La stampa, il quarto potere. Il titolo del più celebre film di Orson Welles indica l'importantissimo ruolo dei giornalisti nel sistema democratico. I cittadini non possono controllare i loro rappresentati politici se il giornalismo non esercita la sua funzione di inchiesta e di stimolo. In Italia le cose vanno piuttosto male perché insieme ad un giornalismo servile c'è anche di peggio e qui vorrei portare un esempio.
La vicenda inizia con Marco Travaglio, un giornalista che svolge molto bene il suo ruolo e non risparmia critiche sferzanti nei confronti degli esponenti politici. Nei giorni scorsi ha scritto un articolo arguto e pieno di lazzi nel quale afferma che "la legislatura che sta per essere sciolta (si spera nell’acido) è stata una delle peggiori della storia repubblicana".
Il gioco di parole prende spunto dal verbo "sciogliere" che viene usato per il provvedimento con cui il Presidente della Repubblica scioglie le Camere e indice le elezioni politiche. Anche l'acido scioglie ed è tristemente noto che i mafiosi usavano questo sistema per far scomparire i cadaveri delle loro vittime. Tuttavia a me non sembra che l'accostamento possa risultare offensivo perché il giornalista non sta augurando a qualcuno di fare le stessa fine delle vittime dei mafiosi, sta parlando di una "legislatura" che non è una persona e se ne augura la completa cancellazione. E' facile che a qualcuno l'accostamento possa non piacere, ma di sicuro il linguaggio di un giornalista non è una questione politica. Tutto dovrebbe finire qui. Invece no, tutto comincia qui.
Per le schiere di non-giornalisti al servizio delle strategie antidemocratiche Travaglio è un nemico da abbattere, il vero giornalismo deve sparire, contro Travaglio si usa l'arma del politically-correct. Viene dato ampio rilievo all'opinione (assolutamente legittima) di una donna che è stata sfigurata dall'acido. Ovvio che quel tipo di battura a lei non sia piaciuta, ma nessun altro avrebbe potuto cogliere un nesso tra l'orribile sfregio ideato da criminali imperdonabili e la stroncatura politica di una brutta legislatura.
Il tweet della Annibali viene immediatamente trasformato in fuoco mediatico contro Travaglio, il quale si limita a dire che la parola "acido" non è vietata e non è un insulto per nessuno, ma ovviamente non basta. Travaglio dev'essere annientato. Matteo Renzi esprime solidarietà alla Annibali, mentre Debora Serracchiani fa notare che Travaglio sta usando uno strumento tipico dei mafiosi e ammonisce: "violenza genera violenza". Forse ha capito che Travaglio abbia usato realmente un vero acido?
Filippo Facci si unisce al coro fingendo di voler difendere Travaglio che stavolta è diventato vittima dei suoi stessi amici, questo perché secondo una diffusa convinzione l'arma del politically-correct appartiene ai sinistri, quelli di Repubblica, quelli normalmente indicati come radical-chic. Facci scrive su Libero ma evidentemente non lo legge e non s'è accorto che il suo giornale è stato tra i primi a rilanciare il tweet della Annibali per fustigare Travaglio.
Chi prova davvero a difendere Travaglio è Selvaggia Lucarelli. Lo fa con una lettera aperta alla Annibali in cui esprime ammirazione per la sua battaglia contro la violenza sulle donne, ma nel contempo le spiega anche l'inevitabilità di usare metafore anche molto forti per esprimere una critica politica. Chi s'era indignato delle proposta di riforma costituzionale dicendo che era uno stupro della Costituzione stava offendendo le donne che hanno subito violenza sessuale? Argomentazione apparenteente impeccabile, ma non l'avesse mai fatto, ecco scatenarsi anche contro la Lucarelli il fuoco dei censori. Il Giornale, quotidiano gemello di Libero, compagni di bullismi e di merende (si può dire merende?), riprende le parole della Lucarelli per definire la sua difesa "ridicola" in quanto scritta sullo stesso quotidiano di Travaglio (il Fatto Quotidiano non ha un foglio gemello per giocare a rimpiattino, grave mancanza) ma soprattutto la Lucarelli non potrebbe difendere l'uso della parola "acido" essendo la medesima parola usata in altro contesto da Alba Parietti che fu querelata dalla Lucarelli.
Vi faccio notare che qui non stiamo passando dalla politica, che è fatta di problemi e di possibili soluzioni, al pettegolezzo politico, al chi ha detto che cosa, qui stiamo scadendo in una analisi distorta delle distorsioni di linguaggio. Davvero fu la stessa parola "acido" a causare la querela contro Alba Parietti? Ovviamente no, nella lite tra le due donne la Parietti era stata piuttosto pesante e l'aveva descritta (ce lo dice proprio Il Giornale) come calunniatrice, cafona, mitomane, indagata, megalomane, bugiarda, incompetente, sputtanatrice, bulletta, zecca, sanguisuga... Basta per una querela? Forse basta e avanza, ma quelli del Giornale, che sono, ricordiamocelo, contro il politically correct dei radical chic, sono andati ad analizzare le singole parole e hanno scoperto che Alba Parietti se l'era presa anche col fidanzato dall'altra, un damerino che a metafore non scherza, e aveva definito i due "coppia degli acidi". Acidi nel senso di acidità d'animo, ma quelli del Giornale fanno finta di non capirlo (o forse non riescono proprio a capire i doppi sensi?) ed ecco che l'acido della Parietti diventa uguale all'acido di Travaglio che è lo stesso acido buttato in faccia alla Annibali e altrove utilizzato dai mafiosi e forse nessuno potrà mai più lamentarsi di una acidità di stomaco senza incorrere negli strali dei giornalisti anti polically-correct.
Okay, sappiamo tutti che stiamo parlando di un giornalismo particolare, quello di Feltri e del "metodo Boffo", quello che ha procurato la condanna definitiva per diffamazione ad Alessandro Sallusti, l'inventore del metodo, quello che continua ad ospitare articoli di Renato Farina. Stiamo parlando del peggio, ma dove ci porta questa deriva?
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