Alfredo Cospito è stato condannato a morte. La sua vicenda è raccontata qui.
La pena capitale non è prevista dalle norme vigenti, ma il diritto non si basa solo sulle norme scritte. Dopo quattro mesi di digiuno Alfredo Cospito si sta avvicinando alla sua fine senza che nessuno voglia fermarlo, nessuno può farlo perché è detenuto in carcere. Solo le autorità che lo hanno recluso potrebbero fare qualcosa, ma non lo faranno. Ci dicono che va bene così: se lo merita, è un criminale.
Se un criminale merita anche di morire, senza che nessuno possa intervenire, allora si chiama condanna a morte.Ma come siamo giunti a questa pena non prevista dal codice?
Sommando la sentenza di condanna a due diversi provvedimenti amministrativi di sicurezza e alla ostinata protesta di un detenuto che viene ritenuta inascoltabile e che resta inascoltabile anche se supportata da molte voci stimate e autorevoli.
Ripercorriamo i fatti.
La condanna all'ergastolo - per l'omicidio il codice prevede la reclusione per 21 anni o di più se sussistono circostanze aggravanti. Cospito non ha ucciso nessuno, quindi non dovrebbe meritare una pena così servera. Il tentato omicidio dovrebbe essere punito meno dell'omicidio compiuto. L'ergastolo sembra una pena davvero esagerata, i giudici a lui che era stato già condannato a 10 anni per il ferimento dell'ing. Adinolfi, gli hanno inflitto una condanna ad altri 20 anni per le bombe davanti alla caserma dei carabinieri di Fossano.
Le sentenze vanno rispettate e Cospito non dovrebbe lamentarsene, non è stato molto collaborativo durante il processo e il risultato è andato a suo sfavore.
Sarebbe bello potersi fermare qui dicendo che Cospito sconterà la sua lunga pena nei modi previsti dalle legge. Invece no, con la condanna la vicenda non si chiude, la vicenda è solo all'inizio.
La Corte di Cassazione ha riqualificato i fatti di Fossano come "strage politica", una strana strage, senza morti né feriti. Così la condanna a 20anni si è trasformata in ergastolo.
A Cospito è stato applicato un regime carcerario che esclude la possibilità di ottenere i benefici abitualmente concessi ai detenuti che mostrano progressi nel percorso rieducativo. Così l'ergastolo per Cospito diventa ergastolo ostativo, senza possibilità di riottenere in qualche modo la libertà. L'ha deciso un giudice? No, il regime carcerario si applica in base alla qualificazione del reato. Le due pentole esplosive piazzate davanti alla caserma dei carabinieri erano atti di "terrorismo politico".
Per tutti i terroristi c'è l'ergastolo ostativo?
No. Se l'avessero applicato agli autori della strage di Bologna, ora Francesca Mambro e Giusva Fioravanti non sarebbero liberi. Il fascista Fioravanti è stato condannato a più ergastoli, sia per gli 85 morti della stazione, sia per altri 8 omicidi, ma nessun ergastolo era ostativo. E' libero da più di dieci anni.
La strage alla stazione di Bologna non era terrorismo?
Forse sì, ma non aveva matrice politica. Sappiamo che Fioravanti è un fascista, che uccideva i comunisti e i camerati che sbagliano, ma evidentemente le pistolettate di un fascista non sono politiche. Non era politico neanche il potentissimo esplosivo di Bologna probabilmente fornito dai cospiratori della Loggia P2. Neanche gli autori delle stragi mafiose di Capaci e via D'Amelio fecero stragi politiche. Molti di loro li rivredremo liberi. Siamo sicuri che solo i crimini degli anarchici siano politici?
Che significa strage politica?
Ovviamente non si fa saltare una stazione uccidendo più di ottanta persone senza avere un obiettivo politico, che rientrava all'epoca nella strategia della tensione, ma i giudici hanno ritenuto che non è lo scopo a qualificare il crimine come politico, ma forse il luogo. Le bombe piazzate davanti ad una caserma dei carabinieri conferiscono il carattere politico alla strage. E' giusto ragionare così?
