Il comitato teatino "Salviamo la Costituzione" era sorto nel 2005 per difendere la Costituzione dagli strappi berlusconiani. Nessuno allora avrebbe potuto immaginare che ci sarebbe stata una replica. Nessuno avrebbe potuto immaginare che il nuovo attentato alla Costituzione sarebbe partito da sinistra, sotto l'egida di un presidente della repubblica che era stato un esponente comunista.
La Costituzione è salva, ma la resistenza non è finita, perché di resistenza si tratta e vi abbiamo ritrovato anche gli ultimi partigiani che si sono schierati a fianco dei comitati del No, insieme ai giuristi democratici e a quei cittadini che da almeno vent'anni cercano di salvare il paese dal saccheggio di mafiosi e affaristi senza scrupoli.
Quest'ultimo referendum ha confermato che siamo in tanti, siamo maggioranza. Il risultato del referendum è anche un recupero di fiducia: negli italiani, nella democrazia e nel futuro. Benché la cicatrice della i uno sgarbo imperdonabile che ci obbliga a rinnovare il monito di Piero Calamandrei, uno dei più saggi tra i padri costituenti:
“Quando l’Assemblea discuterà pubblicamente la nuova Costituzione, i banchi del governo dovranno essere vuoti”
“Nel campo del potere costituente il governo non può avere alcuna iniziativa, neanche preparatoria”.
Un parlamento eletto con una legge non democratica (il c.d. porcellum dichiarato illegittimo dalla Corte Costituzionale) si è arrogato il potere di avallare la riforma disegnata ai tavoli del governo.
E' stato un doppio abuso perpretato sotto gli occhi di un giornalismo imbelle e servile.
L'attentato alla Costituzione è stato sventato, ma la cicatrice resta.