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6 giugno 2024

L'educazione dei ragazzi affidata a una macchina pedagogica

Nelle discussioni che riguardano la scuola o l'educazione emerge spesso la contrapposizione tra il ruolo della scuola e quello della famiglia. Alcuni rivendicano la centralità della famiglia, fino a negare che a scuola si possano affrontare questioni che riguardano la sfera dei sentimenti, della sessualità o altri dati sensibili della vita privata. Altri sognano una scuola che possa promuovere quei valori civici ed etici che molti ragazzi non hanno la possibilità di trovare in famiglia.

Chi ha ragione? Nessuno forse. Tra scuola e famiglia la differenza educativa c'è solo per le famiglie disastrate. La contrapposizione tra educazione scolastica ed educazione familiare è un divisivo politico. Di solito poggia su due pilastri: la competenze (come quelle vantate dal signor Briatore) e le invadenze (come quelle temute da chi crede alla teoria del Gender).  
 

Sono due pilastri della narrazione neoliberista che agisce parallelamente su due ambiti apparentemente distinti, quello familiare e quello economico. 

23 giugno 2023

La fabbrica delle opinioni

E' possibile programmare il cervello? è possibile fabbricare le opinioni e distribuirle ai cittadini che le faranno proprie senza neanche rendersene conto?
Spesso ci dicono che questo è possibile, ma siamo portati a pensare che non può accadere a noi, perché  non siamo così stupidi da farci rifilare opinioni altrui e di crederci, come fossero le nostre.
Ma è davvero così?
Ecco, ho un esempio sotto mano.

Stamattina un amico mi ha mandato un messaggio carico di indignazione: vergogna, vergogna, vergogna, scritto sotto il titolo di un articolo:

"Sono stati promossi con 9 in condotta gli studenti di Rovigo che hanno sparato proiettili finti contro una prof. Le scuse del Ministro Crosetto alla docente."
C'è poco da obiettare, l'indignazione è comprensibile: come fai a dare nove in condotta a studenti che si sono comportati in quel modo?
Sto quasi per mettergli il mio like di conferma e approvazione, poi mi trattengo per una pignoleria: ma che c'entra Crosetto cha fa il Ministro della Difesa? Forse dovrebbe essere il Ministro dell'Istruzione a dire qualcosa.

Vado a controllare e trovo la dichiarazione del Ministro Valditara, diversa nello stile ma simile nella sostanza: il nove in condotta è diseducativo. Il Ministro dice di aver chiesto una relazione alla scuola.
Meno male, mi dico, abbiamo un Ministro capace che non ha ancora perso il senno. Sono bravi questi ministri del Governo Meloni. Non è la mia opinione normalmente, ma in questo caso come potrei dire il contrario? 

13 settembre 2021

E' pandemia o dittatura sanitaria?

Lo scontro tra vaccinisti e antivaccinisti sta monopolizzando l'informazione.  Più si parla di vaccini e meno sapremo di quello che il governo sta preparando per il lavoro, l'economia, la giustìzia, gli appalti, la scuola, la pubblica amministrazione.
Ora lo scontro è arrivato perfino alle accuse di terrorismo. Ci hanno detto che i no-vax stavano preparando l'assalto alle stazioni ferroviarie, dove poi non s'è visto nessuno, ora ci dicono che potrebbero bombardare Montecitorio con un drone carico di tritolo, presentata come notizia da prima pagina perché qualche idiota l'ha scritto in una chat. Giornalismo. Ma qui, prima di esaminare ciò che sta accadendo vorrei fissare alcuni punti che mi sembrano chiari.

La Costituzione

1) la Costituzione consente di imporre limitazioni della libertà di circolazione (art.16) e di riunione (art.17) per motivi di salute e di sicurezza. Quindi le zone rosse, gli obblighi di quarantena, i lockdown e gli orari di coprifuoco, sono limitazioni legalmente ammesse, non sono di per sè segnali di dittatura.
2) La Costituzione (art. 32) prevede la possibilità di trattamenti sanitari obbligatori, tra cui anche gli obblighi vaccinali. Ci sono già state leggi che impongono l'obbligo di vaccinazione e nessuno le ha considerate incostituzionali.  
3) La discriminazione nel trattamento di situazioni oggettivamente diverse è lecita, talvolta perfino necessaria. Richiedere una patente per la guida dei veicoli a motore non lede i diritti di chi non la possiede. Separare gli ambienti tra fumatori e non fumatori è una discriminazione lecita e molto apprezzata dai non fumatori. La Costituzione vieta le discriminazioni di sesso, razza. lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali (art.3). Fumare o non fumare, vaccinarsi o non vaccinarsi, girare nudi o vestiti, sono libere scelte, non sono condizioni insuperabili. Quindi imporre una "patente di immunità" per l'accesso ad alcuni luoghi, attività o servizi è perfettamente lecito. Non implica alcun sospetto di dittatura.

