Una grossa Lamborghini, con a bordo cinque giovani, s'è scontrata con una piccola Smart sulla quale viaggiava una donna con i due figli. Il bambino di cinque anni è morto.
Quello che potrebbe sembrare un ordinario incidente stradale forse non è solo un triste fatto di cronaca, potrebbe essere uno specchio del nostro tempo. Elisabetta Ambrosi nel suo blog del FQ parla di "un caso che racconta chi siamo o chi stiamo diventando".
Guardando oltre le apparenze vediamo che la Lamborghini non era una vettura in transito. Non viaggiava come mezzo di trasporto, non era diretta ad alcuna destinazione, girava da due giorni e due notti in percorsi oziosi, scelti a caso, solo come pretesto per realizzare un video da mostrare in rete.
17 giugno 2023
Sembra un incidente stradale
13 febbraio 2023
La condanna a morte di Alfredo Cospito
Alfredo Cospito è stato condannato a morte. La sua vicenda è raccontata qui.
La pena capitale non è prevista dalle norme vigenti, ma il diritto non si basa solo sulle norme scritte. Dopo quattro mesi di digiuno Alfredo Cospito si sta avvicinando alla sua fine senza che nessuno voglia fermarlo, nessuno può farlo perché è detenuto in carcere. Solo le autorità che lo hanno recluso potrebbero fare qualcosa, ma non lo faranno. Ci dicono che va bene così: se lo merita, è un criminale.
Se un criminale merita anche di morire, senza che nessuno possa intervenire, allora si chiama condanna a morte.Ma come siamo giunti a questa pena non prevista dal codice?
Sommando la sentenza di condanna a due diversi provvedimenti amministrativi di sicurezza e alla ostinata protesta di un detenuto che viene ritenuta inascoltabile e che resta inascoltabile anche se supportata da molte voci stimate e autorevoli.
Ripercorriamo i fatti.
La condanna all'ergastolo - per l'omicidio il codice prevede la reclusione per 21 anni o di più se sussistono circostanze aggravanti. Cospito non ha ucciso nessuno, quindi non dovrebbe meritare una pena così servera. Il tentato omicidio dovrebbe essere punito meno dell'omicidio compiuto. L'ergastolo sembra una pena davvero esagerata, i giudici a lui che era stato già condannato a 10 anni per il ferimento dell'ing. Adinolfi, gli hanno inflitto una condanna ad altri 20 anni per le bombe davanti alla caserma dei carabinieri di Fossano.
Le sentenze vanno rispettate e Cospito non dovrebbe lamentarsene, non è stato molto collaborativo durante il processo e il risultato è andato a suo sfavore.
Sarebbe bello potersi fermare qui dicendo che Cospito sconterà la sua lunga pena nei modi previsti dalle legge. Invece no, con la condanna la vicenda non si chiude, la vicenda è solo all'inizio.
7 novembre 2020
Le storie dimenticate: Giovanni Barbareschi e Piazzale Loreto

La settimana scorsa ho dedicato un post a un comandante partigiano da poco scomparso, uno degli ultimi. Uno degli eroi, quasi dimenticati, sul cui coraggio e sul cui sangue è stata fondata la nostra repubblica.
Dei partigiani si parla sempre in modo generico, invece le loro storie personali meriterebbero di essere conosciute. I nostri ragazzi, anche quelli che studiano nei licei, non conoscono nessuno, neanche Sandro Pertini e Giuseppe Saragat che divennero Presidenti della nostra Italia, neanche Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini che furono tra i più eccellenti giuristi della nostra repubblica, neanche Enrico Mattei che fu uno dei maggiori protagonisti dell'economia nazionale. I partigiani vengono spesso evocati allo scopo di sminuirne il ruolo. Si tende da vari anni a riesumare quei fatti dolorosi in cui alcuni appartenenti alle bande partigiane si macchiarono di azioni criminali e di vendette sanguinarie. Un subdolo tentativo di dare una copertura e una giustificazione ai crimini nazifascisti, come se si potesse porre sullo stesso piano l'aggressione organizzata e la violenza ideologizzata con la reazione scomposta da parte delle vittime.
9 giugno 2020
Il modello Riace e i suoi nemici
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| La Porta del Mare - opera di Mimmo Palladino - Lampedusa |
Il Consiglio di Stato ora ha confermato la sentenza del TAR con cui si stabilisce che la revoca decisa dall'ex ministro Salvini del progetto SPRAR del Comune di Riace era illegittima. Le accuse montate contro il sindaco non avrebbero dovuto portare allo smantellamento di quel sistema che aveva recato grande beneficio a molte persone senza alcuna controindicazione. L'arresto di Mimmo Lucano con una serie di pesanti accuse ha dato un'ottima copertura agli ordini del ministero degli interni. Erano disposizioni illegittime, ma ormai i giochi son fatti e una sentenza di giustizia amministrativa non fa neanche notizia.
21 agosto 2019
Esilio e persecuzione

A ottobre dello scorso anno avevo dedicato un post alla vicenda giudiziaria del sindaco di Riace accusato di reati che sembravano essere piuttosto meriti che egli avesse acquisito. Ma la legge è legge, quindi se aveva anche compiuto irregolarità amministrative è giusto che le autorità facciano i dovuti accertamenti e arrivino anche a sanzionare gli illeciti, ma a distanza di quasi un anno sembra che nessuno sia ancora in grado di dire se le presunte irregolarità amministrative abbiano anche una valenza penale.
Intanto Mimmo Lucano resta obbligato ad un esilio forzato dal proprio paese, condannato a star lontano da casa senza che nessuna condanna sia ancora stata pronunciata a suo carico. La macchina della giustizia è lenta e complessa, ma ora sembra che nei suoi confronti gli accertamenti giudiziari abbaiano assunto i caratteri di un accanimento ingiustificato. Gli vietano perfino di potersi riavvicinare all'anziano padre malato. Un trattamento che spesso non viene riservato neanche ai peggiori criminali ed è anche una condanna per quel padre che non può avere alcuna colpa delle eventuali responsabilità assunte dal figlio come sindaco del paese. E' un rigore eccessivo che diventa persecuzione politica.
(Fonte: Dagospia)

