Attentati terroristici. Ognuno di noi ha qualche immagine scolpita
nella memoria a presidio della paura: la rambla di Barcellona, il camion sul lungomare di
Nizza, il teatro Bataclan di Parigi, la metropolitana di Londra, la
redazione di Charlie Hebdo, il concerto di Manchester. Forse non
ricordiamo più il numero delle vittime, né il nome degli assassini, però
sappiamo che il terrorismo c'è, può colpire nel cuore delle nostre
città.
Terrorismo islamico.
Da bambino avevo imparato poche cose del mondo musulmano, cose che mi sembravano curiose, non paurose, come la poligamia che consentiva agli uomini di prendersi più mogli e di riempirsi un
harem di concubine. C'erano i ricchissimi sceicchi arabi, le deliziose odalische, i tappeti persiani e i tappeti volanti, la favole di Aladino e di Sherazad. Erano queste le immagini che avevamo del vasto e lontanissimo mondo maomettano. Accadeva talvolta di incontrare qualche islamico, lo si poteva riconoscere quando stendeva a terra un tappetino, come una piccola chiesa portatile, e si prostrava in preghiera rivolto in direzione de La Mecca. Gente pia. Poi tutto è cambiato. Il grande attentato alle torri gemelle di New York ci ha mostrato l'altro volto dell'Islam, un volto oscuro e feroce che portava il nome di
Al-Qaeda,
la setta del famigerato Bin Laden.
Era iniziato lo scontro di civiltà che era stato già prefigurato da Samuel Huntington. Chissà se anche i musulmani furono avvisati.