riferita da Rick non è molto diversa da quella che avevo riportato nel mio post del 18 dicembre I due ragazzi col cartello "Ama il prossimo tuo" non stavano disturbando nessuno, ma nonostante la ripresa video fatta da Diego Bianchi, che ormai è un importante conduttore televisivo, non ci sono state conseguenze. Non è servito a nulla. L'autoritarismo arbitrario continua. E sembra che non ci sia nessuno a impartire qualche corso di recupero di educazione civica per poliziotti e carabinieri, per spiegare loro che gli agenti delle forze dell'ordine esistono per dare un servizio ai cittadini, sono pagati dai cittadini, devono applicare le leggi e non devono e non possono farsi trasformare in servi di una forza politica o di un singolo uomo politico.  Quando questo accade c'è da essere molto preoccupati.

 

19 dicembre 2018

30 ottobre 2014

Morte di un piccolo poeta


Il bambino morto a Mestre l'11 dicembre 2008 si chiamava Zaher Rezai.
S'era aggrapato sotto la pancia di un Tir per evitare di essere respinto alla frontiera come accade di soliti ai bambini che cercano salvezza, come era già accaduto ad Alidad Rahimi di 12 anni.
Zaher aveva la stessa età o forse meno ed era riuscito a percorrere da solo 9000 km, dall'Afghanistan fino alla Grecia. Aveva attraversato tante frontiere, aveva inventato mille espedienti e in Grecia, a Patrasso aveva scelto il Tir per imbarcarsi di nascosto ed era sceso dalla nave aggrappato con le mani tra gli assi delle ruote, però non ce l'ha fatta, le sua mani hanno ceduto ed è morto, come era morto il ragazzino iracheno senza nome. Venezia è una frontiera infernale. 

Ora la Corte di Strasburgo condanna l'Italia per quella morte assurda, conseguenza di respingimenti contrari al senso di giustizia e alle norme internazionali sui diritti dei rifugiati.
Per il piccolo Zaher, stritolato sotto il Tir con quattro animaletti di gomma nelle tasche e alcune poesie, resta solo una targa. Era un piccolo poeta Zaher.

giardiniere, 
apri le porte del giardino, 
io non sono un ladro di fiori

Chissà se aveva mai letto gli antichi versi di Omero e la storia di Odisseo che sfidava il destino ingannando gli altri, negando il proprio nome  (mi chiamo nessuno) e si nascondeva aggrapandosi sotto la pancia di un montone.
Chissà se ai ragazzi delle nostre scuole qualcuno racconterà l'odissea contemporanea di tanti loro coetanei. Chissà se qualcuno racconterà la storia della lunga guerra iniziata a causa di un novello Paride che tradì gli americani per andare a rifugiarsi tra i monti dell'Afghanistan. Chissà...

15 novembre 2007

Giovani mostri o mostrificati?

Ragazzi che filmano col solito videofonino una compagna di classe schiacciata sotto un autobus. Il filmato viene anche messo in internet. Chi è riuscito a vederlo prima che venisse rimosso dice che qualcuno rideva.

Un fatto ignobile, spaventoso. Non è la morte della ragazza che fa notizia e che ci spaventa, siamo abituati agli incidenti mortali purtroppo, ci spaventa il vuoto morale dei giovani, l'abisso di indifferenza in cui sono caduti, la loro evidente disumanità.


9 maggio 2007

Mostri e altri mostri

In questi giorni sembra che la stampa italiana sia tutta impegnata in una grande campagna a favore delle vittime. Giornali e TV ci raccontano di quanto siano poco considerate le vittime della criminalità e del terrorismo e di quanto sia disdicevole quel plateale invito al perdono pronunciato dal prete durante il funerale di Vanessa Russo. Come si può chiedere il perdono ad una madre a cui è stata appena uccisa la figlia? Come poteva quella madre non invocare la massima pena per gli assassini e non urlare il suo totale rifiuto di perdonarli?

