Oggi papa Francesco conclude il suo viaggio apostolico in Canada, iniziato domenica scorsa, facendo tappa nell'estremo Nord del Paese, a Iqaluit, capitale del Territorio di Nunavut, a ridosso del Circolo polare artico, prima del rientro a Roma. [Ansa - 30 luglio 2022]
Siamo talmente abituati ai viaggi compiuti da un Pontefice, il primo Papa viaggiatore fu Giovanni XXIII° poi abbiamo visto Papa JohnPaul II° nelle piazze della Polonia comunista, tra le folle dell'Africa e sul treno che attraversava le pianure del Messico. Non ci badiamo più. Ma il viaggio di Papa Francisco in Canada ha risonanze emotive molto forti.
Per quasi tutti noi il Canada è un paese modello, una democrazia che funziona meglio di quella statunitense, senza i problemi di razzismo, senza la facile circolazione delle armi, eppure anche il Canada ha i suoi scheletri nascosti nell'armadio. Sì, erano proprio scheletri quelli rinvenuti nei pressi delle scuole cattoliche residenziali
Nel maggio del 2021, sono stati ritrovati i resti di 215 bambini in una fossa comune presso l’ex scuola residenziale indiana Kamloops, nella Columbia Britannica. Poche settimane più tardi, sono state ritrovate ben 751 tombe anonime in un’altra scuola a Marieval nel Saskatchewan. Ancora, nel mese di luglio, vi è stato un ultimo ritrovamento di 182 tombe nei pressi dell’ex scuola residenziale della missione di Sant’Eugenio vicino a Cranbrook. [Lo Spiegone]
Quei bambini erano figli dei nativi, membri delle tribù pellirossa che avrebbero dovuto "integrarsi" nella società liberale, avrebbero dovuto diventare più civili secondo i valori importati da noi civilissimi europei.
La storia è raccontata anche in un libro di Ward Churchill. E' un testo che deve essere letto da chiunque voglia capire i termini reali dell'orrore per il quale papa Francesco ha intrapreso il suo "pellegrinaggio penitenziale" per chiedere perdono ai nativi americani della mole di dolore che anche le scuole cattoliche hanno inferto loro, commettendo abusi abominevoli, violenze abissali. E' un libro che si legge tra le lacrime.
Quelle scuole erano riformatori in cui si applicava una rigidissima disciplina. L'uso di punizioni corporali, che sfociavano spesso nell'abuso fisico, ebbe come conseguenza che molti predatori sessuali si facevano assumere come istruttori. La Chiesa taceva. Quando, nel 1969, il governo canadese decise di chiudere le scuole, la Chiesa si oppose e riuscì a mantenerle. L'ultima ha chiuso solo nel 1996. I racconti di chi aveva ricevuto quel tipo di educazione sembravano frutto di esagerazioni. Ora si contano le sepolture clandestine. Il primo ministro, Justin Trudeau, si è impegnato a intraprendere “azioni concrete” per aiutare le comunità indigene nella speranza di poter identificare i resti dei bambini scomparsi.
Papa Bergoglio ha visitato l'ex scuola residenziale Ermineskin a Maskwacis (Collina
dell’orso), dove è stato accolto dal capo indigeno Cree Usow-Kihew (Aquila d’oro), un sopravvissuto alla
scuola Ermineskin, dove lui stesso ha subito per anni abusi di vario genere: «La nostra lingua è
stata repressa, la nostra cultura ci è stata sottratta, la nostra
spiritualità denigrata», ha detto, «speriamo che il nostro incontro di
questa mattina otterrà una vera guarigione e una vera speranza per molte
generazioni a venire». [Il Manifesto]
Davanti alla dignità degli indigeni le parole di Papa Francesco sono state fortissime:
«le politiche di assimilazione e di affrancamento, che comprendevano anche il sistema delle scuole residenziali, siano state devastanti, hanno finito per emarginare sistematicamente i popoli indigeni», «attraverso il sistema delle scuole residenziali le vostre lingue e culture sono state denigrate e soppresse», «i bambini hanno subito abusi fisici e verbali, psicologici e spirituali. Per questo chiedo perdono per i modi in cui molti cristiani hanno sostenuto la mentalità colonizzatrice delle potenze che hanno oppresso i popoli indigeni. Sono addolorato. Chiedo perdono, in particolare, per i modi in cui molti membri della Chiesa e delle comunità religiose hanno cooperato, anche attraverso l’indifferenza, a quei progetti di distruzione culturale e assimilazione forzata dei governi dell’epoca, culminati nel sistema delle scuole residenziali», «di fronte a questo male che indigna, la Chiesa si inginocchia dinanzi a Dio e implora il perdono per i peccati dei suoi figli. Vorrei ribadirlo con vergogna e chiarezza: chiedo perdono per il male commesso da tanti cristiani contro le popolazioni indigene».
Mentre il Papa parla giustamente di vergogna, intorno a lui si compie ancora qualcosa di vergognoso: le sue parole non vengono raccolte, non se ne dà notizia. Le trovo nelle pagine del Manifesto, ma credo che pochissimi le leggeranno. La stampa continua ad essere complice, continua a nascondere, come nasconde la condanna senza giudizio inflitta a Julian Assange e la condanna che sta scontando Leonard Peltier, nativo americano, generoso e coraggioso difensore dei diritti umani, detenuto da 46 anni nelle carceri statunitensi.
I popoli indigeni chiedono l’apertura degli archivi ecclesiastici per conoscere quello che è avvenuto nelle scuole residenziali e che sia fatta giustizia nei confronti dei preti abusatori sopravvissuti. Da come agiranno le autorità cattoliche su questi punti si capirà la reale portata delle scuse del papa. [Il Manifesto]
Le parole del Papa sono forti e chiare, pronunciate davanti a persone che portano nella loro carne i segni degli orrori subiti, ma guardate in che modo la notizia viene riportata nel sito di RaiNews: "pellegrinaggio penitenziale... meditazione... cammino di riconciliazione e di guarigione che presuppone la conoscenza storica, l'ascolto dei
sopravvissuti, la presa di coscienza e soprattutto la conversione, il
cambiamento di mentalità". Di cosa stanno parlando è impossibile capire. Molti penseranno al generale Custer che dava l'assalto alle tende dei Cheyenne. Sarà di quello che il Papa è andato a scusarsi? Sarà tutta una montatura, un complotto organizzato dai nativi, come sostiene il Prof. Rouillard? Sarà per quello che molti cattolici lo rifiutano e lo considerano alla stregua di un usurpatore?
* * *
Abbiamo atteso e sperato per anni in una Chiesa capace di tralasciare i riti e le formule per tornare ai valori autentici del cristianesimo. Ne vedemmo i primi segnali nel pontificato di Papa Giovanni XXIII° che viene ricordato con l'appellativo di "papa buono", come se gli altri non lo fossero. Ora c'è un uomo colto e saggio, un gesuita che ha scelto il nome del fraticello di Assisi. Sembra di essere prossimi agli auspici di Pier Paolo Pasolini.
Nel suo articolo del 6 ottobre 1974 (inserito nella raccolta degli Scritti Corsari) Pasolini parlava di "nuove prospettive storiche" e immaginava una Chiesa disposta a donare a Cinecittà la sua grande scenografia folcloristica, liberandosi così del "ciarpame di stole e gabbane, di flabelli e sedie gestatorie". Pasolini avrebbe voluto un Papa in abiti borghesi che andasse a sistemarsi "in qualche scantinato di Tormarancio o del Tuscolano, non lontano dalle catacombe di San Damiano e di di Santa Priscilla".
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