"Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
Art. 67 Cost.
E' un principio fondamentale della democrazia rappresentativa: i parlamentari sono responsabili davanti a tutti i cittadini e non solo davanti ai loro elettori, la cui identità è coperta dalla segretezza del voto. Quindi il mandato elettorale non genera alcun obbligo dell'eletto nei confronti del partito o dello schieramento nel quale era candidato. Il parlamentare può cambiare opinione e può anche cambiare il gruppo politico di appartenenza senza decadere dalla funzione. Questo può sembrare un paradosso perché consente all'eletto di abusare della fiducia ottenuta. Eppure senza questa libertà politica degli eletti la democrazia sarebbe ingabbiata nelle promesse elettorali e non potrebbe affrontare in modo adeguato la dialettica politica e i cambiamenti della realtà. Il vincolo di mandato esiste solo in Portogallo, Panama, Bangladesh e India. In tutti gli altri paesi democratici la libertà del parlamentare è ammessa.
La libertà di parlamentare
L'assenza di un mandato vincolante (cioè di indicazioni obbligatorie per gli eletti) consente al Parlamento di 'parlamentare'. La volontà legislativa si elabora attraverso la discussione. Le scelte scaturiscono dal libero confronto tra le diverse opinioni.
Nel Parlamento tutti i cittadini devono essere rappresentati e la legge deve nascere dall'equilibrio tra i diversi interessi. Non dalla prevalenza di alcuni interessi su altri. Se ogni deputato o senatore fosse vincolato ai propri elettori o al proprio partito e di conseguenza gli fosse impedito di cambiare opinione durante la discussione o gli fosse vietato di modificare la propria posizione e di votare a favore di proposte di legge diverse da quelle inizialmente sostenute, tutta la discussione diventerebbe inutile. Il partito di maggioranza avrebbe la certezza matematica di poter imporre qualunque decisione alle minoranze. Lo stesso Parlamento diventerebbe inutile perché sarebbe solo un luogo dove vengono ratificate le decisioni del partito di maggioranza. La democrazia si trasformerebbe così in una "dittatura della maggioranza".
E' vero che in democrazia vige il principio di maggioranza per ogni decisione, ma la democrazia è tale solo se le minoranze sono presenti, garantite e ascoltate. In democrazia deve essere sempre possibile per il popolo trasformare una minoranza in maggioranza. Senza alternanze al potere la democrazia diventa un regime. Ma nessuna alternanza è possibile se le minoranze vengono private della possibilità di indurre cambiamenti.
Il ribaltone
Negli anni culturalmente dominati dal "berlusconismo" ci sono stati frequenti cambi di casacca accompagnati da polemiche tendenti a ridurre la funzione del Parlamento, cuore pulsante della democrazia:
- la polemica sul "ribaltone", iniziata dopo la sfiducia della Lega Nord al primo governo Berlusconi, si fondava sull'idea che il parlamentare eletto in uno schieramento politico non possa cambiare opinione per dare il proprio sostegno ad una nuova maggioranza;
- la polemica sul "ribaltone" mostra tutta la sua assurdità quando si afferma che il passaggio in senso contrario (abbandono di un gruppo di opposizione per dare sostegno alla maggioranza in difficoltà) sarebbe legittimo e addirittura segnale di "responsabilità" politica;
- l'11 marzo 2009 Berlusconi arrivò a proporre di far votare solo i capigruppo, azzerando il ruolo del singolo parlamentare;
Il vero obiettivo di queste argomentazioni era ben visibile nella riforma costituzionale del 2003 (bocciata da un referendum) che rafforzava i poteri del governo arrivando quasi a rovesciare il rapporto di controllo rispetto al Parlamento.
La revoca del mandato
Credo che il principio stabilito nell'art.67 Cost. debba essere difeso e riaffermato: i parlamentari rispondono tutti di fronte al popolo e non sono semplici pedine dei partiti. Per evitare gli abusi di voltagabbana o casi di vera corruzione si potrebbe introdurre un sistema di revoca del mandato (recall). Ce lo spiega il prof. Fabrizio Tonello, docente di Scienza Politica, richiamandosi ad un modello americano. Su richiesta di un certo numero di elettori si potrebbe aprire una consultazione locale con la quale i cittadini possono "revocare il mandato" di un parlamentare. In caso di revoca il seggio sarebbe attribuito al primo dei non eletti dello stesso partito.
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