Ma la strage c'è stata?
No, le due bombe di Fossano erano ordigni artigianali, sono scoppiate di notte, non hanno ferito nessuno. Era una strage tentata finita nel nulla oppure solo un atto dimostrativo che non voleva uccidere nessuno?
Siamo sicuri che sia giusto punire allo stesso modo chi compie una strage e chi realizza un atto dimostrativo o alla peggio un pessimo tentativo di strage? Siamo sicuri che un tentativo malriuscito sia un atto più grave di una strage portata a compimento?
Ma quelle bombe le aveva messe davvero Cospito?
Non siamo sicuri neanche di questo. Cospito ha rivendicato con orgoglio i precedenti crimini commessi a scopo politico: l'occupazione abusiva di uno stabilimento abbandonato e il ferimento di un dirigente d'industria che si occupava di applicazioni nucleari. Non ha mai rivendicato le due bombe alla caserma. Considerando il carattere del personaggio e il fatto che non ci furono conseguenze è strano che non abbia rivendicato anche le bombe di Fossano.
Per tutti gli ergastolani c'è l'isolamento dell'art.41bis?
No, finora il regime di isolamento era applicato solo ai boss mafiosi. Non è una pena aggiuntiva. L'isolamento è previsto solo per evitare che il detenuto possa comunicare all'esterno e dare indicazioni per altri delitti, come spesso fanno i boss mafiosi.
C'è il rischio che Alfredo Cospito potrebbe comportarsi come un boss e organizzare dal carcere altre azioni violente?
Secondo i magistrati di Perugia l'avrebbe già fatto inviando ai suoi compagni alcuni proclami che sono stati pubblicati su una rivista anarchica. E' questo il fatto che ha portato a all'applicazione del regime di isolamento. Però ci sono altri magistrati che si sono opposti a questa valutazione ritenendo che quei proclami non indicavano alcun obiettivo da colpire, erano solo generiche esaltazioni della ribellione da attuare anche con metodi violenti.
C'erano le condizioni per applicargli anche il regime di isolamento del 41bis?
Probabilmente no, visto che alcuni magistrati lo escludono, ma il loro parere non è arrivato in tempo alla Ministra Cartabia quando ha deciso di applicare il 41bis a Cospito, in aggiunta al regime ostativo. Ora la magistratura torinese ha inviato gli atti alla Corte Costituzionale.
La pericolosità che può giustificare il 41bis non c'era e non si potrebbe ravvisare neanche se i suoi proclami avessero avuto la valenza di istigazioni a delinquere, sia perché sarebbe stato sufficiente sottoporre a controllo e censura la sua corrispondenza, sia per la ben nota natura dei gruppi anarchici che sono molto diversi dalle cosche mafiose: gli anarchici non riconoscono il principio di autorità, non hanno capi. Cospito non è un boss perché tra gli anarchici non possono esserci i boss.
Cospito è stato vittima di semplici errori di valutazione oppure di un intenzionale accanimento giudiziario?
Non è facile dare una risposta, però è abbastanza evidente che il suo caso si presta a diverse speculazioni: la sua protesta contro il regime carcerario duro converge con l'interesse dei mafiosi che da tempo vorrebbero che fosse eliminato sia l'ergastolo ostativo, sia il 41bis. Aver rinchiuso Cospito nel carcere sardo di Bancali e nello stesso reparto di alcuni boss mafiosi ha favorito la possibilità di incontri. E' stata una scelta consapevole? a che scopo?
Come si è generato tanto clamore intorno al caso Cospito?
Il clamore nasce da un'invettiva del deputato Donzelli (FdI) contro i quattro colleghi che si erano recati in visita nel carcere. Le visite dei parlamenti nelle carceri sono previste come strumento di garanzia democratica. Spesso i parlamentari usano questo loro diritto per verificare le condizioni della vita carceraria. Ma Donzelli ha accusato i deputati del PD di essersi recati in carcere come complici di mafiosi e terroristi, per istigarli ad allargare la protesta. Per dare prova alle sue affermazioni Donzelli ha svelato parti di relazioni riservate.