Certo, sul piano delle emozioni il prete potrebbe aver sbagliato e la madre della giovane vittima non può essere sottoposta ad alcun giudizio. Però credo che possiamo e dobbiamo giudicare il comportamento dei giornali.

I giornali hanno lanciato la notizia con il massimo clamore quando non era ancora un omicidio (26 aprile). La vittima era in ospedale. Era stata colpita in faccia dalla punta di un ombrello e a colpirla era stata un'altra ragazza nella metropolitana di Roma, probabilmente una ladruncola.

I giornali hanno dato la notizia della morte di Vanessa e hanno mostrato un video preso dalle telecamere di sicurezza della metropolitana in cui si riconoscono due giovanissime donne che sono diventate così ricercate speciali: le assassine rumene.

Una caccia nazional-popolare al criminale che non è mai stata fatta neanche per i condannati e per boss mafiosi e che si conclude a Tolentino, nelle Marche, dove le due vengono riconosciute e arrestate: sono prostitute, una è minorenne.

Il video, ora che non serve più perché la caccia è finita, viene ritrasmesso oscurando il volto della minorenne. C'è una legge che vieta di pubblicare l'immagine dei minorenni coinvolti in casi di cronaca nera. L'hanno scoperta solo adesso che c'era il divieto, ma ora a cosa serve oscurare un volto che tutti hanno già visto?

Il magistrato si affretta a dichiarare ai giornalisti che l'accusa è di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Ma siamo sicuri che c'erano davvero dei motivi, sia pure futili? siamo sicuri che le due avessero un movente per volere la morte di Vanessa? siamo sicuri che l'ombrello sia un'arma adatta all'omicidio?  No, è evidente che c'è ben poca logica in tutto questo, ma un magistrato spiega in TV che esiste il "dolo d'impeto". Lo stesso tipo di dolo che si potrebbe riconoscere nelle parole di chi accoglie in chiesa il Presidente della Regione Lazio gridandogli "vergognatevi! assassini!" Proprio perché dette nell'impeto emotivo in quelle parole nessuno vedrà una ingiuria perseguibile.

Dopo l'interrogatorio delle due rumene i magistrati Ormanni e Colaiocco affermano di non avere dubbi sulla volontarietà dell'omicidio. "E' stato sicuramente un omicidio con dolo d'impeto, senza un accordo pregresso e senza alcun contributo materiale della seconda ragazza. Abbiamo raccolto molte dichiarazioni testimoniali in questo senso".

Il dolo d'impeto è "la reazione voluta, sproporzionata ai fatti, di una persona instabile che ha agito con impeto e forza". Una definizione che non sembra equivalente a volontà di uccidere. E comunque sia, la seconda ragazza, la minorenne, sarebbe totalmente estranea a quel gesto e sicuramente non imputabile della morte di Vanessa. Se per l'altra si dimostrerà poi che il fatto è accaduto nell'ambito di una lite nella quale Vanessa aveva schiaffeggiato la rumena, come dice lei invocando una legittima difesa, più che di omicidio volontario aggravato si prospetterà l'omicidio preterintenzionale attenuato nei confronti della sola autrice del gesto.

Era dunque così mostruosa, come ci dicono gli opinionisti televisivi, quella richiesta di comprensione fatta dal prete davanti alle telecamere che avevano montato tanto inutile clamore? oppure era solo un doveroso tentativo di calmare gli animi?

Tuttavia sembra che questa stampa non si accontenta di organizzare la caccia al mostro nei confronti di una piccola prostituta che per la nostra legge meriterebbe di essere affidata a qualcuno prima di finire tra papponi e borseggiatori; sembra che non ci si accontenta di amplificare il comprensibile strazio delle vittime; ora se la deve prendere col prete che ha osato dire l'indicibile, ha osato parlare di perdono anziché lasciare aperta la via alla giusta vendetta.