La dittatura sanitaria

18 ottobre 2020

Je suis prof


 

 “Uno dei nostri concittadini è stato ucciso oggi perché insegnava a scuola e insegnava agli studenti la libertà di espressione. ”

Emanuel Macron

 

 

 

16 dicembre 2017

La scuola non e' l'ufficio di collocamento

Un interessante articolo di Francesca Fornario affronta la questione dell'Alternanza Scuola Lavoro, introdotta dalla riforma Renzi per obbligare gli studenti a svolgere tirocini lavorativi. Siamo al terzo anno di applicazione della riforma e ora ai malumori si sono aggiunte le proteste degli studenti, ma il governo insiste sulla propria scelta. I periodi di stage lavorativo sarebbero utili, lo sostiene anche il prof. Ichino sulla base di argomentazioni che sembrano ignorare la vera causa della forte disoccupazione giovanile.

30 novembre 2017

L'inizio di tutte le riforme scolastiche

La scuola italiana sta cambiando. Prima era una scuola di insegnanti e studenti. C’erano i libri, i quaderni, le lavagne, cioè strumenti al servizio delle persone, della loro educazione e della loro cultura personale. Si studiava per imparare e per sviluppare un'armoniosa personalità. Poi sono arrivate le riforme.

17 ottobre 2017

Carrierismo

Il giudice Andrea Mirenda ha rinunciato alla posizione dirigenziale di Presidente di Tribunale per tornare a fare il semplice lavoro di giudice di sorveglianza.

Autodeclassamento, scrivono i giornali, ma l'interessato fornisce una diversa spiegazione: "voglio mettere in luce la dignità profonda del lavorare come semplice giudice, senza questa ansia di prestazione di fare altro e recuperando la massima attenzione alle istanze del cittadino".

Il carrierismo è sbagliato perché spinge il giudice a guadagnarsi meriti particolari partecipando a consigli giudiziari, associazioni, correnti, attività sindacali o mettendosi in mostra in altro modo, ma i cittadini non chiedono questo. "I cittadini da noi attendono decisioni, non che scriviamo trattati. Noi dobbiamo amministrare la giustizia in un tempo ragionevole, con prudenza e saggezza e dedizione."
E' l'impegno ordinario e quotidiano che può fare un buon giudice, l'attenzione per ogni piccola richiesta di chi si rivolge alla giustizia, la comprensione del caso personale, la ricerca accurata della verità.

Probabilmente questo magistrato sarà considerato un bastian contrario. Un membro del Consiglio Superiore della Magistratura ha già definito la sua scelta come una polemica fuori luogo venata da populismo giudiziario. Invece io credo che il giudice Mirenda abbia tutte le ragioni dalla sua parte. Il carrierismo è una perversione. Lo vediamo anche a scuola, dove gli insegnanti dovrebbero dedicarsi all'insegnamento, al semplice impegno ordinario e quotidiano che richiede tempo, attenzione e comprensione. Invece anche nelle scuole è arrivata la perversione del carrierismo. I docenti competono tra loro per scalare i gradini della carriera. Una finta carriera fatta di incarichi di coordinamento, di staff e di funzioni strumentali. Alcuni neanche si accorgono che le apparenti promozioni li declssano verso servizi organizzativi e burocratici, mansioni che hanno carattere ancillare rispetto alla docenza.

Il carrierismo è sempre distruttivo, nella giustizia, nella scuola, nella sanità, nel giornalismo. Distrugge innanzitutto la dignità professionale. Giudici, insegnanti, medici e giornalisti dovrebbero rifiutare ogni tentazione carrieristica per preservare la loro indipendenza di giudizio e di pensiero. Il carrierismo trasforma gli uomini in caporali.

Le funzioni di coordinamento dovrebbero essere assegnate a rotazione, senza competizione. L'esca del carrierismo nasconde la vecchia strategia del divide ed impera. Il carrierismo tra i giudici, i docenti e i giornalisti (le tre categorie prese di mira da ogni involuzione antidemocratica, come abbiamo visto recentemente in Turchia) svilisce le più belle professioni intellettuali ed erode la fondamenta della democrazia.

6 luglio 2015

Concorsi, certificati e curricula


Il concorso dovrebbe essere l'unica via di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni, ma questo non accade negli enti che, in tutto o in parte, si avvalgono di finanziamenti pubblici. In nome della meritocrazia viene richiesto il "curriculum" di cui molti parlano come se fosse il certificato dei meriti acquisiti. Possiamo crederci?