A che scopo violare la riservatezza di atti acquisiti dalle osservazioni all'interno del carcere?
Il provocatorio intervento parlamentare è stato un segnale di incapacità politica e uno strappo alle regole istituzionali con lo scopo evidente di gettare un po' di fango addosso agli avversari politici. Un gesto che segna uno dei punti più bassi delle vicende parlamentari. Ma l'effetto è stato anche un altro: quello di mettere tutti nell'impossibilità di proporre Cospito come caso umano, come un colpevole che merita di scontare la giusta pena ma non di morire, né di essere usato come straccio da buttare in faccia agli altri nelle polemiche politiche.
Ora i deputati di destra si trovano nella situazione paradossale di esigere il massimo rigore nei confronti di un condannato, andando ben oltre la pena previststa dalla legge, e nello stesso tempo sono loro che stanno violando la legge rendendo pubblici atti strettamente riservati che potrebbero anche compromettere le indagini giudiziarie. Il rigore della legalità vale solo per gli altri.
Tutelato dalla sua immunità parlamentare Donzelli crede che tutto gli sia consentito. Però nei mass-media i colpevoli sembrano essere i deputati che hanno fatto visita al carcere. E' un paradosso anche questo perché sarebbe scandaloso se in una situazione giunta al limite estremo nessun parlamentare si fosse curato di andare a fare una verifica della situazione.
L'appello
Ora non c'è solo l'ostinazione di Cospito che protesta in modo non violento. Ci sono anche molti giuristi che ritengono necessario rivedere l'assurda somma di decisioni prese nei confronti dell'anarchico. Un appello al Ministro di Giustizia per la revoca della misura eccezionale del 41bis a Cospito è stato firmato da molti nomi illustri, tra i quali l'ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, il filosofo Massimo Cacciari, il fondatore dell'associazione antimafia Libera don Luigi Ciotti, l'ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo e il missionario comboniano padre Alex Zanotelli, l'attore Moni Ovadia ed altri.
Respingere anche il loro appello a cui si è aggiunta la protesta degli studenti dell'università di Roma, dimostra una evidente volontà di mandare a morte l'anarchico.
E' inutile precisare che gli studenti non stanno esprimendo solidarietà per le azioni criminali che ha compiuto, ma chiedono attenzione per la vicenda che ormai va oltre l'espiazione di una condanna. Non si diventa anarchici e men che meno terroristi chiedendo che la pena sia applicata con giustizia e senza inutili accanimenti.
L'anarchico abruzzese ha violato la legge, lo ammette lui stesso, e deve scontare la pena, ma in un mondo civile la pena non può mai comportare la perdita di tutti i diritti. Tra i diritti di ogni criminale c'è quello di potersi difendere dalle accuse e anche quello di protestare contro le ingiustizie. Perchè vogliamo negarglielo?
Nessuno chiede allo Stato di cedere al ricatto dell'anarchico o alle minacce dei suoi compagni, ma se ci sono stati errori è giusto correggerli. Bisogna farlo nell'interesse generale.
Purtroppo nelle varie stanze della politica, della giustizia e dell'informazione prevale una rigidità che rischia di diventare un accanimento e una perdita di umanità.
Non c'è solo la barbarie di una condanna a morte, una condanna abusiva perché non contemplata dalla legge e neanche dalla sentenza, qui c'è anche una decisione politicamente scellerata che infuocherà le proteste degli anarchici offrendo alle loro discutibili ragioni un martire da vendicare.
L'ex procuratore di Torino Giancarlo Caselli scrive giustamente che stiamo mettendo a rischio, insieme alla vita dell'anarchico, anche la democrazia e lo strumento del 41bis, che era stato molto utile contro la mafia.
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