E ora davanti alle notizie di oggi (8 maggio) dobbiamo chiederci perché quegli stessi giornali non trattano alla stessa maniera le tante vittime del lavoro; perché i magistrati non sanno immaginare una forma di dolo anche nel mancato rispetto di norme di sicurezza nei cantieri? perché non sbattono in prima pagina i mostri di Vico Del Gargano? perché i tre giovani che hanno avvicinato in discoteca una ragazza per poi sequestrarla, violentarla e colpirla con sette coltellate e, dopo averla abbandonata agonizzante, sono andati tranquillamente a dormire vengono indicati semplicemente come branco?
Stupro commesso da un branco. Quasi fosse solo un caso di bullismo anche se hanno 21 anni ciascuno, anche se erano già noti alle forze dell'ordine, anche se arrivano in discoteca armati di coltelli e sanno affondarli profondamente nel ventre e nella gola della ragazza prescelta, colpevole di essere attraente e di aver accettato per qualche minuto la loro compagnia.

Perché nessun magistrato viene ad annunciarci il capo d'accusa? perché nessun opinionista ci offre la sua indignazione? forse temono che la stampa possa poi mostrare la reazione delle madri italiane che arriveranno a difendere i loro bravi ragazzi? i figli coccolati che purtroppo qualche volta esagerano, ma che indubbiamente, loro sì, meritano un immediato perdono.

18 gennaio 2007

La cultura dei coltelli

Oggi i funerali di Luigi Sica, il sedicenne ucciso a coltellate da un coetaneo per una lite senza ragione. E' l'ennesimo delitto del genere a Napoli e arriva mentre è ancora forte lo stupore per il massacro di Erba.

Sembra che in Italia si stia diffondendo una cultura del coltello.

Quel poco di benessere e di sicurezza sociale costruita con la pazienza educativa e con la tolleranza politica viene travolta da qualcosa che non si riesce a capire, ma che forse è solo la fretta, il volere tutto e subito.

Siamo in uno stato democratico, in uno stato di diritto, in un sistema di welfare state: grandi e bellissime cose, ma prima di averle perfezionate, prima ancora d'aver imparato a farne parte, ne cogliamo i limiti e le imperfezioni ed eccoci subito ad imprecare pieni di rabbia, reclamando a gran voce una politica sbrigativa e senza mediazioni, una giustizia sommaria e spietata, un'autoaffermazione anche violenta dei nostri presunti diritti. Poi restiamo sgomenti davanti al gesto sanguinario di chi l'ha fatto davvero, di chi ha preso il coltello e s'è fatto giustizia da solo.

Chi e con quale forza potrà fermare questo imbarbarimento? Chi avrà il tempo e la pazienza di spiegare ai bambini e ai ragazzi che nella satira, nell'indignazione, nella rappresentazione e nell'inchiesta c'è la violenza e la sopraffazione che non vogliamo? chi dirà loro che quello che vedono non è il modello da imitare, ma è quello che vogliamo criticare e rigettare? chi troverà un spazio e un momento per spiegarlo e per indicare loro un modello vero?
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10 gennaio 2007

Il ragazzo down picchiato sull'autobus

Un'altra notizia di un giovane down aggredito. Questa volta è accaduto a Roma, su un autobus, dove il giovane ha cercato di sventare un borseggio. Anche questa volta ci sono gli insulti e le percosse nell'indifferenza generale. Qui non c'era i compagni di scuola a filmare. Questa è storia di adulti e mostra un vuoto spaventoso di senso civile e morale di cui il solo ad esserne dotato era il ragazzo down: nessuno è intervenuto in suo aiuto, nemmeno la signora che ha rischiato di essere derubata, nemmeno l'autista che alla prima fermata ha lasciato scendere i ladri aggressori.

Qui tutti gli ingredienti sono probabilmente veri, sono stati denunciati da un ragazzo e la vergogna ricade sugli adulti sia i borseggiatori che i borseggiati, sia i violenti che gli ipocriti, omertosi o codardi. Gli adulti non usano il telefonino per filmare la scena, non mettono messaggi su google. Gli adulti, quelli che si scandalizzano del bullismo nelle scuole, ora si compiacciono di un encomio pubblico per Gianluigi.  Sepolcri imbiancati.