16 aprile 2013

Scuola come diritto o come investimento

Ci sono parole, apparentemente neutre, dietro le quali si nascondono due opposte visioni della società civile rispetto alla educazione dei giovani.

Il referendum consultivo indetto a Bologna per il prossimo 26 maggio fa emergere alcuni contrasti. Ce lo spiega un articolo di Francesca Coin su Roars.

30 agosto 2010

Ignoro ergo sum

 La scienza politica, si è occupata molto di studiare i processi di democratizzazione, e ha dimostrato ampiamente che il miglioramento socio-economico avviene attraverso la capacità delle democrazie, di innalzare il livello culturale di una nazione, investendo in sviluppo, ricerca, ma soprattutto nella scuola pubblica di qualità. L' Ocse ha messo in evidenza la bassa mobilità sociale che persiste nel nostro Paese, dove il successo professionale e il reddito dipendono in larga misura da quelli della famiglia di origine, si tratta di un fenomeno frustrante per chi lo sperimenta, e che influenza in modo negativo la crescita economica della nostra economia malconcia. Infatti, le retribuzioni e i divari retributivi tra le diverse categorie di lavoratori, tendono a mantenersi inalterati nel tempo, ad essere reiterato di generazione in generazione. Nel nostro Paese, il cinquanta per cento del vantaggio economico goduto dai padri ad alto reddito rispetto a coloro che percepiscono stipendi bassi viene ereditato dalla prole, non solo, il figlio di un genitore con istruzione universitaria ha oltre il cinquanta per cento di possibilità in più di accesso allo stesso titolo di studio.
L'Italia è sempre più analfabeta, e il messaggio di chi ha la responsabilità di governo è chiaro: studiare non serve più. Il modello attuale che viene sistematicamente proposto alle
nuove generazioni è “ignorante è meglio”, è meglio essere ignoranti e ricchi piuttosto che colti ma squattrinati. Non a caso la ricerca e l'eccellenza non trovano collocazione nel mondo del lavoro, e le imprese preferiscono assumere personale con la licenza media.
Il governo taglia le spese all' istruzione proprio in un momento in cui solo puntando sulla conoscenza si può ragionevolmente pensare di raggiungere il plusvalore del capitalismo industriale su cui gli altri paesi possono contare. Mentre nel nostro paese storicamente si continua a perpetuare un modello imprenditoriale molto frammentato e poco orientato verso i settori tecnologici, con il risultato che i nostri laureati in materie scientifiche devono emigrare per svolgere un lavoro adeguato al titolo di studio, e paradossalmente i pochi settori avanzati devono attingere al capitale umano rivolgendosi all' estero.

[continua a leggere l'articolo di Loredana Biffo su PolicamenteCorretto]


15 novembre 2007

Giovani mostri o mostrificati?

Ragazzi che filmano col solito videofonino una compagna di classe schiacciata sotto un autobus. Il filmato viene anche messo in internet. Chi è riuscito a vederlo prima che venisse rimosso dice che qualcuno rideva.

Un fatto ignobile, spaventoso. Non è la morte della ragazza che fa notizia e che ci spaventa, siamo abituati agli incidenti mortali purtroppo, ci spaventa il vuoto morale dei giovani, l'abisso di indifferenza in cui sono caduti, la loro evidente disumanità.


20 dicembre 2006

Genesi di una bufala

Torno a scrivere su questo blog dopo un certo disorientamento. La notizia da me commentata nel post precedente era una mezza bufala, ci sono cascato e quindi ho commentato aria fritta.

Ho capito che la mia prudenza nel vagliare le notizie non è sufficiente.

Certo, il video su Youtube c'era davvero, qualcuno l'avrà visto, proveniva da un istituto artistico piemontese, ma il ragazzo down non era down, il picchiatore nazista non era proprio un picchiatore e non era lui a disegnare svastiche e l'aguzzina che conduceva il povero disabile al pestaggio non era un'aguzzina ma solo una compagna pronta ad aiutarlo in situazioni bisogno.

Per capire come sono andate realmente le cose ho dovuto seguire Antonio Guidi, ex ministro e lui stesso disabile. Già nell'immediatezza del fatto Guidi aveva scritto che forse dietro quel filmato c'era solo un gioco. Poi è andato a visitare la scuola senza irrompere con l'abituale forza devastante dello scandalo. Ha semplicemente intervistato i protagonisti della vicenda con la dovuta discrezione, senza mettere i ragazzi sotto i riflettori. Un lavoro che potrebbe esser preso a modello di giornalismo televisivo.

