La settimana scorsa ho dedicato un post a
un comandante partigiano da poco scomparso, uno degli ultimi. Uno degli eroi, quasi dimenticati, sul cui coraggio e sul cui sangue è stata fondata la nostra repubblica.
Dei partigiani si parla sempre in modo generico, invece le loro storie personali meriterebbero di essere conosciute. I nostri ragazzi, anche quelli che studiano nei licei, non conoscono nessuno, neanche Sandro Pertini e Giuseppe Saragat che divennero Presidenti della nostra Italia, neanche Giuliano Vassalli e Massimo Severo Giannini che furono tra i più eccellenti giuristi della nostra repubblica, neanche Enrico Mattei che fu uno dei maggiori protagonisti dell'economia nazionale. I partigiani vengono spesso evocati allo scopo di sminuirne il ruolo. Si tende da vari anni a riesumare quei fatti dolorosi in cui alcuni appartenenti alle bande partigiane si macchiarono di azioni criminali e di vendette sanguinarie. Un subdolo tentativo di dare una copertura e una giustificazione ai crimini nazifascisti, come se si potesse porre sullo stesso piano l'aggressione organizzata e la violenza ideologizzata con la reazione scomposta da parte delle vittime.