12 agosto 2026

I bisticci nel campo largo

Nel triste scenario politico che pessime leggi elettorali e un pessimo can-can mediatico hanno ridotto ad un testa e croce tra alleanza di centro-destra e alleanza di centro-sinistra si tende a definire quest'ultima come "Campo Largo". In realtà non è un campo, né stretto, né largo, è solo quella coalizione che ha sostenuto il governo Conte 2 per poco più di un anno, l'anno che fu segnato dalla pandemia del covid-19.
Dire campo-largo è solo un modo per deridere e degradare. Ma non basta. Per scongiurare il rischio di una nuova convergenza tra M5S e PD bisogna istigare al litigio permanente per futili motivi.  E' la solita vecchia strategia del "divide et impera". 

A questo giorco partecipano un po' tutti: le TV e i giornali di destra (che sono preponderanti), gli intellettuali di sinistra che lo fanno col buon intento di fornire una critica stimolante e costruttiva, ma chi lo fa meglio di tutti e con malcelata ferocia sono testate apparentemente indipendenti come Dagospia e Linkiesta.  
Il noto blog di Roberto D'Agostino, apparentemente libertario e gossipparo, ha un tale odio per la sinistra che invece di campolargo usa un ferale "camposanto".  

Il can-can mediatico è tale che decidere di votare a sinistra deve diventare qualcosa di anacronistico, quasi balzano.

Vediamo qualche esempio. Recentamente i vertici di PD-M5S e AVS hanno approvato una risoluzione comune in cui si concorda che:

"occorre superare il piano di riarmo degli eserciti nazionali", occorre quindi riconsiderare gli impegni di spesa "garantendo in ogni caso che la spesa sia esclusivamente indirizzata al contrasto della povertà assoluta, al finanziamento della sanità pubblica, al sostegno delle famiglie e delle imprese colpite dalla crisi energetica e alla diminuzione della dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili, in particolare attraverso investimenti in fonti pulite, reti e infrastrutture energetiche".
Ai camposantisti questa roba qui non piace. Se a sinistra sono già tutti d'accordo sul sostegno alla sanità pubblica, alla scuola pubblica, agli stipendi dignitosi, all'ambiente pulito... e se ora si mettono d'accordo pure sulla risposta da dare a Trump e ai militaristi dell'UE è l'inizio di un vero programma comune che molta gente potrebbe apprezzare. I camposantisti devono sparare fango e nessuno riesce a farlo meglio di Dagospia. 

Nel suo velenoso articolo del 2 agosto D'Ago esordisce in  modo molto chiaro: 

"Caro Giuseppe Conte... ma perché non te ne vai a fare in culo?!"

L'articolo si dilunga sulle malefatte di Giuseppi - Peppiniello - Ras-Putin, il turpe trasformista assetato di potere. 
Roberto D'Agostino ci spiega che il trasformismo di Conte si vede dal fatto che insiste sempre sullo stesso punto: il riarmo che a lui non va bene. Ma come si permette?!?
Sul contrasto al riarmo AVS è perfettamente d'accordo e anche la Schlein con almeno mezzo PD. E visto che la nostra Costituzione esprime un totale "ripudio" per la guerra, l'opinione non dovrebbe destare troppo stupore, ma i camposantisti non riescono a digerirla l'idea che ci sia qualcuno che rifiuta la militarizzazione, per loro è incomprensibile: da quando l'Italia ripudia la guerra? 

Tra gli influencer di destra (ma non diranno mai di essere di destra) non mancano predicatori con rosari e crocifissi che spiegano ai devoti che Gesù non era "buonista", non ha mai predicato la pace, insegnava che il prossimo da amare è solo il connazionale e disse chiaramente che alla pace preferiva la guerra. Qui non metterò alcun link perché non voglio aumentare la visibilità di questi fomentatori di odio, ma ce ne sono vari, dal sedicente profeta ghibellino, "voce che grida nel deserto", al professore di teologia che parla dal suo studio pieno di libri.   

Il  PD, nato dalla fusione tra ex-comunisti ed ex-democristiani, contiene varie anime compresa quella conformista e conservatrice che sicuramente non è di sinistra e forse nemmeno di centro. Si fanno chiamare "riformisti", dicono le stesse cose di Renzi e Calenda, non si capisce perché non abbiano traslocato altrove come fece subito Cottarelli all'inaspettato arrivo di Elly Schlein alla segreteria e un po' tardivamente anche Pina Picierno. Ma ovviamente D'Agostino, come tutti quelli di destra, non pensa ai riformisti come una semplice corrente del PD, per lui i riformisti sono gli unici ad avere ragione. Sanno bene che, qualora un programma di sinistra sarà presentato agli italiani, sarà inevitabilmente orientato al sociale, al potenziamento del welfare-state, alle tutele del lavoro e (non serve neanche dirlo) a soluzioni pacifiche delle controversie internazionali. E se il PD dovesse accettare tutto questo l'opera di Gentiloni, di Renzi, di Letta e di tanti altri infiltrati che arrivarono ai vertici del partito sarebbe vanificata. 

Per scongiurare una svolta a sinistra del PD Dagospia sciorina ogni giorno tutta la solita fanfara mediatica per cui Schlein non è la segretaria del PD, è solo una gruppettara (uso l'epiteto più gentile tra i tanti troppo insultanti),  dovrebbe imparare da Prodi, da Gentiloni, da Mario Draghi e da Confindustria. Sì, è scritto proprio così: Confindustria, quelli che chiedono sussidi solo per i ricchi. Schlein non dovrebbe fidarsi del suo "circolo del cucito" (?), ecco, magari D'Agostino potrebbe suggerirle anche di chiedere buoni consigli a Letizia Moratti e Daniela Santanché che di sicuro non si dilettano nel cucito, allora sì che Schlein diventarebbe una buona alternativa da proporre agli italiani che non votano più.