Il video era stato costruito montando artificiosamente le riprese: un ragazzo che tira calci, il disabile, probabilmente autistico che reagisce in modo scomposto perché è quello il suo modo di reagire anche quando non c'è alcuna minaccia, altri ragazzi che sembrano incitare alla violenza e la svastica disegnata per accrescere l'effetto. Sono ragazzi abituati alla finta violenza dei film e dei videogames. Se lo può fare la TV perché non avrebbero potuto farlo anche loro? Era solo un film, tutto finto, da mostrare agli amici.

Ma il travisamento che è stato fatto dell'episodio, i cui strascichi giudiziari sono arrivati fino ai responsabili di Video Google, è una lezione in sé, perché non si tratta di un fatto politico che qualcuno poteva aver interesse a travisare. E' stato uno di quei casi in cui la notizia riesce a costruirsi da sola, attraverso le esigenze di esibizione mediatica, imposte da un mondo che ormai vede solo quello che appare sugli schermi, che si sommano ai pregiudizi, ai pregiudizi sui pregiudizi e poi tutto viene svilito dalla velocità e dalla superficialità delle informazioni.

12 novembre 2006

Il pestaggio in classe del ragazzo down

Gli studenti di una scuola superiore mettono su internet il filmato di un pestaggio ai danni di un ragazzo down. Accade all'interno dell'aula scolastica. Quasi tutta la classe fa branco contro il compagno debole, mentre il picchiatore firma il suo gesto con un simbolo nazista disegnato sulla lavagna.
Il video riceve moltissime visualizzazioni e la notizia rimbalza su giornali e TV. A far scandalo è l'ambiente scolastico che si vorrebbe immaginare impregnato dei buoni principi di uguaglianza, solidarietà, non-violenza e integrazione dei diversi e dei disabili.

Sì, la scuola s'attarda ancora sui sani principi morali, però la maggioranza dei ragazzi li recepisce come noiosa retorica, come moralismo perbenista inutile e anacronistico, ma anche come false maschere di un comunismo che bisogna rifiutare.

La vera educazione non viene dalla scuola, viene dalla società, dalla televisione, dai videogiochi...
La vera educazione è quella che mostra ai bambini e ai ragazzi la necessità di difendersi, la società economicamente e tecnologicamente forte deve difendersi dagli immigrati, dagli islamici, dai diversi.

Tutti i giorni ci viene mostrato dagli stessi giornalisti che ora si meravigliano che il nostro sistema sociale è troppo vulnerabile, troppo tollerante e addirittura imbelle nei confronti delle grandi minacce dei delinquenti, di chi porta un fazzoletto in testa, di chi abita in un tugurio, di chi non ha più una patria che lo accolga... ci fanno capire continuamente che una stupida legalità ci impedisce di colpire questa gente e di annullarla come meriterebbe. Dietro molte "notizie" si cela una costante diseducazione, un addestramento quotidiano alla peggiore violenza che passa negli schermi di TV, Computer e Playstation porta i giovani, forse proprio quelli più volenterosi, a fare la scelta "coraggiosa", a rinnegare i moralismi del parroco e della professoressa e scegliere la svastica nazista per trasformarsi in un branco assassino.

AGGIORNAMENTO: la notizia che aveva dato spunto all'articolo si è svelata come una montatura, alcune rettifiche qui.

27 ottobre 2006

Autonomia scolastica

Nell'articolo pubblicato in prima pagina da La Repubblica di ieri Mario Pirani ha descritto, con la sua consueta chiarezza, la situazione dell'università italiana. Molto severo, ma sicuramente giusto, il suo giudizio su alcuni nodi come l' insana teoria della scuola come azienda e la madre di tutte le riforme, quella sulla autonomia didattica, che ha consentito alle università di riconoscere crediti anche a prescindere dagli esami, con grave discredito per tutto il sistema universitario.

11 giugno 2006

La scuola assediata dal disprezzo

Si è sempre detto che gli insegnanti italiani sono i meno pagati d’Europa a causa del loro grande numero. Anche un aumento di poche decine di euro diventerebbe, moltiplicato per 800.000, un costo insopportabile per le casse dello Stato. 

Ma forse il problema non sta nel numero, e per capirlo basta considerare che nell'ambito della politica e para-politica vengono retribuiti lautamente 150.000 eletti negli organi rappresentativi oltre ai cooptati per incarichi e consulenze che raggiungono il ragguardevole numero di 428.000. [stima di Salvi e Villone nel libro "Il costo della democrazia" ]