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27 marzo 2023

Per combattere la povertà basta eliminare i poveri

C'era una volta una dottrina politica che aveva l'obiettivo di combattere la povertà. Si chiamava socialismo. I socialisti elaborarono diversi modelli: dalla società di produttori di Saint-Simon al falansterio di Charles Fourier, dall'abolizione della proprietà privata di Proudon alla socializzazione dei mezzi di produzione di Karl Marx, dalle comunità di Robert Owen alle cooperative di Giuseppe Massarenti.
Il marxismo ebbe più fortuna degli altri, ma fu anche la dottrina politica più deformata, nella Russia Sovietica diventò un totalitarismo burocratico e nella Cina Maoista diventò una fanatica persecuzione di presunti controrivoluzionari.
In tutti i casi ci fu una riorganizzazione sociale che riduceva almeno in parte le sacche di povertà, ma c'era sempre chi restava emarginato e talvolta oppresso dal nuovo potere.
La svolta ci fu quando arrivò al potere un italiano che per anni era vissuto come un vagabondo nelle cui tasche vuote c'era solo la medaglietta con l'effige di Carlo Marx. 

29 agosto 2017

Il fastidio dei poveri

I poveri sono fastidiosi. Il fastidio non deriva solo dal mendicare, il povero disturba anche quando non chiede niente. La sua stessa esistenza ci mette a disagio. Forse c'è un vago senso di colpa, ma cosa ci potrebbe rendere colpevoli della disgrazia altrui? perché dovrei sentirmi in colpa se non ho fatto nulla? Eppure il senso di repulsione esiste e ha anche un nome, si chiama aporofobia.

Il povero è politicamente scorretto perché senza enunciare una critica alla nostra società, egli con la sua sola esistenza distrugge la perfezione dell'economia di mercato. Il povero è la denuncia vivente di un'ingiustizia. L'ingiustizia di chi non ha nulla mette in discussione l'avere degli altri. Ma noi come possiamo ammettere che le nostre poche e faticate proprietà siano ingiuste?