In questo scenario ora è apparso anche Beppe Grillo il quale vede in Conte "il simbolo del trasformismo all’italiana, quell’insopportabile brama di potere che rovina la politica". 
Cioè Grillo la pensa esattamente come D'Agostino. 
Secondo Francesco Merlo (La Repubblica) BeppeMao avrebbe preso a chiamare esponenti del Pd per suggerire loro di non sostenere Conte come Premier. Sembra un paradosso, ma è pur vero che nel PD ci sono vecchie volpi come Bettini favorevoli ad un ritorno di Conte a Palazzo Chigi.  Per seminare zizzania non basta un Beppe Grillo che arriva a rompere le uova nel paniere dei Cinque Stelle, non basta neanche un Di Battista che cercherà di rubare e disperdere un po' dei loro voti, bisogna lacerare da dentro anche il già variegato PD ed ecco apparire interviste a Zanda e a Gori, concordi nell'attacco concentrico a  Elly Schlein. Uno l'accusa di non capire che la guerra non si fa con le cerbottane, ci vogliono i miliardi, e l'altro, ex stratega di Mediaset, le ricorda che il riarmo è una scelta obbligatoria, "ce lo chiede l'Europa". 

Non avendo fango per accusare sul piano personale gli esponenti di PD, M5S e AVS di malefatte che non ci sono (vogliamo forse parlare di Ilaria Salis che ha licenziato due collaboratori? sì, forse ha sbagliato, ma di crimini più gravi a sinistra non se ne vedono) l'unica via è quella di alimentare contrasti personali e parlare continuamente  di un campo-largo dove tutti litigano su tutto. L'obiettivo è quello di bruciare "il camaleonte con la pochette" e nello stesso tempo buttar via anche la gruppettara piddina con tutta "l'accozzaglia di teste di cocco". Questo aprirebbe finalmente la strada a un "federatore", cioè qualcuno al di sopra delle "pochette" e delle "teste di cocco", in parole più semplici qualcuno che sia autenticamente di destra (non solo un pochino, com'era l'andreottiano Prodi, il verdiniano Renzi, il nipote Letta e il conte Gentiloni…) no, no, adesso per competere con Meloni e Vannacci ci vuole proprio uno di destra-destra ed ecco che spunta il nome del superpoliziotto Franco Gabrielli. 

Avete qualcosa di dire? non è stato un bravo prefetto? non ha saputo dirigere la Polizia di Stato? non è anche esperto di Servizi Segreti di cui ha già avuto la direzione? Sembra il candidato perfetto: sobrio, onesto, competente e soprattutto "di alto profilo". 
Sono le stesse parole usate per glorificare Mario Monti e poi Mario Draghi. Ad esaltare le "competenze" ritroviamo ancora il solito Beppe Grillo col suo lungo trattato di "politica evolutiva" in cui sciorina competenze, capacità, competizione tecnologica... 

Il neo-liberismo non riesce a spostare gli equilibri economici e istituzionali a favore dei ricchi e a discapito dei poveri senza scantonare dalla dialettica destra/sinistra per puntare su valori apparentemente a-politici: competenze, meritocrazia, efficienza, ecc. 

Dal 1993 l'Italia è governata da forze politiche di destra con un'alternanza tra il finto liberalismo alla Berlusconi e un finto neutralismo post-democristiano (Prodi, Gentiloni, Letta, Renzi a cui aggiungerei anche Conte, moroteo) e un diverso neutralismo tecnico di Monti e Draghi. 

Di sinistra non s'è vista mai neanche una vaga sembianza, però ogni volta che qualcuno prova a criticare le riforme approvate dalla destra, almeno le più devastanti, c'è sempre un'alzata di scudi: "l'aveva fatto anche la sinistra quando al governo c'erano loro". Cioè quando? 

Come diceva Gianni Agnelli: il modo migliore per fare politiche di destra è farlo fare a quacuno che gode del sostegno dei partiti di sinistra. Eh sì, altrimenti la sinistra dei sindacati, dei gruppettari e dei lavoratori si mette di traverso, poi perde lo stesso, però son casini. I sobri, competenti e neutrali non vogliono casini.

Dopo il super-bocconiano col loden e il super-banchiere, adesso ci vorrebbero proporre il super-poliziotto come nuovo uomo della provvidenza. Dagospia ci dice che Franco Gabrielli piace a Spatafora (ex Ministro 5Stelle poi passato al seguito di Di Maio - "Insieme per il futuro"), piace a Raffaella Paita (Italia Viva), piace a quelli de Il Foglio, ai riformisti del  Riformista e perfino a Vanity Fair... cosa volete di più? 

Qui non si tratta di giudicare il "poliziotto tranquillo", che forse è davvero un bravo poliziotto, forse quella brutta polemica col dottor Enrico Zucca è stato solo uno scivolone. Occorre piuttosto ristabilire cos'è la politica. Anche se ormai l'abbiamo ridotta aun banale testa e croce tra destra e sinistra, dobbiamo pur avere una sinistra in cui qualcosa di sinistra (anche poco) ci sia davvero. 
I cittadini non possono essere posti davanti alla scelta tra una destra neofascista (razzista e antidemocratica) e una destra civile (della sobrietà e della competenza).  
I candidati del centro-sinistra lasciamoli scegliere a loro, senza il placet di Confindustria, di Mediaset, di TeleMeloni, di Urbano Cairo ed altri che sono allergici alla sinistra di qualsiasi tipo. 

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